Non c’è cosa più divina

Precedenti autorevoli che scagionano chi guarda il culetto alla figlia del fratello della madre (et similia).

Charlie il verme

Charlie ci pensava spesso, a come si fa a scegliere una donna, da quando aveva smesso d’essere un ragazzino con le guance rosse e i vasetti di glicine in mano e s’era fatto un ometto che aveva girato il mondo in brigantino.

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Mmmh, magico Lytton

Sì, signora, ero gay. Ma adesso sto con lei, con Dora, Dora Carrington, pittrice e donna di mondo, sto scrivendo un libro che s’intitola Eminent Victorians, io faccio le biografie, sa signora, l’ultima cosa di cui ho bisogno sono i bulletti che mi danno del culattone.

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E=mc²

Scrisse su un foglietto Elsa è mia cugina non una, ma due volte. Una cugina al quadrato, quindi. Albertle, dovreste saperlo, era uno che gli piacevano, oltre alle cugine, gl’acronimi: E=mc², scarabocchiò. E niente, gl’era sembrato che il mondo intero gli si scoperchiasse in testa, quel giorno.

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‘Apò, Po(e)

Non c’è cosa più divina, l’avrai sentito rimbombare nelle cervici più e più volte, è il sempiterno motto che campeggia sullo scatolone nel quale riponiamo i pensieri discretamente distorti che lambiscono le grazie delle figlie di sorelle e fratelli di madri e padri.

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