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	<title>Finzioni &#187; Fuori Collana</title>
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	<description>Progetto di lettura creativa</description>
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		<title>Da una narrativa lineare ad una narrativa d&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>

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		<description><![CDATA[In una narrazione tradizionale lo scrittore si pone di fronte al suo ipotetico lettore per raccontargli qualcosa: una storia, una fabula, un'avventura. Per quanto lo scrittore possa mescolare le carte, questa narrazione avrà generalmente una struttura lineare, con un inizio, uno svolgimento ed una fine.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="narrativa Da una narrativa lineare ad una narrativa dambiente" title="narrativa" width="590" height="395" class="alignnone size-full wp-image-2163" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/narrativa.jpg" /></p>
<p style="text-align: right; "><span style="font-size: smaller; ">Photo credit&nbsp;</span><a href="http://www.flickr.com/photos/visualpanic/"><span style="font-size: smaller; ">http://www.flickr.com/photos/visualpanic/</span></a></p>
<p>In una narrazione tradizionale lo scrittore si pone di fronte al suo ipotetico lettore per raccontargli qualcosa: una storia, una fabula, un&#8217;avventura. Per quanto lo scrittore possa mescolare le carte, questa narrazione avr&agrave; generalmente una struttura lineare, con un inizio, uno svolgimento ed una fine. Anche se i piani temporali o i luoghi in cui si svolgono i fatti possono venire mescolati, interrotti, o nascosti, una volta che il lettore avr&agrave; /svolto/ gli enigmi retorici messi in atto dallo scrittore, si ritrover&agrave; ad avere un impianto narrativo lineare con il quale lo scrittore affabula colui che legge con la sua storia.</p>
<p>Con la collana delle Polistorie di quintadicopertina abbiamo voluto invece creare un luogo di costruzione di narrativa atomica, dove la narrazione si frammenta in una serie di atomi tra di loro interconnessi, dando la possibilit&agrave; al lettore di viaggiare all&#8217;interno degli atomi stessi e quindi della storia.</p>
<p>Questo -a livello di scrittura- pu&ograve; dare l&#8217;avvio a strutture narrative abbastanza diversificate e complesse.&nbsp;Da un lato pu&ograve; continuare ad esistere una struttura relativamente lineare, ovvero con un inizio, diversi svolgimenti che si raccordano di tanto in tanto per arrivare comunque ad una fine comune. La navigazione per atomi &egrave; controllata e permette allo scrittore di dare a chi legge una continua interazione con gli elementi della storia stessa: luoghi, personaggi, azioni, possono essere &quot;interrogati&quot;, cos&igrave; come avviene in un database, per creare un continuo scambio narrativo con il lettore. Non solo la storia si adatta a seconda delle scelte di chi legge, ma cambiano i rapporti che il lettore pu&ograve; avere con le cose che circondano il protagonista della storia, pur rimanendo sostanzialmente all&#8217;interno di una storia univoca.</p>
<p>Un&#8217;altra possibilit&agrave; &egrave; quella di avere una narrazione che ha un inizio, e di l&igrave; in poi un esplosione a ventaglio. Non solo nessuna storia si raccorda pi&ugrave; con le altre (non necessariamente almeno) ma possono avvenire cose che non potrebbero accadere se tenessimo conto anche degli altri svolgimenti possibili. Un romanzo smette di avere una narrazione lineare, ma diventa un &#8216;ambiente&#8217; in cui si sviluppano, come spore, tutte le diverse possibilit&agrave; dell&#8217;essere romanzo.</p>
<p>Una terza variante a cui sta lavorando un autore di quintadicopertina &egrave; quella di creare una storia lineare, ma con una profondit&agrave; geometrica (non solo &#8216;linea&#8217; quindi, ma anche &#8216;volume&#8217;), che pu&ograve; essere interrogata per addentrarsi, come in una specie di /wikipedia/ letterario, all&#8217;interno del background dei personaggi, scoprire le loro relazioni in un rimando continuo di flashback navigabili e non necessariamente coerenti gli uni con gli altri.</p>
<p>In tutti i casi (e altri ce ne sono ancora) lo scrittore smette di essere l&#8217;affabulatore di una storia, per diventare un costruttore di /ambienti narrativi/, iperromanzi composti di atomi narrativi e di relazioni complesse che diventano, per chi legge, un modo nuovo per costruire un proprio immaginario favolistico, ma dinamico e interattivo.</p>
<p style="text-align: right; "><a href="http://www.quintadicopertina.com/">Fabrizio Venerandi</a></p>
<p>Bibliografia suggerita:<br />
&quot;Locusta Temporis&quot;, Enrico Colombini, quintadicopertina, 2010<br />
&quot;Verr&agrave; H.P. e avr&agrave; i tuoi occhi&quot;, Antonio Koch, quintadicopertina, 2010<br />
&quot;Chi ha ucciso David Crane?&quot;, Fabrizio Venerandi, quintadicopertina, 2010<br />
&quot;Flamel&quot;, Francesco Cordella, autoproduzione in Inform, 2002<br />
&quot;Iperromanzi e romanzi ipertestuali: brevi saggi&quot;, Carlo Cinato ed altri,&nbsp;<a target="_blank" style="color: rgb(42, 93, 176); " href="http://www.parolata.it">http://www.parolata.it</a>, 2008<br />
&quot;Grecia antica&quot;, John Butterfield, David Honigmann e Philip Parker, EL, 1986</p>
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		<title>Siamo cattivissimi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 09:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Pollini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Pollini]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo cattivi. Siamo malevoli. Che disgrazia, volere del male non era nelle nostre prerogative. Eppure una simpatica pagina di Google ci informa del fatto che siamo un sito malevolo. Nonostante qui si parli di libri, nonostante sia Pasqua.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img width="590" height="395" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/c_69756490131840112.jpg" alt="c 69756490131840112 Siamo cattivissimi" class="aligncenter size-full wp-image-1923" title="Siamo cattivissimi" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Fuori Collana / Siamo cattivissimi.</strong></p>
<p><strong>Siamo cattivi. Siamo malevoli. Che disgrazia, volere del male non era nelle nostre prerogative.</strong> Eppure una simpatica pagina di Google ci informa del fatto che siamo un sito malevolo. Nonostante qui si parli di libri, nonostante sia Pasqua.</p>
<p>Proprio a Pasqua <strong>ricorrono i due anni dal </strong><a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=11805&amp;size=A">massacro</a> <strong>di venti studenti in Cina colpevoli di aver manifestato per la libert&agrave; del </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tibet">Tibet</a>. La stessa Cina che poco tempo fa ha dimostrato al mondo che <strong>i sistemi informatici di Google sono <em>relativamente</em> sicuri</strong>. E che in Cina il concetto di libert&agrave; &egrave; relativamente presente, ma di questo non c&#8217;era bisogno, la questione tibetana &egrave; gi&agrave; la loro vergogna, con buona pace del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dalai_Lama">Dalai Lama</a> e delle sue pubblicazioni. Per questo, gli attacchi informatici e non il Tibet, Google se ne va, ovvero smette di &quot;correggere&quot; i risultati in territorio cinese. Poi un servizio offerto da Google ci informa che <em>finzionimagazine.it</em> &egrave; un sito malevolo. <strong>A dire il vero non so tutte queste cose cosa c&#8217;entrino. Fortuna che di internet non ci capisco nulla!</strong></p>
<p>Se fossimo su Voyager tirerei fuori i templari, le piramidi e <strong>qualche isoletta in Sicilia, dove in questa stagione sarebbe bello andare a girare servizi </strong><strong>dicendo che vi &egrave; nato </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shakespeare">Shakespeare</a>. Argomenterei che tutto questo &egrave; collegato con le vicende di cui sopra e con il nostro essere malevoli. Invece siamo su Finzioni, per cui ci teniamo la nostra malevolenza e, in attesa si risolva la questione, <strong>dormiamo bene lo stesso.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Alessandro Pollini</p>
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		<title>iDinner@SteveJob’s</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 10:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Pollini]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Ambu]]></category>

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		<description><![CDATA[No, va beh casa di Steve è bella e questo bisogna dirlo. Anche solo da fuori l’iGarden merita. L’iSofa poi è comodissimo. Per il fatto che sia un bravo ospite invece è ancora tutto da vedere. Solo pochi sono stati invitati a casa di Steve Jobs per la presentazione dell’iPad. Noi siamo tra gli italiani a questo connubio salubre eno/tecnologico circa la prossima trovata del grande S.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="395" width="590" class="alignleft size-full wp-image-1896" title="steve-finzioni-ipad" alt="steve finzioni ipad iDinner@SteveJob’s" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/steve-finzioni-ipad.jpg" /></p>
<p>No, va beh casa di <strong>Steve</strong>  &egrave; bella e questo bisogna dirlo. Anche solo da fuori l&rsquo;<em>iGarden</em> merita.  L&rsquo;<em>iSofa</em> poi &egrave; comodissimo. Per il fatto che sia un bravo ospite invece  &egrave; ancora tutto da vedere. Solo pochi sono stati invitati a casa di  Steve Jobs per la presentazione dell&rsquo;iPad. Noi siamo tra gli italiani  a questo connubio salubre eno/tecnologico circa la prossima trovata  del grande S. Noi e pochi altri, pi&ugrave; una manciata di artisti  internazionali  che passavano di l&igrave;, quella sera. La sparata &egrave; che adesso c&rsquo;&egrave; una  cosa nuova che inizia con i. Che tanto poi la mela il colpo lo fa  sempre,  allora poi di cosa parliamo, ma noi per&ograve; parliamone lo stesso che non  si sa mai. Il grande S ci invita perch&eacute; dice che punti di vista diversi  servono sempre, lo fa con grazia ed educazione, cio&egrave; omette il ruolo  di stereotipo sociale che ci &egrave; toccato e noi pi&ugrave; di tanto non ci si  interroga. Noi ci si siede punto. &nbsp;</p>
<p>Ci spappina le sue slide  in 4d perch&eacute; dobbiamo avere elementi a sufficienza. Per fortuna il  suo stile comunicativo prevede poche parole e molte immagini, perch&eacute;  al terzo negroni sbagliato <strong>Coelho</strong> gi&agrave; canta le <em>canzoni del Cammino</em>  cercando di convincere Steve a passare a Windows Vista. Tanto, a suo  dire, ha le innovazioni di un Mac di dieci anni fa e non si nota la  differenza. Ma torniamo a Steve. Dunque l&rsquo;iPad &egrave; un iPhone, per&ograve;  non telefona, la qual cosa porta una notevole percentuale di senzienti  a&nbsp; simpatizzare con enfasi impetuosa ed incontrollabile. Ma chi  se ne frega tanto che noi si &egrave; qui per altro. Allora il punto &egrave; che  adesso possiamo leggere. Oppure ubriacarci e chiudere <strong>Stefano  Masciarelli</strong>  nell&rsquo;<em>iSauna</em> e poi domani mattina vediamo quanto &egrave; dimagrito questa  volta.&nbsp;</p>
<p>Coelho intanto finisce tutti  i grissini col crudo e asserisce che non lo trova funzionale, certi  aspetti come leccarsi il dito per voltare pagina assumerebbero  proporzioni  indescrivibili per la loro inusitata impraticabilit&agrave;.</p>
<p><strong>Oscar Wilde </strong>arguisce che  con i guanti basta un tocco e si fa anche meno fatica e <strong>Dorian Gray </strong> in digitale e poi e poi. Nessuno si stupisce del fatto che Oscar sia  l&igrave; tra noi, solo Stefano Masciarelli capisce che qualcosa non quadra,  ma &egrave; chiuso nella sauna al piano di sotto e quindi nessuno lo sente.</p>
<p>Allora <strong>Dan</strong> dice che <strong>Langdon</strong>  &egrave; l&rsquo;eroe dell&rsquo;iPad, perch&eacute; lui sa trarre il meglio da ogni dove.  Parliamo ovviamente di <strong>Dan Peterson</strong>. Sembra che abbia progettato l&rsquo;<em>iDan</em>,   per bersi il Lipton Ice Tea senza fili e, cosa non da poco in tempi  di suina, senza virus.</p>
<p><strong>Dorelli</strong> contraddice tutti  con smania swing tanto perch&eacute; il fattore &egrave; ancora un altro, l&rsquo;odore  della carta da sniffare e il contatto con la porosit&agrave; lussuosa del  post pulp. Ma chi l&rsquo;ha invitato a Johnny Dorelli? Avevamo capito che  ci sarebbe stato Johnny Depp e avevamo il cappello del Pirata dei  Caraibi  per farcelo autografare. Vabb&eacute;. Con &rsquo;sta storia del coniglio bianco  non ci capisce pi&ugrave; niente nessuno, c&#8217;&egrave; solo della gran gente che corre.&nbsp;</p>
<p>Allora <strong>Virginia</strong> si rolla  una paglia di tabacco e dice la sua, che tanto &egrave; saggia e c&#8217;ha quel  carisma che fermati: ragazzi stiamo calmi, &egrave; solo un&#8217;alternativa. Che  forse scaricare <em>Marcovaldo</em> da emule ha impedito a scolaresche assetate  di comprarsi il volume? Silenzio. Poi.</p>
<p><strong>Jarry</strong> dice che tutto &egrave; molto  patafisico. Poi Steve Jobs se lo mangia e nessuno si deve preoccupare  del significato di patafisico. Mentre Stefano Masciarelli perde altri  chili Steve Jobs capisce che &egrave; inutile discutere con noi. Accende  l&rsquo;<em>iFire</em>  e beviamo Porto davanti al camino, alimentando il fuoco con tutti gli  appunti che abbiamo preso, tanto dell&rsquo;iPad non ci abbiamo capito nulla  e in ogni caso &egrave; stata una gran serata.</p>
<p style="text-align: right;">di Licia Ambu, Alessandro  Pollini</p>
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		<title>Ciarlatani &#8211; Parte 3/3</title>
		<link>http://www.finzionimagazine.it/fuori-collana/ciarlatani-parte-33/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 09:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mattia Filippini]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciaralatni - Parte 3/3

Il termine positivismo fu usato per la prima volta nel 1824 da Henri de Saint-Simon nell'opera Il catechismo degli industriali, e lo usò per denotare la fiducia accordata al progresso...


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="395" width="590" class="alignnone size-full wp-image-1738" title="ciarlatani3" alt="ciarlatani3 Ciarlatani   Parte 3/3" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/02/ciarlatani3.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Ciarlatani</span><strong> &#8211; Parte 3/3</strong></p>
<div>
<div>
<p>Il termine <em> positivismo</em> fu usato per la prima volta nel 1824 da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henri_de_Saint-Simon" target="_blank">Henri de Saint-Simon</a>  nell&#8217;opera Il catechismo degli industriali, e lo us&ograve; per denotare  la fiducia accordata al progresso e il tentativo di applicare il metodo  scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana.</p>
<p>La parola ciarlatano  deriva invece dal francese <strong><em>charlatan</em></strong>, colui che alle fiere o nelle piazze,  accompagnato da musica, fa meravigliare la gente con le sue ciarle,  e fa s&igrave; che compri cerotti, unguenti e altre panacee. Oppure, secondo  un&#8217;altra definizione, ciarlatano &egrave; colui che esercita illegalmente  la medicina o un&#8217;altra professione, ostentando titoli e pompose apparenze  e vagando tra varie citt&agrave; europee.</p>
<p>In Italia il  fenomeno era piuttosto diffuso, per esempio a Parma nell&#8217;archivio di  stato ci sono i registri che annotano gli spostamenti dei ciarlatani  e in cui si possono leggere le date, i nomi e le motivazioni dei loro  viaggi, 28 settembre 1763 Lazaro Rivalta, Giovanni Rivalta e Giacomo  Brizzolara, tutti della giurisdizione di Compiano, i quali con un orso  e una scimmia si trasferiscono in Germania, 20 novembre 1779 Bartolomeo  Caramatti di Compiano il quale con un compagno va nella Germania, e  in altre parti, facendo vedere un orso e un cane per procacciarsi il  vitto (hanno anche un vitello di nuova specie), <strong>16 aprile 1788 Antonio  Sivelli di Busseto chiede un permesso per far vedere un corpo mostruoso  e animali matematici per quindici giorni</strong>.</p>
<p>Nel 1780, confondendo  concetti fisici, filosofici e spirituali, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franz_Anton_Mesmer" target="_blank">Franz Anton Mesmer</a> fece conoscere  al mondo la sua tesi secondo la quale i corpi celesti eserciterebbero  un influsso sulla salute dell&#8217;uomo. Tutti i processi organici, diceva  Mesmer, sono da attribuire a un fluido vitale che permea l&#8217;universo  intero e le forze magnetiche sono solo una manifestazione di questa  energia. Malattie e disfunzioni sono causate da blocchi, sbilanciamenti  o difficolt&agrave; di scorrimento di questo fluido universale. I numerosi  pazienti che facevano la fila fuori dal laboratorio di Mesmer si sottoponevano  a un procedimento che prevedeva, nel migliore dei casi, l&#8217;essere ricoperti  da calamite. In seguito la tecnica venne affinata con imposizioni di  mani irraggianti energie benefiche, bagni collettivi in grandi tinozze  contenenti acque magnetizzate e induzione di stati di coscienza alterati,  che Mesmer chiamava <em>sonnambulismo artificiale</em>.</p>
<p>Allora mi viene  in mente una cosa che diceva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bertrand_Russell" target="_blank">Bertrand Russell</a>, uno dei pi&ugrave; grandi filosofi  e logici del novecento, a proposito della superstizione e dell&#8217;importanza  del dubitare. Supponiamo, diceva Russell, che tra la Terra e Marte ci  sia una teiera di porcellana che ruota attorno al sole su un&#8217;orbita  ellittica, nessuno potrebbe contraddire questa ipotesi, purch&eacute; si aggiunga  che la teiera &egrave; troppo piccola per essere rivelata anche dal pi&ugrave; potente  dei nostri telescopi. Ecco, mi dico con Russell, la cosa fondamentale  &egrave; essere scettici per non essere plagiati e fraintesi.</p>
<p>Poi, invece,  sul quotidiano di qualche giorno fa, c&#8217;era un articolo in cui si diceva  che in <strong>Malesia un&#8217;insegnante di 57 anni &egrave; stata condannata a due anni  di reclusione per </strong><em><strong>apostasia</strong></em> in quanto appartenente al cosiddetto culto  della teiera, cio&egrave; l&#8217;adorazione di questa grande teiera che sarebbe  il recipiente che usa il creatore, si diceva, per distribuire la sua  benevolenza agli uomini.</p>
</div>
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<p style="text-align: right;"><a target="_blank" href="http://teflonrivista.wordpress.com/">Mattia Filippini</a></p>
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		<title>Ciarlatani &#8211; Parte 2/3</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mattia Filippini]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciarlatani - Parte 2/3

La persistenza della funzione allucinatoria e mistificatoria nel nostro mondo si può esemplificare, secondo me, con l'operato degli pseudo scienziati di fine ottocento che ragionano esattamente in questo modo bipolare...


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="395" width="590" class="alignnone size-full wp-image-1731" title="ciarlatani2" alt="ciarlatani2 Ciarlatani   Parte 2/3" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/03/ciarlatani2.jpg" /></p>
<p><strong>Ciaralatani &#8211; Parte 2/3</strong></p>
<p>La persistenza  della funzione allucinatoria e mistificatoria nel nostro mondo si pu&ograve;  esemplificare, secondo me, con l&#8217;operato degli pseudo scienziati di  fine ottocento che ragionano esattamente in questo modo bipolare, sembra  che abbiano due reparti nel cervello, uno dedicato alla scienza e al  positivismo, l&#8217;altro alla superstizione e alla ciarlataneria. E questi  due reparti non sono propriamente a tenuta stagna, anzi perdono spesso  e volentieri, causando delle pericolose infiltrazioni che rischiano  di far crollare le menti di questi poveri individui e farle arretrare  ad un periodo pre-moderno.</p>
<p>Nel 1893, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Brofferio"><strong>Angelo  Brofferio</strong></a> scrisse un saggio <em><strong>Sullo spiritismo</strong></em> che cominciava con  una epigrafe secondo me bellissima, <em>Dedico questo libro ai vecchi spiritisti,  che non hanno avuto paura del ridicolo</em>. Nella prefazione si legge che  lo stesso Brofferio in un primo momento compativa lo spiritismo, una  superstizione fermentata sull&#8217;ignoranza delle leggi scientifiche, lo  definiva. Ma poi, ammette lui stesso, studiando meglio il magnetismo  e la telepatia, discipline onorevoli, ha perso il senso comune e ha  abbracciato la sacrosanta causa degli spiritisti.</p>
<p>Folli, li chiamavano, <strong> Cialtroni</strong>, gli urlavano per strada. Eppure tutti i giorni gli spiritisti  si mettevano davanti al loro tavolino per delle ore fino a sudare, cercando  la concentrazione massima per evocare gli spiriti, per trovare il linguaggio  con cui rivolgere le giuste domande ed ottenere risposte dai trapassati.</p>
<p>Un omicidio,  un incendio, uno scontro ferroviario, un naufragio, dicevano gli spiritisti  ai loro detrattori, son fatti che si ripetono, che si leggono tutti  i giorni sulle gazzette, eppure &egrave; probabile che non se ne veda mai  nessuno durante l&#8217;intero corso della propria vita. Si fa voto di crederci  senza vederne. Lo stesso vale anche con l&#8217;idea che sta alla base dello  spiritismo: bisogna andare incontro all&#8217;insufficienza del mondo, al  concetto che comunemente si ha della realt&agrave;.</p>
<p>Anche <a href="http://www.finzionimagazine.it/fuori-collana/ciarlatani-parte-13/">Lombroso</a>,  uomo facilmente suggestionabile, ader&igrave; alla causa dello spiritismo  spinto dai fatti, dopo essere stato a lungo critico in materia. A convincere  Lombroso fu l&#8217;incontro con <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eusapia_Palladino">Eusapia Palladino</a>, la medium napoletana famosa  per i grandiosi fenomeni fisici che era in grado di produrre mentre  era in trance durante le sedute. Essa creava&nbsp; rumori, venti freddi,  mani invisibili che toccavano i presenti e addirittura sollevavano la  medium con la sedia e la depositavano sul tavolo, oggetti che volavano  nell&#8217;aria, levitazione di grossi mobili a tre metri di distanza dalla  medium, impronta su argilla della mano della medium a qualche metro  di distanza, apparizione di fantasmi. Lombroso divenne uno dei suoi  pi&ugrave; grandi ammiratori, dimenticandosi in un baleno del positivismo  e del metodo scientifico.</p>
<p style="text-align: right;"><a target="_blank" href="http://teflonrivista.wordpress.com/">Mattia Filippini</a></p>
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		<title>Ciarlatani &#8211; Parte 1/3</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mattia Filippini]]></category>
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		<description><![CDATA[Fuori Collana - Ciarlatani 1/3

Nel 1891, Cesare Lombroso, misurando crani, confrontando orecchie e calcolando pelosità, si spinse a teorizzare che tra gli animali e gli scaricatori di porto ci fosse una specie di parentela dovuta soprattutto alla gibbosità...


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="590" height="395" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2010/02/ciarlatani1.jpg" alt="ciarlatani1 Ciarlatani   Parte 1/3" title="ciarlatani1" class="alignnone size-full wp-image-1725" /></p>
<p><strong>Fuori Collana &#8211; Ciarlatani 1/3</strong></p>
<p>Nel 1891, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso">Cesare  Lombroso</a>, misurando crani, confrontando orecchie e calcolando  pelosit&agrave;, si spinse a teorizzare che tra gli animali e gli scaricatori  di porto ci fosse una specie di parentela dovuta soprattutto alla gibbosit&agrave;.  Subito dopo, con il suo sodale Filippo Cougnet, scrisse un saggio dal  titolo bellissimo di <em><strong>Studi sui segni professionali dei facchini e  sui lipomi delle Ottentotte, cammelli e zeb&ugrave;</strong></em>.</p>
<p>Poi, nello  studio su <em><strong>La donna delinquente, la prostituta e la donna normale</strong></em>,  sostenne, in base all&#8217;esame delle foto degli schedari del capo della  polizia parigina, che alcune donne, come i delinquenti, presentano caratteri  distintivi fisici, mentali e congeniti, soprattutto l&#8217;alluce prensile,  che le rendono poco adatte alla maternit&agrave;. Goron, il capo della polizia  parigina, scopr&igrave; poi che, per sbaglio, aveva mandato a Lombroso le  immagini di bottegaie in lista per una licenza, che niente avevano a  che fare con la prostituzione.</p>
<p>A me, a leggere  queste cose, vengono in mente i personaggi descritti da Omero nell&#8217;<em><strong>Iliade</strong></em>  e in particolare il modo in cui vengono analizzati nel famoso saggio  dello psicologo Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e  l&#8217;origine della coscienza.</p>
<p>Si nota, dice <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Jaynes"> Jaynes</a> nell&#8217;introduzione, che Achille, Ettore e compagnia cantante pensano  e agiscono al pari degli schizofrenici, le cui decisioni sono sempre  attribuite a delle specie di allucinazioni uditive, conseguenza diretta  delle molteplici voci degli dei che stanno dentro la loro testa.</p>
<p>Una parte della  testa di Achille, per esempio, compirebbe uno sforzo incredibile di  concentrazione e sarebbe dedicata a mettere in ordine tutto il volere  divino, un&#8217;altra parte, molto pi&ugrave; semplicemente, eseguirebbe invece  quanto da essi ordinato. Gli uomini descritti nell&#8217;epica classica, dunque,  sono delle specie di automi senza volont&agrave; propria. Nonostante nel corso  del saggio si ammetta che questo modello di ragionamento bipolare sia  crollato con il passare del tempo e il formarsi di una coscienza, le  vestigia della mente bicamerale sarebbero ancora presenti nella coscienza  moderna e una delle prove addotte per dimostrarlo sarebbe la persistenza  della funzione allucinatoria e della superstizione nel nostro mondo.</p>
<p style="text-align: right;"><a target="_blank" href="http://teflonrivista.wordpress.com/">Mattia Filippini</a></p>
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		<title>Risultati Oscar delle Case Editrici 2009</title>
		<link>http://www.finzionimagazine.it/fuori-collana/risultati-oscar-delle-case-editrici-2009/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Zuffa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed eccoci qua, alla resa dei conti. Dopo aver passato una nottata a aprire, contare e ricontare schede, noi di Finzioni siamo pronti ad annunciare i vincitori dei prestigiosissimi Oscar delle Case Editrici 2009.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="395" width="590" class="alignnone size-full wp-image-1410" title="oscar-della-letteratura" alt="oscar della letteratura Risultati Oscar delle Case Editrici 2009" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2009/11/oscar-della-letteratura.jpg" /></p>
<p>Prima di tutto ci&ograve; vorremo assegnare la <em><strong>Menzione Speciale Miglior Ufficio Stampa</strong></em> ai nostri amici di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx">Round Robin Edizioni</a>, che attraverso il loro blog (e gli account email della nonna, che tanto non lo usa mai) ci hanno/si sono sommerso/i di numerosi e graditissimi voti. Bravi!</p>
<p>E ora, rullino i tamburi e squillino le trombe, ecco nell&#8217;ordine i vincitori di ogni categoria:</p>
<p><em>Migliore selezione dei titoli:</em> <strong><span style="font-size: medium;">Einaudi</span></strong></p>
<p><em>Migliore grafica di copertina:</em> <strong><span style="font-size: medium;">Einaudi</span></strong></p>
<p><em>Migliore carta, impaginazione ed editing: </em><strong><span style="font-size: medium;">Adelphi</span></strong></p>
<p><em>Miglior rapporto qualit&agrave;/prezzo: </em><strong><span style="font-size: medium;">Feltrinelli</span></strong></p>
<p><em>Migliore casa editrice in generale:</em><strong><span style="font-size: medium;"> Einaudi e Adelphi, <span style="font-size: small;">ex-aequo</span>.<br />
</span></strong></p>
<p>Dunque, un&#8217;Einaudi pigliatutto, Adelphi che fa prevalere la qualit&agrave; del suo prodotto e Feltriinelli, che fa prevalere il nostro portafogli.</p>
<p>Grazie a tutti quelli che hanno partecipato. Vedremo fra un anno se le cose saranno ancora cos&igrave;. E magari metteremo in palio anche un prosciutto.</p>
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		<title>Oscar delle Case Editrici</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 23:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Zuffa]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Cirillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Però si può avere una casa editrice preferita. O almeno una top three. Sta tutto nel pensare agli aspetti che più ci piacciono, in un libro, sia in quanto oggetto fisico che in quanto oggetto culturale. Per questo - e per avere finalmente una dimostrazione empirica delle sue sperequazioni - Finzioni vi propone il sondaggio definitivo: qual è la tua casa editrice preferita. Le categorie saranno 5.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="590" height="395" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/oscar-della-letteratura.jpg" alt="oscar della letteratura Oscar delle Case Editrici" title="oscar-della-letteratura" class="alignnone size-full wp-image-1321" /></p>
<p>Spesso noi di Finzioni abbiamo sostenuto che un grande lettore non pu&ograve; avere un unico autore preferito. E, meno che mai, un libro. Ce ne sono diversi, per varie fasi della vita, per differenti idee che hanno suscitato eccetera. A questo proposito infatti, il buon vecchio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_d%27Aquino" target="_blank">Tommaso D&#8217;Aquino</a> diceva: &quot;guardati dall&#8217;uomo da un solo libro&quot;. E noi ce ne guardiamo bene. Per&ograve; si pu&ograve; avere una casa editrice preferita. O almeno una top three. Sta tutto nel pensare agli aspetti che pi&ugrave; ci piacciono, in un libro, sia in quanto oggetto fisico che in quanto oggetto culturale. Per questo &#8211; e per avere finalmente una dimostrazione empirica delle sue sperequazioni &#8211; Finzioni vi propone il sondaggio definitivo: <a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>qual &egrave; la tua casa editrice preferita</strong></a>.</p>
<p>Le categorie saranno 5:<br />
<a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>Migliore selezione dei titoli;</strong></a><br />
<a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>Migliore grafica di copertina;</strong></a><br />
<a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>Migliore carta, impaginazione ed editing;</strong></a><br />
<a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>Miglior rapporto qualit&agrave; prezzo;</strong></a><br />
<a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/"><strong>Migliore casa editrice in generale.</strong></a></p>
<p>Votate votate! Avete tempo fino a <strong>Domenica 1 Novembre alle 24.00</strong>. Alla fine del sondaggio comunicheremo i risultati sul sito<span style="font-weight: bold;">.</span></p>
<p>E se pensate che Finzioni possa avere un qualche tornaconto da tutto questo sbattimento, siete completamente fuori strada. Evviva la cultura senza secondi fini!</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: large;"><a href="http://www.finzionimagazine.it/oscar-delle-case-editrici/">Andate subito alla pagina del concorso e votate!</a><br />
</span></strong></p>
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		<title>Felinomachìa</title>
		<link>http://www.finzionimagazine.it/fuori-collana/felinomachia/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 10:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Finzioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Collana]]></category>
		<category><![CDATA[Finzioni n 0]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Se i testi si potessero spiegare con altri testi, se l’ermeneutica non avesse bisogno di tutte queste parole, una buona spiegazione a Felinomachìa sarebbe Mezzogiorno di Fuoco, il film. Un’ora e mezza per costruire l’attesa di un Duello Finale che si consuma in due secondi


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La storiaccia di Angie e Mister Buonanotte<br />
</em>di Simone Rossi</p>
<div id="attachment_84" class="wp-caption alignnone" style="width: 600px"><img class="size-full wp-image-84" title="Felinomachìa" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2009/03/felinomachia.jpg" alt="Felinomachìa" width="590" height="395" /><p class="wp-caption-text">Felinomachìa</p></div>
<p>Laura. Laura è alta un metro e mezzo. Ha cinquantaquattro anni. Lavora in una fabbrica dove fanno il gelato: arriva il furgone, si prende il gelato e lo porta ai gelatai, i bambini mangiano il gelato, i gelatai finiscono il gelato, il furgone riparte e torna alla fabbrica dove lavora Laura, che intanto ha fatto altro gelato. Facile. Facile, e alla crema.</p>
<p>Dimentica sempre le luci accese, Laura, e non si trattiene nel mangiare. Sulla gelataia da uno e cinquanta circola una strana voce: dicono che sappia strappare a metà un foglio di carta nel senso dello spessore. Chissà se è vero. Laura ha una figlia della mia età, si chiama Mariangela. Un nome che odia. Tutti la chiamano Angie, come la canzone dei Rolling Stones. Angie non sopporta i Rolling Stones.</p>
<p>Questa è la storia di Angie. Anzi, la Storiaccia di Angie e Mister Buonanotte.  Un po&#8217; sconclusionata. Ve la racconto come me l’hanno raccontata.<br />
Sputa una cicca nel water, ci fa la pipì sopra e poi tira l’acqua. Cicca è il chewing gum. Spesso uno dice cicca e pensa a una sigaretta, o a quel che ne rimane. Le sigarette da noi si chiamano paglie. Comunque Angie si sputa tra le gambe, la cicca fa plic sul bianco della liscia discesa del cesso e lei ci fa la pipì sopra, poi tira l’acqua. Si occupa della sua igiene come meglio crede e si tira su i pantaloni. Hanno bussato due volte, da quando abbiamo iniziato a parlare di gelati.</p>
<p>– Occupato, – dice Angie.</p>
<p>Infila una mano nella borsa e tira fuori un pennarello rosso. Abituata alla puzza, si concede un sospiro. Poi leva il tappo al pennarello, appoggia la punta contro il muro del cesso e, con mano mancina, scrive. La prima delle due ragazze che hanno bussato è entrata nel bagno di fianco: era libero. La seconda ragazza sono io. Il locale ha un bagno per le femmine, e uno per i maschi. Si chiama Magdalene, il locale, ma tutti lo chiamiamo: la Maddalena, come l’evangelica puttanella. Angie esce dal bagno, mi fa un sorriso gentile e va a prendersi una birra senza passare dallo specchio. Entro in bagno. Sul muro c’è una fresca scritta rossa. Incomprensibile.<br />
<span id="more-22"></span><br />
Nel film Taxi Driver, Jodie Foster fa la parte della puttana. Quando incontra un cliente si accende una paglia, dà un tiro e mezzo e la appoggia sul posacenere. «Possiamo stare insieme finché dura la sigaretta», dice. Angie suona il pianoforte, ma dopo tre minuti si stufa. Allora smanetta un po’ con il computer, spinge il tasto Rec e si accende una paglia. Dà un tiro e mezzo, e la appoggia sul posacenere. Poi si siede al pianoforte, e suona. A caso. Muove le mani sui tasti finché dura la paglia, poi si inventa un finale, e spinge il tasto Stop. Il file mister buonanotte.wav finisce su un cd vergine, il cd si veste di plastica morbida e si tuffa nella borsa.</p>
<p>Un mese prima Angie e Mister Buonanotte hanno fatto qualcosa di simile al sesso. Il giorno dopo Mister Buonanotte ha chiamato Angie, le ha fatto un Certo Discorsino e lei ha detto: «Ho capito, ho capito», ma in realtà non aveva capito niente. Aveva solo mal di pancia, e voglia di strappare fogli di carta, come sua madre. Dopo qualche settimana di vento inutile, la rubrica del cellulare di Mister Buonanotte torna a gironzolare dalle parti della lettera A, e parte il messaggio: OH, AVEVI RAGIONE. Quando arriva il messaggio di Mister Buonanotte, Angie si accende una paglia, dà un tiro e mezzo e la appoggia sul posacenere. Poi Angie diventa una specie di Jodie Foster, pensa al collo di Mister Buonanotte, e suona.</p>
<p>CERTO CHE AVEVO RAGIONE. CI VEDIAMO ALLA MADDALENA, STASERA.</p>
<p>– Hai suonato per me. Cazzo, grazie.<br />
– Cazzo, prego.<br />
– Cos’è, non devo dire le parolacce?<br />
– Puoi dire quello che ti pare.<br />
– Ce l’hai ancora con me?<br />
– Lasciamo stare. E comunque non ho suonato per te.<br />
– Ce l’hai ancora con me.<br />
– Lasciamo stare, ti va? Piuttosto: ce l’hai una paglia?<br />
– Una. Ce la smezziamo?<br />
– Vabbè, la scrocco.<br />
– Usciamo fuori.</p>
<p>Fuori dalla Maddalena, Angie mi scrocca una paglia e  raggiunge il suo amichetto.</p>
<p>– Ma perché abbiamo fatto una cosa del genere?<br />
– Perché ci andava.<br />
– Già. Credi che lo rifaremo?<br />
– No. Non credo.<br />
– Però è stato bello.<br />
– Bello, e inutile.<br />
– Come il fumo.<br />
– Questo non vuol dire.<br />
– Come ti è venuta, la mia canzone?<br />
– Non mi tremavano le dita, neanche un po’.<br />
– Questo non vuol dire.<br />
– Ma questa faccia? Perché hai questa faccia, Mister Buonanotte?<br />
<!--more-->Mister Buonanotte di nome fa Carlotta. È una femmina, e le piacciono le femmine. Soprattutto le piace Angie. Non ha capelli, quasi per niente. Sarebbe bionda, e riccia, ma ogni ventotto giorni si concia come la luna piena: specchietto, canotta, macchinetta. Bzzz. Succede spesso che la scambino per un ragazzo, non fateci caso. Un ragazzo magro di 15 anni. Mister Buonanotte è un soprannome nato al caldo, sotto un cielo di stoffa. Ma questi sono fatti loro.</p>
<p>L’utilitaria di Mister Buonanotte è piccola, sporca e piena di benzina. È buio da un po’. Carlotta è sola, tiene il volante e tiene il tempo. Dieci metri più avanti c’è un’altra automobile, più grossa. Dentro sono in due. Uno guida, e parla. L’altro non guida, e non parla. Davanti all’automobile grossa c’è uno scooter, probabilmente. Sì, è uno scooter: senza freccia, lo scooter si butta a sinistra, ma non sta sorpassando nessuno. Nell’altra corsia non c’è un cane. Nella nostra c’è un gatto. Non c’è niente da ridere. Nella nostra corsia c’è un gatto. Il gatto attraversa la strada all’improvviso: è bianco, e sta per morire. Lo scooter si butta a sinistra, e lo schiva. Il tizio che non parlava urla, quell’altro sterza, ma il gatto finisce sotto. Carlotta inchioda. Lo specchietto retrovisore è vuoto, Carlotta accosta, per radio la gente continua a cantare e uno stupido gatto bianco si è appena fatto ammazzare. Carlotta spegne il motore, la radio si spegne da sola. Con una mano davanti alla bocca, Carlotta cammina verso il gatto.</p>
<p>Avrei voluto fare a meno di raccontarvi la storiaccia, ma l’incosciente felino si è buttato nel mezzo.</p>
<p>– Ma la macchina ha tirato dritto? – chiede Angie. Non che la cosa cambi le sorti del gatto.<br />
– Non che la cosa cambi le sorti del gatto, – dice Mister Buonanotte. Comunque, sì: hanno tirato dritto.<br />
– Il gatto, dice Mister Buonanotte, e lo dice con fatica, era mezzo morto.<br />
– Come, mezzo morto? Che schifo.<br />
– Come, che schifo? Mezzo morto, povera bestia, l’hanno preso di striscio. Ma l’hanno preso.</p>
<p>La pancia aperta sul cemento, tanto di quel sangue, dappertutto, e peli schiacciati, sporchi. Le zampe dietro non ci sono più. E la testa: sulla testa la ruota non è passata, e la testa ha gli occhi, gialli, azzurri, spalancati, in bocca si vedono i denti, gialli pure quelli, la bocca si apre, il gatto miagola. Il gatto miagola, lurido, rauco, con una gran voglia di morire.<br />
<!--more-->– Ma che storiaccia è? – dice Angie.<br />
– Sei tu che mi hai chiesto perché ho questa faccia: te lo sto dicendo.<br />
– E tu cos’hai fatto?<br />
– L’ho lasciato lì.<br />
– Come, l’hai lasciato lì?<br />
– Cosa dovevo fare, dargli il colpo di grazia?<br />
– Ma no. Che ne so. Spostarlo?<br />
– Non ce l’ho fatta. Non sapevo da dove prenderlo.<br />
– E l’hai lasciato lì.<br />
– L’ho lasciato lì.<br />
– Ma che storiaccia è?<br />
– Eh.<br />
– Suppongo che cose simili capitino in continuazione.<br />
– Come no, – dice Mister Buonanotte spegnendo la paglia. – Ma almeno uccidetelo, ‘sto povero gatto: va bene l’amore per gli animali, ma per un gatto mezzo morto è meglio morire del tutto, no?<br />
– Possiamo cambiare discorso?<br />
– Sì. Anche se mi sembra che quello che ci dovevamo dire ce lo siamo dette.</p>
<p>Angie sta zitta, sa che la sua amica non sarà più la sua amante ed è dispiaciuta per un gatto che non ha mai conosciuto. Tutt’intorno c’è il solito odore della Maddalena, la gente in fila per il bagno legge gli adesivi sui muri e i bidoni del vetro tintinnano di bottiglie vuote. Da lontano, da dove sono io, le due ragazze sembrano una ragazza e un ragazzo. Un ragazzo di 15 anni, magro. Mister Buonanotte si guarda il piede con cui ha appena spento la paglia e le viene un brivido di freddo. Torno dentro o torno a casa? Torno dentro o torno a casa? Torno a casa. Ancora silenzio, o chiacchiere inutili, che è pure peggio.</p>
<p>– Oh, grazie per il cd.<br />
– Buonanotte, Mister Buonanotte.<br />
– Buonanotte, Angie.</p>
<p>Il gatto è rimasto per strada una settimana, poi una mattina non c’era più. Saranno passati i netturbini, come si diceva negli anni Ottanta. E poi stamattina pioveva. Sono capaci tutti a fare i fenomeni con i gatti morti, con il giubbottino arancione massima visibilità e i guanti. Soprattutto se il gatto è morto da una settimana. Il difficile è reagire quando la fine arriva di striscio. Ho cercato di spiegarlo a Angie, e a voi. Angie non ha capito niente. Voi?</p>
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