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	<title>Finzioni &#187; Recensioni</title>
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	<description>Progetto di lettura creativa</description>
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		<title>Pink Floyd: una storia di fantasmi e vampiri</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 20:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viola Bianchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[feat-libri]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Mari]]></category>
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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/pink-floyd-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="pink floyd" title="pink floyd" style="margin-bottom: 5px;" /></div>Nessun soggetto è troppo ambizioso per Michele Mari, nemmeno i Pink Floyd e la loro Musa Syd Barrett. Ma siamo sicuri che Rosso Floyd parli solo di questo? <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/pink-floyd-una-storia-di-fantasmi-e-vampiri/">Continua a leggere</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/pink-floyd-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="pink floyd" title="pink floyd" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p>&laquo;30 confessioni, 53 testimonianze, 27 lamentazioni (di cui 11 oltremondane), 6 interrogazioni, 3 esortazioni, 15 referti, una rivelazione e una contemplazione&raquo;. Un&rsquo;istruttoria meticolosa e spietata, che non si ferma nemmeno di fronte ai misteri e alle suggestioni pi&ugrave; inquietanti e folli. E qual &egrave; l&rsquo;oggetto di questo resoconto? I Pink Floyd e il loro primo frontman, Syd Barrett, raccontati come mai prima dalla penna raffinata di Michele Mari, nel suo <em>Rosso Floyd</em>.</p>
<p>Che cosa rende tanto straordinaria la musica dei Pink Floyd, eternati come la band pi&ugrave; innovativa e lirica della storia del rock? Non &egrave; forse un sottile senso di follia e inquietudine, una sonorit&agrave; che apre le porte a un&rsquo;altra dimensione? Ebbene, l&rsquo;origine di questo fascino ha un nome: Syd Barrett. Il Diamante Pazzo. Il Pifferaio Magico che trascina tutti a s&eacute; evocando buffi esseri e mostriciattoli. Colui che ha creato i Pink Floyd, ha avuto una (brutta) relazione con l&rsquo;LSD, e infine si &egrave; relegato nello scantinato della casa di famiglia, sepolto anzitempo, proprio quando la sua band prendeva il volo verso l&rsquo;olimpo del rock.</p>
<p>Un lutto non consumato, e quindi non elaborato. Un&rsquo;assenza che segna di pi&ugrave; di una presenza. Perch&eacute; Roger Waters, Nick Mason, Rick Wright, e soprattutto David Gilmour non si sono mai liberati dall&rsquo;influenza di Barrett: il Lunatico continua a sussurrare le sue ispirazioni, a imporre la sua presenza fantasmatica e ossessionante.</p>
<p>Emerge cos&igrave; l&rsquo;aspetto pi&ugrave; oscuro del processo creativo: bench&eacute; escluso dalla band e segregato nella propria casa, Syd Barrett d&agrave; ancora linfa alla musica dei Pink Floyd, una linfa che &egrave; memoria, anima, sangue. Fra di loro si crea un collegamento onirico e sovrannaturale, un flusso di note e visioni allucinate, una simbiosi.</p>
<p>Quindi, in ultima analisi, <em>Rosso Floyd</em> &egrave; un romanzo sui fantasmi e sui vampiri.</p>
<p>Ma ancora pi&ugrave; stupefacente del contenuto &egrave; la forma: un coro di personaggi realmente esistiti, viventi o defunti, oppure inventati, fuoriusciti da canzoni o da libri per bambini, tutti coloro che nella loro vita hanno incrociato, pi&ugrave; o meno tangenzialmente, la personalit&agrave; di Syd Barrett. Un marasma di cui Michele Mari regge le fila tentacolari grazie a una scrittura multiforme: sapiente e sregolata allo stesso tempo. Alcune testimonianze sono contraddittorie, altre appaiono del tutto avulse dalla storia dei Pink Floyd, altre ancora non seguono alcun filo logico, ma proprio questa ambiguit&agrave; e irrazionalit&agrave; rivela in controluce un leitmotiv che si pu&ograve; definire verit&agrave;. Una verit&agrave; molteplice e sfumata, ma appunto per questo sincera e potente.</p>
<p><em>Rosso Floyd</em> &egrave; s&igrave; un&rsquo;indagine travolgente e labirintica sul mito e sull&rsquo;enigma dei Pink Floyd, ma allo stesso tempo &egrave; un romanzo sull&rsquo;arte, sulla memoria, sulla perdita, sulla follia. Godibilissimo anche per chi non abbia mai sentito parlare di questa band, ma attenzione: dopo che l&rsquo;avrete letto non potrete fare a meno di ascoltarli e riascoltarli, con i brividi alla schiena.</p>
<p style="text-align: right">Viola Bianchetti</p>
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		<title>Non girate quella pagina &#8211; Oltre la soglia di Tito Faraci</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Cirillo]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre la soglia]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Faraci]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/10/oltrelasoglia-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="oltrelasoglia" title="oltrelasoglia" style="margin-bottom: 5px;" /></div>Oggi esce il nuovo libro di Tito Faraci, autore di fumetti e di mille altre cose. Tito Faraci è un caro amico di Finzioni e, per rendere omaggio alla nostra amicizia, vi presentiamo una recensione del libro che però parla di tutt'altro. <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/non-girate-quella-pagina-oltre-la-soglia-di-tito-faraci/">Continua a leggere</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/10/oltrelasoglia-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="oltrelasoglia" title="oltrelasoglia" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p style="text-align: right; "><span style="font-size:9px;">Photo credit: <a href="http://www.rossellarasulo.it">Rossella Rasulo</a> (<a href="http://www.flickr.com/photos/ninna_r/">flickr</a>)</span></p>
<p><em>Oggi esce il nuovo libro di <a href="http://www.twitter.com/titofaraci">Tito Faraci</a>, autore di fumetti e di mille altre cose. Tito Faraci &egrave; un caro amico di Finzioni e, per rendere omaggio alla nostra amicizia, vi presentiamo una recensione del libro che per&ograve; parla di tutt&#39;altro.</em></p>
<p>Sono sempre stato affascinato dalle cose che succedono all&#39;impersonale, come quando&nbsp;<em>piove </em>(<a href="http://simone-rossi.it/">qualcuno</a>&nbsp;ci ha anche scritto una tesi, sullo scrivere all&#39;impersonale, ma questa &egrave; un&#39;altra storia). Ne sono affascinato perch&eacute; in realt&agrave; sono un inganno pronominale, una fregatura: non &egrave; che piove e basta, la pioggia non <em>accade </em>semplicemente, c&#39;&egrave; tutta una preparazione dietro che si studia nei sussidiari delle medie. Ma nonostante questo, <em>il pleut</em>, piove. E basta.</p>
<p>Ordunque, visto che <em>Oltre la soglia</em>&nbsp;di Tito Faraci &egrave; un libro per giovani adulti, facciamo i giovani adulti e continuiamo su questa strada parlando di Foucault. Foucault, oltre a un milione di altre cose, ha scritto un libriccino intelligentissimo sul famoso quadro di Magritte &#39;Ceci n&#39;est pas une pipe&#39;. In poche parole, l&#39;idolo di Deleuze sosteneva che Magritte avesse fatto un&#39;operazione di distruzione di un calligramma creato precedentemente. Il calligramma (Apollinaire anyone?) &egrave; una composizione in cui le linee di testo prendono la forma dell&#39;oggetto &#8211; o del concetto &#8211; che stanno illustrando, e, quando lo distruggi, lasci il suo risultato manifesto senza mostrarne la preparazione. Fai succedere le cose all&#39;impersonale, come con la pioggia. E come &#8211; finalmente &#8211; con il libro di Tito Faraci.</p>
<p>Tutti i colpi di scena, e ce ne sono un sacco, <em>accadono</em>. Come la pioggia, come il calligramma distrutto, semplicemente accadono. Col senno di poi, se vai a rileggere, la preparazione la vedi, capisci la logica, ma sempre dopo, quando il fatto &egrave; gi&agrave; accaduto. Troppo tardi. Non so come ti faccia a fregare cos&igrave;, ma ti frega. E questo lo rende un libro da leggere davvero tutto in una volta, perch&eacute; non sai mai cosa ti aspetta dietro la pagina successiva. In un certo senso ti fa venire anche un gran nervoso ma, come diceva Kafka nelle sue lettere, &ldquo;se il libro che leggiamo non ci sveglia come un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?&rdquo;&nbsp;</p>
<p><em>Tito Faraci &#8211; Oltre la soglia. Piemme 2011</em></p>
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		<title>Altre cartoline</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Pennacchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Pennacchio]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/08/alt_pstcrds-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="alt_pstcrds" title="alt_pstcrds" style="margin-bottom: 5px;" /></div>&#160; Circa un mese fa abbiamo proposto alcuni consigli di lettura sotto forma di altrettante cartoline dai morti. Eccone altre tre. I ... <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/altre-cartoline/"> </a> <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/altre-cartoline/">Continua a leggere</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/08/alt_pstcrds-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="alt_pstcrds" title="alt_pstcrds" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p>&nbsp;</p>
<p>Circa un mese fa abbiamo proposto alcuni consigli di lettura sotto forma di altrettante cartoline dai morti. Eccone altre tre.</p>
<p>I &ndash; <em>Venga il tuo regno</em></p>
<p>Ennesima <em>release</em> vollmaniana ed ennesimo mattone che nessuno legger&agrave;. Trattasi del secondo dei <em>Seven Deams</em>: una saga con cui William T. Vollmann intende raccontare la storia del continente nordamericano, a partire dalle lotte tra vichinghi e indiani (cfr. <em>La camicia di ghiaccio</em>) alle odierne guerre per il petrolio. Qui si parla di commercianti francesi e di gesuiti che se la prendono con Uroni e Irochesi. Per la cronaca, negli Stati Uniti il libro &egrave; stato pubblicato nel 1992. Qualcosa in pi&ugrave; (non necessariamente di meglio) su Vollmann lo si pu&ograve; invece trovare sul numero cinque di Finzioni Magazine. Circa la passione dell&rsquo;autore per le prostitute di tutto il mondo, consigliamo invece gli intramontabili <em>Puttane per Gloria</em> (Mondadori, 2000) e <em>Storie di farfalle</em> (Fanucci, 1999).&nbsp;Tradotto da Massimo Bocchiola e Micol Toffanin, <em>Venga il tuo regno</em> &egrave; edito da Alet (pp. 864, euro 22).</p>
<p>II &ndash; <em>Dai cancelli d&rsquo;acciaio</em></p>
<p>Ovvero il secondo romanzo di Gabriele Frasca. Siamo di nuovo a Santa Mira &ndash; cfr. l&rsquo;omonimo romanzo (Cronopio, 2001 e poi LeLettere, 2006) &ndash; e pi&ugrave; precisamente &laquo;nella megadiscoteca Il Cielo della Luna&raquo;. Le paranoie in circolazione, invece, ruotano intorno a una serie di misteriosi dvd commercializzati semi-clandestinamente, a improbabili intrattenimenti videoludici e al Protovangelo di Giovanni. Consigliato ai cultori di Thomas Pynchon e Philip K. Dick &ndash; ai quali Frasca ha dedicato altrove pagine memorabili. Per la cronaca, ne esiste anche la versione in mp3 &ndash; acquistabile al prezzo di dieci euro dal sito dell&rsquo;editore, Luca Sossella. Sempre per la cronaca, lacerti <em>in progress</em> del testo circolavano sotto forma di fascicoli da almeno due anni. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ren_7L-Q-d4">Qui</a> il <em>booktrailer</em>. N.B. A oggi, il migliore romanzo dell&rsquo;anno.</p>
<p>III &ndash; <em>England&rsquo;s Hidden Reverse</em></p>
<p>Saggi e dintorni. &Egrave; in corso di ristampa il libro di David Keenan &ndash; il boss di Volcanic Tongue &ndash; sull&rsquo;industrial esoterico inglese. Insomma Current 93, Coil e Nurse With Wound. Rispetto all&rsquo;edizione originale, datata 2003, contiene un nuovo capitolo su Peter &ldquo;Sleazy&rdquo; Christopherson, fondatore tra l&rsquo;altro dei succitati Coil. Per chi non fosse interessato all&rsquo;argomento, schifasse le musiche in questione o semplicemente volesse tenersi a debita distanza dall&rsquo;incombente messe di pubblicazioni a proposito dell&rsquo;11/9, ri-consigliamo <em>Retromania</em> di Simon Reynolds, di prossima uscita per ISBN. <a href="http://www.sentireascoltare.com/articolo/1425/simon-reynolds-deep-inside-retromania:-il-nuovo-li.html">Qui</a> un&rsquo;intervista al traduttore italiano, <a href="http://retromania-isbn.blogspot.com/">qui</a> invece il blog dedicato al libro.</p>
<p style="text-align: right">Filippo Pennacchio</p>
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		<title>Cartoline dai morti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 08:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Pennacchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Pennacchio]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/08/cdm_21-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="cdm_2" title="cdm_2" style="margin-bottom: 5px;" /></div>&#160; Di questi tempi &#8211; ma a ben vedere &#232; ormai cos&#236; tutto l&#8217;anno &#8211; alle recensioni da tremila battute vengono preferiti ... <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/cartoline-dai-morti/"> </a> <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/cartoline-dai-morti/">Continua a leggere</a>
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<p>Di questi tempi &ndash; ma a ben vedere &egrave; ormai cos&igrave; tutto l&rsquo;anno &ndash; alle recensioni da tremila battute vengono preferiti i consigli per l&rsquo;estate, cio&egrave; i consigli per gli acquisti. Eccone dunque una manciata sotto forma di brevi, suggestive &ndash; si fa per dire &ndash; cartoline balneari.</p>
<p>I</p>
<p>Mentre tra addetti ai lavori e non molto si discute a proposito di TQ &ndash; e mentre la blogosfera ne registra in diretta i quotidiani aggiustamenti &ndash;, <em>Cartoline dai morti</em> di Franco Arminio vince il Premio Stephen Dedalus, sezione Narrativa e Altre scritture. Nel <em>roster </em>degli odierni trenta-quarantenni, d&rsquo;altra parte, a stento Arminio potrebbe rientrare, e non solo per questioni anagrafiche. Nato a Bisaccia nel 1960 e nemico giurato di qualsivoglia globalismo &ndash; &laquo;paesologo&raquo;, si &egrave; in passato autodefinito &ndash;, se ne potrebbe per esempio ricordare la tendenza a raccontare il reale come di sfuggita, a coglierlo per cos&igrave; dire di striscio, oppure la tendenza ad adottare soluzioni narrativamente curiose, spesso ardite &ndash; insomma poco condivisibili. Come qui: centoventotto prose brevi, talvolta brevissime &ndash; cartoline, appunto &ndash;, in cui altrettanti narratori &ndash; i morti di cui al titolo &ndash; raccontano la propria fine: quasi sempre ordinaria e quindi invariabilmente tragica.</p>
<p>II</p>
<p>Lo si accennava&nbsp;pochi mesi fa: Einaudi ha da poco pubblicato <em>La stella di Ratner</em>, romanzo numero quattro di Don DeLillo nonch&eacute; il suo testo &laquo;pi&ugrave; tenace, enigmatico e sotterraneo&raquo;, per dirla con gli editor einaudiani. In effetti, non si &egrave; qui n&eacute; dalle parti dei suoi ultimi lavori &ndash; <em>Cosmopolis</em> piuttosto che <em>Point Omega</em> &ndash;, n&eacute; da quella dei suoi testi pi&ugrave; celebrati &ndash; insomma, niente&nbsp;<em>Underworld</em> o <em>Libra</em>. Piuttosto, procedendo di questo passo, si potrebbe intenderlo come un remix di motivi tratti da <em>White Noise</em> e <em>Great Jones Street</em>, o da <em>Americana</em> e <em>Running Dog</em>. Il che, a conti fatti, &egrave; un modo molto poco elegante di ricapitolare un &amp;frac12; della bibliografia delilliana e di invitarvi ad acquistarne l&rsquo;ennesimo tassello &ndash; pi&ugrave; sotto &egrave; indicato anche il prezzo.</p>
<p>III</p>
<p>Narrativa a parte, sotto l&rsquo;ombrellone quest&#039;anno potrebbe funzionare <em>Marshall McLuhan</em> di Douglas Coupland, ovvero <em>La biografia dell&rsquo;uomo che aveva previsto il futuro, scritta dal profeta dell&rsquo;Internet Generation</em>, o semmai <em>Senti questo</em> di Alex Ross. Il suo libro precedente, <em>Tutto il resto &egrave; rumore</em>, era un breve viaggio &#8211; uhm &#8211; intorno alla musica da camera novecentesca &ndash; classica perlopi&ugrave;. Qui il taglio &egrave; parimenti divulgativo &ndash; <em>pop</em> &ndash;, ma si spazia oltre i confini della classica (contemporanea e non): da Marian Anderson a Brahms sino ad accoppiamenti potenzialmente improbabili &ndash; Sinatra e Cobain, per dirne una, piuttosto che Cecil Taylor e i Sonic Youth. In alternativa, e in attesa di ritrovarne la traduzione italiana al rientro dalle ferie, consigliatissimo anche <em>Retromania</em> di Simon Reynolds. Ovvero, una corposa raccolta di saggi a proposito della mania &ndash; o <em>addiction</em>, come da sottotitolo &ndash; della <em>pop culture</em> rispetto al proprio passato. Un <em>must</em> da spiaggia <em>haunt</em> o <em>hypnagogica</em>, sarebbe a dire.</p>
<p>Ricapitolando:</p>
<p>Franco Arminio, <em>Cartoline dai morti</em>, Roma, Nottetempo, 2010, pp. 144, euro 8</p>
<p>Don DeLillo, <em>La stella di Ratner</em> [trad. it. Matteo Colombo], Torino, Einaudi, 2011, pp. 484, euro 24</p>
<p>Douglas Coupland, <em>Marshall McLuhan</em> [trad. it. Marco Pensante], Milano, ISBN, 2011, pp. 208, euro 19</p>
<p>Alex Ross, <em>Senti questo</em> [trad. it. Andrea Silvestri], Milano, Bompiani, 2011, pp. 588, euro 24</p>
<p>Simon Reynolds, <em>Retromania</em>, New York, Faber and Faber, 2011, pp. 496, euro 18,78</p>
<p style="text-align: right">Filippo Pennacchio</p>
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		<title>Compagni di viaggio: l&#8217;India di Moravia e Pasolini</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 13:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amedeo Policante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/07/pasolini-moravia1-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="pasolini-moravia" title="pasolini-moravia" style="margin-bottom: 5px;" /></div>"L'odore dell'India" e "Un'idea dell'India" due diari di viaggio, di due compagni di strada d'eccezione. Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini; si guarda con gli occhi e si annusa con il naso. <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/compagni-di-viaggio-lindia-di-moravia-e-pasolini/">Continua a leggere</a>
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	(Pier Paolo Pasolini)</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luglio</strong>, mese di viaggi e di fughe, per chi pu&ograve;. Mese di fantasticherie per chi resta a casa sognando orizzonti lontani. Ma che importa? Anche per chi resta, in un modo o nell&rsquo;altro, si apre la dimensione del viaggio, e d&rsquo;estate la citt&agrave; si d&agrave; in un modo nuovo, pur restando sempre la stessa. E&rsquo; a Luglio che entrando nel solito bar di paese trovi il tuo tavolo occupato da una coppia di svedesi in amore e allora anche a te, malinconico essere sedentario, sembra di essere approdato in un posto nuovo, e capita anche che rimastichi quelle quattro parole di inglese che ancora non hai dimenticato. Componenti per un viaggio: uno spazio da percorrere, un tempo per perdersi, un compagno di viaggio. Non serve altro. Non serve certo andare in India. Eppure, a volte, qualcuno ci va.</p>
<p style="text-align: justify">E&rsquo; il 1961. Un aereoporto trafficato e all&rsquo;orizzonte il miraggio di <strong>Bombay</strong>. In mezzo, una strada incandescente che si snoda tra l&rsquo;umanit&agrave; brulicante delle periferie. Su questa strada incomincia il suo viaggio una vecchia Uno Bianca. Seduti sui sedili di pelle rossa ci sono due amici. Uno ha gli occhiali neri, l&rsquo;altro non si &egrave; fatto la barba. Dietro di loro c&rsquo;&egrave; una donna che dorme. Davanti a loro c&rsquo;&egrave; una strada su cui si affastellano cartelli dalle diciture enigmatiche: Aurangabad, Ellora, Delhi, Agra, Gwalior, Orchha, Khajuraho, Varanasi. Sulla giacca di pelle di quello con gli occhiali neri c&rsquo;&egrave; una bruciatura di sigaretta e quello coi capelli bianchi si strofina la mano sui pantaloni. Sono pensierosi, viaggiano senza guardarsi in faccia, rigidi e silenziosi. Uno &egrave; Pier Paolo Pasolini, l&rsquo;altro &egrave; Alberto Moravia. Dietro di loro, la donna che dorme &egrave; Elsa Morante. Tre scrittori in viaggio, ognuno con il suo sguardo sul mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alberto Moravia</strong> ha 54 anni, i capelli bianchi, la stazza del pugile e la testa fine di chi ha fatto dell&rsquo;esistenzialismo un arte. Ha pubblicato <em>Gli Indifferenti</em>, <em>La Ciociara</em> e soprattutto <em>La Noia</em>. Cammina per le strade tenendo le mani giunte dietro la schiena, guarda, analizza, vede. La sera, prima di andare a dormire, programma metodicamente il programma per il giorno successivo. Conosce l&rsquo;Induismo e il Buddismo, parla l&rsquo;inglese, il tedesco e il francese. Studia, osserva, parla con la gente, con Maria Teresa di Calcutta, con il Pandit Nehru e piano, piano, lentamente si forma nella sua testa <em>Un&rsquo;idea dell&rsquo;India</em> che sar&agrave; poi il libro in cui raccoglier&agrave; le note scritte in quelle settimane di viaggio. Moravia non si lascia mai coinvolgere, guarda l&rsquo;India da fuori e ne riporta, pagina dopo pagina, l&rsquo;invincibile alterit&agrave;, l&rsquo;impossibilit&agrave; di ridurre il caos a ragione: &ldquo;<em>L&rsquo;India &egrave; il Paese delle cose incredibili che si guardano tre volte stropicciandosi gli occhi e credendo di avere avuto le traveggole</em>&rdquo;. Moravia non capisce, ma si sforza. E cos&igrave; macina nelle sue note una quantit&agrave; enorme di dati, statistiche, riflessioni sui Vedanta, e conversazioni con le pi&ugrave; disparate personalit&agrave; indiane.</p>
<p style="text-align: justify">Affianco a Moravia cos&igrave; preso nell&rsquo;alto delle sue riflessioni <strong>Pasolini</strong> sembra un nano. Aderente al suolo. Ha 39 anni e il fisico troppo atletico per un&rsquo;intellettuale. Non ha letto molto dell&rsquo;Asia e si aggira tra i banchi di verdura di Benares tastando i pomodori, come fosse al Testaccio. Pi&ugrave; che accumulare elementi per un libro, scodinzola, annusa gli angoli delle strade, si fa distrarre da un gruppo di ragazzini che gioca a pallone. E&rsquo; irrequieto come un cane, sopraffatto dalla mareggiata di odori di quelle strade, che per&ograve; potrebbero essere qualsiasi strada, perch&eacute; gli odori, dopotutto, sono gli stessi in tutto il mondo. &ldquo;Sono le prime ore della mia presenza in India&rdquo; scrive, &ldquo;e non so dominare la bestia assettata chiusa dentro di me, come in una gabbia&rdquo;. E anche se dietro gli odori di quelle strade gli sembra sempre di risentire, quasi uguale, simile ma ora sfuggente, l&rsquo;odore di casa, egli non si d&agrave; tregua.&nbsp; &ldquo;Torniamo a Chattarpur che annotta. Io spero in una di quelle mie belle serate, in cui, mentre Moravia se ne va a dormire, io vado in giro, perdutamente solo, come un segugio dietro le peste dell&rsquo;odore dell&rsquo;India&rdquo;. <em>L&rsquo;odore dell&rsquo;India</em>, &egrave; il risultato di quelle scorribande, fatto di anedotti, di puzze e di storpi, di particolari sui vestiti di Moravia e sul modo di mangiare dei bambini indiani. Non ci troverete praticamente nulla sulla situazione politica Indiana, sulla storia dei Vedanta e sulla loro distanza dalla tradizione filosofica occidentale. Per quello rivolgetevi a Moravia.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 11px">Con Moravia si ha sempre la sensazione di guardare il mondo con il telescopio, e il dettaglio, l&rsquo;aneddoto &egrave; sempre il tassello o il microcosmo di un panorama; con Pasolini guardiamo al microscopio, e si avverte, dietro all&rsquo;osservatore che descrive, l&rsquo;uomo che sente e che riconduce tutto un universo a un particolare minuto e soggettivo. Moravia vede il tutto: l&rsquo;India come un&rsquo;unit&agrave; con un&rsquo;essenza da scoprire e fissare sulla carta; per Pasolini c&rsquo;&egrave; soltanto il piano d&rsquo;immanenza della strada, <em>quell</em>&rsquo;odore, <em>quel</em> viso, <em>quella</em> parola. Una serie di frammenti, di immagini, impermanenti e indimenticabili come l&rsquo;odore. Ed &egrave; per questo che, per uno come me che in India non c&rsquo;&egrave; mai stato, <em>Un&rsquo;idea dell&rsquo;India</em> e <em>L&rsquo;odore dell&rsquo;India</em> parlano pi&ugrave; di come si vive il tempo e lo spazio, quel viaggio quotidiano che ci &egrave; dato di fare: l&rsquo;occhio e l&rsquo;olfatto, la mente e le viscere, la ragione e il fiuto istintivo, la parola e il corpo. E Elsa in tutto questo? Sparisce tra le pieghe dei due libri, appare a tratti &ndash; ma molto di pi&ugrave; nelle pagine dell&rsquo;amico Pasolini, che in quelle del marito Alberto &ndash; la aspetti e non arriva mai. Eppure un amico mi assicurava che anche lei di quel viaggio ha scritto. Non ho mai trovato il libro. Se esiste. Chiss&agrave; quale India, chiss&agrave; quale occhio.</span></p>
<p style="text-align: right"><strong>Amedeo Policante</strong></p>
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		<title>Generosity</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 10:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Pennacchio</dc:creator>
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<p><em>Generosity</em> &ndash; brutto titolo peraltro &ndash; non &egrave; certo il romanzo migliore di Richard Powers. Non un capolavoro, dico, n&eacute; tantomeno un potenziale <em>bestseller</em> destinato a scalare le classifiche. &Egrave; insomma possibile, a dirla tutta, che la sua pubblicazione desti poca (pochissima) attenzione e che a breve venga dimenticato. Perch&eacute;?</p>
<p>A ben vedere, <em>Generosity</em> racconta una storia semplice, tutto sommato lineare e a differenza di <em>The Gold Bug Variations</em>, il testo pi&ugrave; celebrato di Powers, brevemente riassumibile. Thassa Amzwar, giovane donna algerina, frequenta una scuola d&rsquo;arte a Chicago, dove ben presto tutti imparano a conoscerla, per via del suo sempiterno buonumore, come &laquo;Miss Generosity&raquo;. Qualcosa, tuttavia, non quadra &ndash; da dove viene tutta questa felicit&agrave;, quell&rsquo;<em>enhancement</em> di cui al sottotitolo? &ndash; e Thassa viene (giustamente) &quot;accusata&quot; di ipertimia: di essere cio&egrave; soggetta a continue ondate di benessere ed euforia. Va da s&eacute; che il suo nome venga segnalato a un&rsquo;<em>&eacute;quipe</em> di genetisti, i quali la sottoporranno a un&rsquo;interminabile serie di test per decretare, infine, ci&ograve; che dapprincipio il lettore si aspetta: esiste, ed &egrave; ora mappabile, un gruppo di geni responsabili di entusiasmo e felicit&agrave;. Tutto qui, pi&ugrave; o meno, tra consistenti dosi di buonismo e (auto)critica sociale. Insomma, se una ragazza straniera cui hanno ucciso il padre e la madre e che scappa da un paese in guerra &egrave; capace di sorridere 24/7, perch&eacute; noi cinicissimi giovani occidentali siamo perennemente imbronciati? e perch&eacute; dobbiamo temere, o al limite censurare, ci&ograve; che percepiamo tanto distante da noi? Dubbi legittimi, <em>pi&ugrave; che</em> legittimi, forse: per quanto &ndash; a me pare &ndash; un tantino tediosi, se &egrave; vero che il romanzo nordamericano non sta facendo altro che riproporli da almeno una decina d&rsquo;anni: non &egrave; forse la stessa miscela di empatia nei confronti del prossimo e biasimo per l&rsquo;<em>american way of life</em> ad avere decretato lo straordinario successo dei vari Safran Foer, Eggers e Chabon?</p>
<p>E se invece tutto questo tripudio di sentimenti e buoni propositi fosse in realt&agrave; un&rsquo;operazione calcolatissima, frutto cio&egrave; non di un cuore, ma di una mente che ragiona &ndash; o che sa fingere di ragionare &ndash; fin troppo bene? Tanto pi&ugrave; che tecnicamente, per cos&igrave; dire, <em>Generosity</em> dovrebbe essere &ndash; ringraziamo l&rsquo;<em>hipster</em> di turno per l&rsquo;improbabile definizione &ndash; un <a href="http://nplusonemag.com/rise-neuronovel"><em>neuronovel</em></a> o &laquo;romanzo neurologico&raquo;: un testo che cio&egrave; racconta di problemi, risorse e malfunzionamenti della nostra mente &ndash; cfr. per esempio <em>Enduring Love</em> di Ian McEwan piuttosto che <em>Motherless Brooklyn</em> di Jonathan Lethem. Ovvero &ndash; sembra suggerire Powers &ndash;, la mente, e pi&ugrave; in generale la scienza (meglio, discuterne in un romanzo) sono argomenti interessanti, anzi interessantissimi; per&ograve; attenzione, senza esagerare: troppa scienza &ndash; troppa razionalit&agrave; &ndash; potrebbe infine trasformarci in ci&ograve; che forse pi&ugrave; detestiamo, o magari rivelarci qualcosa che, sotto sotto, sappiamo essere <em>vero</em>: chi pi&ugrave; chi meno, siamo tutti giovani borghesucci che taggano come deviante una coetanea ingenuamente (ingiustamente?) felice&hellip;</p>
<p>Insomma, se come il sottoscritto siete un po&rsquo; stanchi di romanzi (troppo) intelligenti potete posticipare la lettura di <em>Generosity</em> &ndash; ma Powers, beninteso, rimane un grande scrittore, e da <em>Tre contadini che vanno a ballare</em> a <em>Il fabbricante di eco</em> ogni suo testo &egrave; vivamente raccomandato. A tutti gli altri, invece, &egrave; ovviamente consigliatissimo: meno traumatico, dopotutto, che immergersi nell&rsquo;ultimo <a href="http://www.aletedizioni.it/catalogo/dettagli.asp?ISBN=978-88-7520-113-5">Vollmann</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Richard Powers, <em>Generosity</em>, New York, Farrar, Straus &amp; Giroux, 2009, pp. 304; trad. it. di Giovanna Granato, <em>Generosity</em>, Milano, Mondadori, 2011, pp. 365, 20 euro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Filippo Pennacchio</p>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Pennacchio</dc:creator>
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<p>Nondimeno, ogni nuovo romanzo del Nostro &egrave; una sorta di <em>ticket</em>&nbsp;per entrare nel museo del postmodernismo <em>made in USA</em>: un&rsquo;ottima occasione, sarebbe a dire, per ripassare gli improbabili caposaldi di una tradizione romanzesca &ndash; epigoni a parte &ndash; oggi ormai estinta. Ma forse anche un&rsquo;opportunit&agrave; per ricordare che una parte cospicua del romanzo americano contemporaneo (e non solo) discende di qui &ndash; dai summenzionati capolavori, dico &ndash;, come si suggeriva tempo fa a proposito di un noto pynchoniano d&rsquo;oggi, Jonathan Lethem. Da dove viene quest&rsquo;aura per cos&igrave; dire leggendaria? Perch&eacute;, insomma, Pynchon &egrave; un classico?</p>
<p>Di preciso, e a differenza di Harold Bloom, non saprei: ma sospetto che la capacit&agrave; di ibridare cultura alta e bassa, di rendere fluida una materia narrativa viceversa densissima, di enciclopedizzare l&rsquo;inenciclopedizzabile e di rendere qualsiasi dettaglio sempre e comunque godibile &ndash; il fatto di essere, in altri termini, un <em>bricoleur</em> smaliziatissimo &ndash; abbiano contribuito non poco alla sua fortuna. E poi &ndash; ci&ograve; che lo rende altra cosa da un discreto numero di colleghi &ndash; la capacit&agrave; di calibrare cerebralit&agrave; e viscere (e forse di scendere anche un po&rsquo; pi&ugrave; in basso). Insomma, anche a tacere delle doti extra-ordinarie dei suoi priapistici eroi maschili, le scene spinte, <em>porno</em>, sono una costante dei suoi romanzi. Per dirne una, si potrebbe imparare qualcosa di vagamente scabroso rileggendo le pagine di <em>Against the Day</em> dedicate al <em>m&eacute;nage &agrave; trois</em> tra Lake, Deuce e Sloat Fresno&hellip;</p>
<p>Ma di che cosa parla <em>Inherent Vice</em>, e perch&eacute; &ndash; sintesi da quattro soldi a parte &ndash; dovreste leggerlo? Di nuovo, non saprei &ndash; d&rsquo;altro canto, nessun testo pynchoniano &egrave; mai per davvero riassumibile. Semmai, cliccate <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bLzpT0_eIBI">qui</a>, magari skippando gli inutili strilli posti in apertura: a spiegarvi un paio di cose, e magari a convincervi, sar&agrave; &ndash; cos&igrave; si dice &ndash; la di Lui voce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Thomas Pynchon, <em>Inherent Vice</em>, New York, Penguin, 2009, pp. 384, 10,49 euro; trad. it. di Massimo Bocchiola, <em>Vizio di forma</em>, Torino, Einaudi, 2011, pp. 472, 20 euro</p>
<p style="text-align: right">Filippo Pennacchio</p>
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		<title>Il George Best del Tagliamento: Calcio, eros e poesia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amedeo Policante</dc:creator>
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	<span style="font-size: 10px">(Ezio Vendrame)</span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come il suo amico <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/recensioni/il-mio-piero-ciampi/"><strong>Piero</strong> &#8211; di cui abbiamo gi&agrave; parlato </a>- anche Ezio &ldquo;aveva tutte le carte in regola per essere un grande artista&rdquo;. Nato nel 1947 a Casarsa &ndash; un posto &ldquo;grigio e popolato a stento da antiquate figure di contadini&rdquo;. Cresciuto in un orfanotrofio &ndash; &ldquo;ma senza essere orfano, erano tempi duri&rdquo;. Trova la sua via di fuga dando calci a un pallone. Quando approda a Vicenza nel &rsquo;71 molti dicono che &egrave; il nuovo Sivori, che al posto dei piedi ha due stradivari. Boniperti lo paragona a Kempes. Per tutti diventa &ldquo;<strong>il George Best del Tagliamento</strong>&rdquo;. Eppure di lui si ricordano soprattutto gesti quasi clowneschi, beffardi, irriverenti. Gesti che mandavano a puttane la seriosit&agrave; di un calcio che proprio in quegli anni diventava industria multi-miliardaria che si prende sul serio. Gesti che facevano impazzire la curva e incazzare i presidenti, come &quot;la sentinella&quot;: saltare a piedi uniti sul pallone per scrutare l&rsquo;orizzonte dalla cima della sfera, con la mano a taglio contro la fronte, magari nel bel mezzo di un contropiede.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1975, la svolta. Vendrame approda al Napoli, e litiga subito con l&rsquo;allenatore. Ostracizzato dalla squadra gli resta un sacco di tempo libero. Passa le domeniche in tribuna cercando di trascinare le ragazzine nei bagni dello spogliatoio. Si ubriaca in giro per le osterie d&#39;Italia. E l&igrave; &egrave; inevitabile che incontri <strong>Piero Ciampi</strong>, il cantautore livornese, anarchico e comunista. &quot;<em>Piero&#8230; &egrave; stata la persona che ha segnato la mia vita, l&#39;ha stravolta, l&#39;ha&#8230; s&igrave;: se gi&agrave; prima mi sentivo un ostaggio del mondo del calcio, dopo la cosa fu ancora pi&ugrave; forte. Piero &egrave; stata la persona che ha dato senso alla mia vita&rdquo;.</em> E qui inizia il bello, il punto in cui eros, calcio e poesia si attorcigliano fino a confondersi, in un&rsquo;Italia un po&rsquo; stracciona in cui queste cose ancora potevano succedere.</p>
<p style="text-align: justify">Come nell&rsquo;autunno del 1976. Vendrame &egrave; stato svenduto dal Napoli al Padova, in serie C.&nbsp; Una domenica gli amici Piero Ciampi e Marcello Micci prendono la macchina da Roma per vederlo giocare. Come al solito sono sbronzi e in ritardo. Quando Vendrame li vede entrare, per l&rsquo;emozione ferma il pallone con le mani e&nbsp; esce dal campo per&nbsp; salutarli. L&rsquo;arbitro quasi lo espelle, ma lui se ne frega. Pi&ugrave; tardi commenter&agrave;: <em><strong>Una partita di calcio &egrave; ben poca cosa di fronte a un poeta</strong>. </em>Oppure nella primavera del 1977. Quando, con la partita bloccata sullo zero a zero, senza nessun motivo apparente, Vendrame si gira di scatto e incomincia a puntare la propria porta. Scarta met&agrave; della sua squadra, supera il portiere, e si ferma a un centimetro dalla linea dell&rsquo;autogol. Poi continua come se niente fosse.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pasolini</strong> diceva che dopo la letteratura e l&#39;eros, il calcio era l&#39;unica cosa in grado di dare emozioni autentiche. Qui abbiamo tutto, confuso in un gran calderone che &egrave; poi quella ribollita che chiamano vita. Perch&egrave; un amico come Piero Ciampi, non bastava mica fermare le partite per salutarlo in tribuna, bisognava amarlo. &ldquo;Certe sere si doveva andarlo cercare, perch&eacute; magari era qualche giorno che non tornava. Lo cercavamo nei luoghi pi&ugrave; assurdi, tra le vie sperdute, o in chiss&agrave; quali posti: poi te lo trovavi seduto su di un marciapiede che beveva dell&rsquo;alcol denaturato, circondato dai topi&rdquo;. E l&igrave;, tra i topi, &#39;mbriaco che di certo non parlava, Piero ancora ti insegnava qualcosa: &ldquo;La definizione che mi diede Piero Ciampi sull&rsquo;<strong>amore</strong> &egrave; capire la sofferenza di chi ti sta vicino. Talmente grande che ho quasi paura a dire di amare qualcuno. Di solito siamo egoisti quando amiamo&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 11px">Da qualche anno Ezio Vendrame allena i giovanissimi della San Vitese, da pi&ugrave; a lungo scrive romanzi e poesie. I suoi romanzi li definisce &ldquo;delle gran marchette&rdquo;, perch&egrave; gli servono solo a metter via dei soldi. Robe tipo <strong>Una vita fuorigioco</strong> (Rizzoli) e <strong>Se mi mandi in tribuna godo</strong> (Biblioteca dell&#39;Immagine). Le sue poesie sono dei tocchi sublimi, dei sombrero finissimi, spesso del tutto inutili, come quelli che faceva in campo. Ma ti fanno divertire. &ldquo;Piedi da brasiliano, testa da anarchico della Rive Gauche&rdquo; cos&igrave; lo ha definito Gianni Mura nell&rsquo;introduzione al suo primo libro di poesie <strong>Senza alcun anticorpo</strong> (Edizioni Campanotta). E ci viene in mente di quando lo chansonnier francese <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_1PcOsbJbLI">L&eacute;o Ferr&eacute; </a></strong>fermato alla frontiera come sospetto bombarolo rispose: &ldquo;Caro poliziotto, io le bombe ce le ho in testa&rdquo;.</span></em></p>
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		<title>Point Omega di Don DeLillo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 10:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Pennacchio</dc:creator>
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<p>Romanzo poco, forse <em>troppo poco</em> discusso, a ben vedere, e nondimeno capace &ndash; come puntualmente accade da <em>Underworld</em> in poi &ndash; di radunare i suoi lettori entro due partiti opposti. Insomma, e per farla breve: <em>Point Omega</em> &egrave; un libro importante (fondamentale?) o non piuttosto l&rsquo;ennesima riprova di una stitichezza narrativa ormai cronica &ndash; cfr. ci&ograve; che si disse per gli altrettanto brevi <em>The Body Artist</em> e <em>Cosmopolis</em> &ndash;, se non al limite un mezzo-fallimento &ndash; pi&ugrave; o meno cos&igrave; venne accolto all&rsquo;unanimit&agrave; il precedente <em>Falling Man</em> &ndash; ?</p>
<p>Delle due, forse la prima &ndash; ma perch&eacute; non ipotizzare che proprio in ragione della loro sinteticit&agrave; gli ultimi <em>novels</em> di DeLillo siano tanto importanti? A me pare, peraltro, che il partito dei detrattori sia ogni volta in attesa di un nuovo <em>Libra</em>, <em>Mao II</em> o <em>White Noise</em>, insomma di un affresco globale &ndash; metafora fin troppo abusata per discutere del Grande Romanzo Americano &ndash;, di un capolavoro massimalista in grado di riassumere &ndash; altro clich&eacute; &ndash; un&rsquo;intera cultura (quella americana, ovviamente). Qui invece, all&rsquo;opposto, di poco o pochissimo consiste il romanzo: intorno al 2006, un personaggio assiste &ndash; al MoMA di New York &ndash; alla proiezione di <em>24 Hour Psycho</em>, la celeberrima video-installazione di Douglas Gordon; poco pi&ugrave; tardi, un regista di documentari sulla trentina raggiunge nel deserto &ndash; &laquo;somewhere south of nowhere&raquo; &ndash; Richard Elster, <em>ex-war adviser</em> per nulla pentito di avere appoggiato il governo nella guerra in Iraq; pochi giorni dopo, i due vengono raggiunti dalla figlia di Elster, Jessie, che per&ograve; di l&igrave; a breve scomparir&agrave;&hellip; poco altro, o quasi: dettagli ridotti al minimo, informazioni taciute, personaggi ridotti a mere presenze, silhouettes beckettiane appena abbozzate, &laquo;barely visible&raquo;, sprofondate in un imperscrutabile mutismo, l&igrave; l&igrave; per scomparire &ndash; &laquo;I had to force myself to believe I was here&raquo;, ammette il regista di cui sopra (ma non era gi&agrave; Nick Shay a rendersi conto di &laquo;esistere a malapena&raquo;?).</p>
<p>Minimalismo? S&igrave;, ma in senso lato; svolta metafisica? Non saprei &ndash; di sicuro una riflessione sul tempo; fantasie apocalittiche? Probabile &ndash; senz&rsquo;altro un romanzo terminale. Di certo &ndash; fan del DeLillo pi&ugrave; &ldquo;voluminoso&rdquo; a parte &ndash; a qualcuno potrebbe ricordare &ndash; debitamente rivisitato &ndash; <em>Americana</em>, il suo primo romanzo &ndash; e perch&eacute; no, anche <em>Gerry</em> di Gus Van Sant.</p>
<p>Per&ograve; io credo che questo romanzo &ndash; magari se letto in parallelo a <em>Inherent Vice</em> &ndash; abbia da insegnarci perlomeno un paio di cose: che incasellare un testo &ndash; qualsiasi testo &ndash; in un trend, genere o modo sia alle volte impossibile; soprattutto, che in letteratura esistono due modi diversi di invecchiare, cio&egrave; di diventare classici: rimanere uguali a se stessi &ndash; chi non ama Doc Sportello? &ndash; o cambiare lentamente, magari tendendo verso il silenzio nella convinzione che &laquo;la vita [<em>The true life</em>] non si pu&ograve; ridurre alle parole dette o scritte, da nessuno, mai&raquo;.</p>
<p>Don DeLillo, <em>Point Omeg</em>a, New York, Scribner, 2010, pp. 148, 11,80 euro; trad. it. di Federica Aceto, <em>Punto Omega</em>, Torino, Einaudi, 2010, pp. 124, 18,50 euro</p>
<p style="text-align: right; ">Filippo Pennacchio</p>
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		<title>Lavoro precario, amore a progetto: Proiezioni di libri.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 19:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amedeo Policante</dc:creator>
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<p style="text-align: justify">Questa inattualit&agrave; della tragedia, il fatto che a leggere di Werther ci vien da ridere, rivela allora la profondit&agrave; delle trasformazioni nelle dimensioni di vita de noialtri. L&#39;esplosione di romanzi, romanzini e romanzetti sul precariato &egrave; un tentativo di recuperare la dimensione del realismo. Ancora per&ograve; mi sembra che manchi il bandolo della matassa e manca forse proprio perch&egrave; il precariato ci sta cos&igrave; adosso, che diventa difficile anche solo riconoscerne la sagoma. Il precariato oggi &egrave; totale perch&egrave; sussume al suo interno, nei suoi ritmi, tutta le dimensioni dell&#39;esistenza: lavoro precario vuol dire anche amore precario, amicizie precarie, vita precaria.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco perch&egrave; il titolo dell&#39;ultimo libro di <strong>Desiati </strong><em>Vita precaria, amore eterno</em> (Mondadori, 15 Euri) mi lascia un p&ograve; contraddetto. Ma non l&#39;ho ancora letto, quindi per una volta invece di fare una recensione farei <strong>una proiezione</strong>, cio&egrave; invece di dirvi gi&agrave; cosa sta nel libro, vi dico cosa uno potrebbe sperare ci sia, e se vi incuriosisce poi magari fate come me e lo comprate (o lo andate a prendere in biblioteca), e cos&igrave; semmai restiamo fregati insieme, ma almeno sappiamo cosa stavamo cercando.</p>
<p style="text-align: justify">L&rsquo;amore, se gli togli il tempo, non resta niente. E nel tempo precario anche l&rsquo;amore &egrave; un contratto a progetto. Stabilisci in anticipo le date, i limiti, fin dove si andr&agrave; e perch&eacute;; stabilisci a priori i diritti e gli obblighi; moderi le aspettative e resti due atomi pi&ugrave; isolati di prima. Questo un p&ograve; il senso del bel romanzo di Desiati. Per esempio l&#39;autore descrive dei personaggi che camminano per delle ore nella citt&agrave;, sempre a far delle commissioni, e allora &egrave; bello trovare un compagno di strada: incominci a parlare e il paesaggio ti segue e cammini cos&igrave; appaiato finch&egrave; le strade si dividono oppure ti stufi della compagnia. E&rsquo; normale quando si &egrave; sulla strada. Veri profeti del precariato, sempre secondo Desiati, sono quelli che ti dicono ancor prima di presentarsi &lsquo;resto solo cinque minuti&rsquo; oppure &lsquo;restiamo cos&igrave;&rsquo;, allora anche soltanto un tratto di strada che poteva essere bello diventa insulso, perch&eacute; il suo senso non lo costruiamo noi con le frasi che diciamo, con i nostri gesti, con le nostre risate, con i nostri dubbi, con le nostre mani, ma il suo senso gli &egrave; gi&agrave; dato a priori cos&igrave; che noi, io e te, diventiamo superflui.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size:12px;">Quel sentirisi superflui, secondo Desiati, &egrave; la natura dell&rsquo;amore nel tempo precario. Anche se poi d&#39;amore nel romanzo si parla poco e ogni volta che i personaggi ne parlano risultano sempre in qualche modo ridicoli. Forse&nbsp; perch&eacute; ormai del sentimento non &egrave; rimasta nemmeno l&rsquo;immaginazione, perch&eacute; anche per quella serve una superficie su cui proiettare una qualche immagine. Ma ora &quot;c&#39;han buttato gi&ugrave; anche l&rsquo;ultimo muro, c&#39;&egrave; poco da far proiezioni, resta solo un fascio di luce che scappa via&quot; come dice allusivamente un <strong>ex sondaggista del PCI di Trento</strong>, bel personaggio. E i personaggi di Desiati, di fatto, presto o tardi scappano sempre via: &quot;<em>Mica me la prendo con te, se c&#39;hai il lavoro l&agrave;&#8230; per&ograve; mi dispiace perch&eacute; si iniziava e, come dire, avrei voluto semplicemente&#8211; ci vivessimo l&rsquo;attimo senza per forza definire, stabilire i paletti, i criteri, le scadenze&#8230; Eh d&egrave;, se no non ha senso, gi&agrave; siam senza passato, che ci conosciamo da cinque minuti. Gi&agrave; siam senza presente che sprechiamo il tempo a parlare. Se poi mi togli anche il futuro&#8230; Senti vaffanculo, ma detto con affetto, &agrave; la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ntsSDuwIAHw">Piero Ciampi</a></em>&quot;.</span></p>
<p style="text-align: right"><strong>Amedeo Policante</strong></p>
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