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	<title>Finzioni &#187; The Godfather</title>
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	<description>Progetto di lettura creativa</description>
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		<title>Oscar Wilde</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Capra</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
		<category><![CDATA[Baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[feat-libri]]></category>
		<category><![CDATA[Huysmans]]></category>
		<category><![CDATA[oscar wilde]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony1-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony" title="Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony" style="margin-bottom: 5px;" /></div>Il primo autore pop, una proto celebrity in anni in cui queste si chiamavano, ancora e a ragione, intellettuali. Baudelaire e Huysmans erano solo l'inizio! <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/the-godfather/oscar-wilde/">Continua a leggere</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony1-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony" title="Oscar_Wilde_by_Napoleon_Sarony" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p style="text-align: right; "><em><strong><span style="font-size:8px;">photo: Oscar Wilde by Napoleon Sarony</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify; ">Il termine &ldquo;padrino&rdquo; &egrave; riduttivo per introdurre colui che ai miei occhi si &egrave; sempre presentato come l&rsquo;indiscutibile padre, nume tutelare, dell&rsquo;epoca moderna, di quella superficialit&agrave; studiata che ben incarniamo, molto spesso non degnamente come Oscar Wilde.</p>
<p style="text-align: justify; ">Diciamola subito la banalit&agrave; di sfondo a ogni possibile discussione sugli scritti del <em>dubliner &nbsp;</em>per eccellenza, in particolare quando si fa uso <em><strike>et </strike></em><strike>abuso</strike> dei suoi <strong>aforismi</strong>: Wilde poteva permettersi la pi&ugrave; deliziosa frivolezza in quanto il suo <em>ticket to hell and back</em> lo aveva sfruttato per benino. Continu&ograve; per una vita intera a farlo fruttare in realt&agrave;, nel privato della relazione con se stesso, nei momenti di tensione con il &nbsp;pubblico e nelle tante disgrazie personali che &egrave; stato cos&igrave; abile a farci dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify; ">&Egrave; talmente indubbio il suo viaggio nei meandri della profondit&agrave; della psiche, lo studio senza piet&agrave; dei suoi simili, lo scontro con dolori, verit&agrave; scomode, orridi approcci e non approcci ai sentimenti dell&#39;era in cui ha riempito di grazia questo pianeta, che siamo anche felici di concedere a Oscar del sano <em>dandysmo</em> utile a una fuga messa in atto spesso e volentieri verso <strong>un altrove di sola bellezza</strong>, &nbsp;giusto per semplicare un altro po&rsquo;.</p>
<p style="text-align: justify; ">Wilde &egrave; quel <em>Godfather</em>&nbsp;che &egrave; molto probabile ricordare con un sorriso, di cui almeno Il <em>ritratto di <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/un-libro-spiegato-a-mia-nonna/un-libro-spiegato-a%E2%80%A6-un-attore/">Dorian Gray</a></em> abbiamo letto a scuola, di cui <em>L&rsquo;importanza di chiamarsi Ernesto </em>ci viene in mente sotto forma di film di Natale, per non tornare a citare gli aforismi o <em>Il marito ideale</em>.&nbsp; Ricordiamo sempre i soliti titoli, sempre i soliti aneddoti, ne abbiamo sempre la medesima immagine mentale: Wilde &egrave; stato senza dubbio&nbsp;<strong>il primo autore pop</strong>. Popolare tra i suoi coevi, portatore di uno stile di vita che tutti volevano imitare, ospite ambito dei salotti. <strong>Una proto celebrity</strong>, in anni in cui queste si chiamavano, ancora e a ragione, intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify; ">Non riesco a non vedere Wilde come la lucente corolla di un fiore estremamente ammirato e dai semi fecondi, <strong>un fiore chiamato decadentismo</strong>, iniziato nel 1884 con <em>&Agrave; rebours</em> di <strong>Huysmans</strong> &ndash; il gambo del fiore &ndash; sviluppatosi poi nella sua parte interna con l&rsquo;accezione cupa e pregna di <strong>Baudelaire</strong>, pieno di<strong>&nbsp;</strong>bellezza alchemica e scura, viva e morta insieme, sublimata poi da Wilde.</p>
<p style="text-align: justify; ">Con il suo conoscere perfettamente i meandri bui e il suo conseguente volgere&nbsp;uno degli spunti strutturanti della nuova stagione letteraria all&rsquo;estetismo fintamente sdegnoso della morale &ndash;&nbsp;tanto presente da essere solo svincolabile&nbsp;&ndash;, Oscar ci ha creati.</p>
<p style="text-align: justify; "><strong>Ci ha armato di una bellezza concreta</strong>, alla portata anche dei non filosofi, procurabile con delle monete in tasca e altrettanta inventiva, ci ha mostrato che per rendere migliore il micro mondo in cui abitiamo, basta alzare lo sguardo un po&rsquo; pi&ugrave; su rispetto alla punta delle scarpe.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ha creato la voglia di riscatto a partire dallo svantaggio, ha creato il sogno americano e non pi&ugrave; vittoriano, di sentirsi importanti nonostante le convenzioni. Non sar&agrave; tutto ci&ograve; di cui abbiamo bisogno, ma di sicuro &egrave; un grosso, grosso, inizio.&nbsp;</p>
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		<title>Henry Miller</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
		<category><![CDATA[Anais Nin]]></category>
		<category><![CDATA[feat-libri]]></category>
		<category><![CDATA[Henry MIller]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Donati]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/miller-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="miller" title="miller" style="margin-bottom: 5px;" /></div>Henry Miller fu precursore di tutti gli scrittori sporcaccioni. E di Liz Taylor. <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/the-godfather/henry-miller/">Continua a leggere</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/miller-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="miller" title="miller" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p>Nella Parigi letteraria, quella degli inizi del &rsquo;900, la casa di Gertrude Stein non era l&rsquo;unico punto di ritrovo per gli scrittori espatriati. C&rsquo;era anche Villa Seurat, e senza Villa Seurat non ci sarebbe stato Henry Miller.</p>
<p>Henry Miller &egrave; il Precursore. Per certi versi una sorta di Charles Bukowski, per altri un pap&agrave; della beat generation (e, a giudicare dal numero di matrimoni, precursore di Liz Taylor). Henry Miller &egrave; &ldquo;stato&rdquo; prima di altri, forse nato troppo presto per far parte della letteratura americana degli anni &rsquo;50 e di sicuro espatriato troppo tardi per agganciarsi alla generazione perduta degli anni &rsquo;20.</p>
<p>Torniamo a Villa Seurat. Senza quella palazzina nel quattordicesimo <em>arrondissement</em>, Henry Miller non sarebbe mai esistito. Michael Fraenkel lo ospit&ograve; nell&rsquo;estate del 1931, gli sugger&igrave; di abbandonare il libro che stava scrivendo, <em>Uccello pazzo</em>, e di cominciare a scrivere nel modo in cui parlava. Miller scrisse a un amico, Emil Schnellock, che la perdita di se stesso (intesa come perdita dell&rsquo;immagine di s&eacute; che aveva costruito) cominci&ograve; proprio in quel luogo. Abbandonata la stesura di <em>Uccello pazzo</em>, Villa Seurat divenne Villa Borghese e Michael Fraenkel divenne Boris, e pochi anni dopo, il primo settembre del &rsquo;34, <em>Tropico del Cancro</em> divenne realt&agrave;.</p>
<p>Miller torn&ograve; a Villa Seurat il giorno esatto in cui fu pubblicato il primo <em>Tropico</em>. Ana&iuml;s Nin contratt&ograve; l&rsquo;affitto col proprietario, lo pag&ograve; per i cinque anni in cui fu occupato, pag&ograve; il cibo, il vino, i vestiti (e, indirettamente, le donne).</p>
<p>Dopo aver abbandonato la Villa, Miller pubblica <em>Tropico del Capricorno</em> e se ne va in Grecia, ospite di Lawrence Durrell. Quando torna negli Stati Uniti, nel &rsquo;40, i suoi libri sono ancora banditi, e verr&agrave; permessa la pubblicazione e la vendita solo nel 1961 (e senza prima raggiungere quota 60 denunce per oscenit&agrave;); ma diverse copie del libro riescono fin da subito a passare la frontiera. <em>Tropico del Cancro</em> gira per gli Stati Uniti di nascosto e raggiunge il gruppo simbolo della letteratura americana degli anni &rsquo;50, i beat.</p>
<p>Henry Miller &egrave; un nome conosciuto, ma non quanto dovrebbe; senza di lui, molti scrittori sarebbero rimasti orfani di padre. Di sicuro vi stanno venendo in mente altri scrittori meno noti di quanto meriterebbero: Miller ha battuto sul tempo pure loro.</p>
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		<title>Gabriel García Marquez</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Farneti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Farneti]]></category>
		<category><![CDATA[feat-libri]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriel Garcia Marquez]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/García-Márquez-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="García-Márquez" title="García-Márquez" style="margin-bottom: 5px;" /></div>A me Gabriel Garcia Marquez non piace. Ma chi disprezza, si sa, compra... <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/the-godfather/gabriel-garcia-marquez/">Continua a leggere</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/García-Márquez-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="García-Márquez" title="García-Márquez" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p style="text-align: justify">Io non amo Gabo.</p>
<p style="text-align: justify">C&rsquo;&egrave; qualcosa nella sua affabulazione che mi disturba, come un sapore a cui non sono abituata.</p>
<p style="text-align: justify">Non eccepisco sulla sua grandezza: &egrave; un <strong>premio Nobel</strong>, ma non abbiamo bisogno di riconoscimenti collettivi per amare uno scrittore.</p>
<p style="text-align: justify">Cos&igrave; avrei iniziato a scrivere di lui, qualche anno fa, ma oggi il mio inizio &egrave; di segno uguale e opposto.</p>
<p style="text-align: justify">Io amo Gabo.</p>
<p style="text-align: justify">C&rsquo;&egrave; qualcosa nel<strong>la</strong> <strong>sua affabulazione</strong> che <strong>mi disturba ed &egrave; questo a farmi</strong> <strong>innamorare</strong>. L&rsquo;amore nasce dall&rsquo;attrito di una differenza che ci costringe a fermarci e <strong>la differenza di Gabo &egrave;</strong> forse <strong>quella</strong> <strong>che separa il vecchio dal nuovo mondo</strong> della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify">Non so tu, ma per prima cosa io ho sentito la distanza della parola letteraria di Marquez (e in genere degli <a href="http://www.finzionimagazine.it/news/lamerica-latina-nei-libri/" target="_blank">autori sudamericani</a>) dall&rsquo;accademia delle lettere in cui sono cresciuta (ah malato gusto della letteratura europea di guardarsi troppo dentro!): cosa sono queste situazioni paradossali, questa narrazione incalzante di eventi iperbolici, questo <strong>sciogliersi del fantastico nel reale</strong>, il delirio di immagini? Che meraviglia. Che meraviglia le sue iperboli, il ritorno formulare di nomi e luoghi, la malinconia ridente, il narrare palpitante di <strong>simboli</strong> che &egrave; un modo di sentire la realt&agrave; che viene prima del racconto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L&rsquo;epopea centenaria della famiglia Buend&igrave;a</strong> sembra essersi fatta nei secoli, dal narrare intorno al fuoco che trasforma la storia in mito, un narrare che noi non sappiamo pi&ugrave;: per la nostra letteratura il fantastico &egrave; solo una scelta narrativa.</p>
<p style="text-align: justify">Credo che a parlare con verit&agrave; di uno scrittore latino-americano possa essere solo qualcuno che abbia respirato il suo mondo, con i suoi <strong>miti e riti</strong>, la sua <strong>nostalgia</strong>, la <strong>spiritualit&agrave; carnale</strong> di un paganesimo cristianizzato, l&rsquo;ingiustizia sociale, la rassegnazione stoica o la noncuranza di una memoria che dimentica troppo presto il passato per accettare tutto di nuovo, come prima. Ma allo stesso tempo <strong>tutti siamo stati a Macondo</strong>, tutti abbiamo sofferto l&rsquo;alienazione di Jos&eacute; Arcadio Buend&igrave;a. Tutti abbiamo avvertito la morte come presenza di spiriti che ci visitano perch&eacute; ancora hanno nostalgia della vita. E quanti meridioni ci sono che hanno visto, increduli del mondo, <strong>il marchio di propriet&agrave; della Mam&agrave; Grande</strong>, il marasma di formule astratte e il sigillo della Chiesa che ne hanno giustificato moralmente la potest&agrave;: la Mam&agrave; Grande, &laquo;<strong>il predominio della classe sulla plebe</strong>&raquo;. Per tutti i secoli dei secoli. Questa &egrave; storia del Sudamerica, certo, ma la sua incarnazione fiabesca ne fa <strong>storia di tutti noi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Per l&#39;ultima pubblicazione di Marquez clicca <a href="http://www.finzionimagazine.it/news/con-non-vengo-a-fare-discorsi-torna-garcia-marquez/" target="_blank">qui</a>&#8230; e per un aneddoto su Gabo e Vargas Llosa</em> <em><a href="http://www.finzionimagazine.it/news/il-pugno-di-vargas-llosa-e-locchio-nero-di-garcia-marquez/" target="_blank">qui</a>!</em></p>
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		<title>Hunter S. Thompson</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Meregalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Meregalli]]></category>
		<category><![CDATA[feat-libri]]></category>
		<category><![CDATA[Hunter S. Thompson]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/hunter_sthompson_464e512d3dd65-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="hunter_sthompson_464e512d3dd65" title="hunter_sthompson_464e512d3dd65" style="margin-bottom: 5px;" /></div>Sottovalutare, retrocedere Raoul Duke a scribacchino in perenne stato confusionale e bombardato da qualsivoglia droga in commercio è rischioso e sbagliato. Sì, sono un fanatico di "Paura e Disgusto a Las Vegas" ma del resto siamo tutti invasati e siamo tutti tifosi.  <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/the-godfather/hunter-stockton-thompson/">Continua a leggere</a>
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<p>Il novecento statunitense &egrave; necessariamente William Faulkner, Ernest Hemingway, Edgar Lee Masters, Henry Miller, John Fante, Allen Ginsberg, Charles Bukowski, Jack Kerouac: i mostri sacri. Ma il novecento statunitense &egrave; anche &ndash; incredibilmente &ndash; Hunter Stockton Thompson. Quando conosci a memoria ogni singola nota, ogni singola parola di <em>Surrealistic Pillow</em> e quando rivoluzioni, plasmi e crei una corrente letteraria &ndash; come fosse fantasmagorica creta in diretta dal paradiso &ndash; &egrave; il tuo ineluttabile, demenziale e drastico destino.&nbsp;</p>
<p>Sottovalutare, retrocedere Raoul Duke a scribacchino in perenne stato confusionale e bombardato da qualsivoglia droga in commercio &egrave; rischioso e &ndash; secondo me &ndash; sbagliato. S&igrave;, sono un fanatico di <em>Paura e Disgusto a Las Vegas</em> e l&#39;avr&ograve; letto &ndash; pi&ugrave; o meno &ndash; una mezza dozzina di volte ma del resto: siamo tutti invasati e siamo tutti tifosi.</p>
<p>Lo stile: ci&ograve; che ha sempre fatto la differenza. E l&#39;originalit&agrave;, da non confondere con stravaganza acida o con stramberia mescalinica. O meglio, in Hunter Thompson tutto &egrave; danza &ndash; <strong><em>are we human or are we dancer</em></strong> &ndash; &egrave; viaggio alla ricerca del sogno americano, un avvocato samoano drammaticamente sovrappeso, gli Hell&#39;s Angels, una giovane ragazza che balla nuda e attorniata da pericolosi caraibici, Richard Nixon e George Walker Bush.</p>
<p>Sapete cosa: prendersi sul serio. Gli scrittori lo fanno, e parecchio. Hanno ragione &ndash; potremmo pensare &ndash; &egrave; cazzutamente e maledettamente un lavoro impattante, mica smacchiano giaguari, mica circumnavigano la Pangea. Ecco, il dottor Gonzo era uno di quelli che in spiaggia avrebbe messo il filtro della canna come segnalibro a Ecce Homo di Nietzsche, era uno di quelli che andava popperato e flashato ai convegni antidroga, era uno di quelli a cui la vita sembra scivolare addosso e che invece tengono per le palle l&#39;intero intorno intero e senza fatica apparente.</p>
<p>Lo stile, dicevamo.</p>
<blockquote>
<p>Eravamo dalle parti di Barstow al limite del deserto quando le droghe cominciarono a fare effetto. Ricordo che dissi qualcosa come: &quot;Mi sento la testa un tantino leggera; magari potresti guidare tu&#8230;&quot; E immediatamente dopo ci fu un terrificante ruggito tutto intorno a noi e il cielo si riemp&igrave; di enormi pipistrelli stridenti in picchiata sulla nostra macchina, la quale filava a centosessanta all&#39;ora verso Las Vegas con la cappotta abbassata. E una voce gridava: &quot;Santo Iddio cosa sono questi animali?&quot;.</p>
</blockquote>
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		<title>Murakami Haruki</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Farneti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
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<p>Non ho paura della gente come Aoki. Di Aoki ce ne sono ovunque, non ci si pu&ograve; far nulla. [&hellip;] No, quella che mi fa veramente paura, &egrave; la gente che beve come oro colato le parole dei tipi come Aoki, che ci crede incondizionatamente. Le persone che si lasciano incantare, che seguono in massa qualcuno che non produce niente, non capisce niente, ma parla bene, in maniera persuasiva. [&hellip;] Sono loro, quelli di cui ho paura.</p>
</blockquote>
<p>Ho voluto iniziare dall&rsquo;epilogo di &ldquo;Silenzio&rdquo;, il racconto che chiude la raccolta <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/l-elefante-scomparso/978880619135" target="_blank"><em>L&rsquo;elefante scomparso</em></a> di Murakami Haruki (nato nel 1949, a Kyoto, uno dei pi&ugrave; sorprendenti scrittori giapponesi contemporanei e che la <em>vox populi</em> acclama come papabile al Nobel), perch&eacute; mi sembra avere tanto a che fare con noi, oggi e in altri tempi. Il racconto comincia da un nulla: un incontro da bar tra avventori, un uomo che rievoca un episodio di violenza psicologica subita da studente. Spesso i personaggi delle sue storie vivono nell&rsquo;intimit&agrave; effimera di un incontro da bar, con relazioni sfiorate che non diventano. Il bar, si sa, &egrave; il non luogo per eccellenza e Murakami ne ha ben respirato l&rsquo;aria nel suo locale Peter Kat, prima di scoprirsi scrittore in un pomeriggio sonnacchioso del 1974.</p>
<p>Per me, abituata a scrittori che usano colori violenti e prospettive distorte da Van Gogh, e, se non svelano l&rsquo;enigma, comunque ti suggeriscono la strada, Murakami &egrave; stato una sorpresa: la sua voce &egrave; bassa e pacata. Ti prende con mano non prepotente e non sembra nascondere inganni n&eacute; perdersi in viali secondari, ma non sai dove ti stia portando. Ti aspetti nelle ultime righe un <em>coup de th&eacute;&acirc;tre</em> che non avviene e non capisci se siete arrivati al fondo del labirinto o tornati al punto di partenza. Ho scritto siete, perch&eacute; Murakami mantiene la posizione del suo lettore e d&agrave; l&rsquo;impressione che la storia si crei con lui.</p>
<p>Di lui piace la sensazione di malinconia dolce come i fiori di ciliegio che lega all&rsquo;effimero, il <em>mujo</em>, il suo modo normale di raccontare il paradossale, la capacit&agrave; di attraversare l&rsquo;anello che non tiene, sempre, per&ograve;, con la sensazione che il discorso sia interrotto.</p>
<p>Per chi volesse cominciare a conoscerlo, vi segnalo in rete il progetto <a href="http://www.harukimurakami.it/text/traduciamolo.htm" target="_blank">Traduciamolo</a>: trovate dei racconti inediti in Italia, tradotti dal giapponese e dall&rsquo;inglese dai fan.</p>
<p>In Italia &egrave; fresca di stampa la sua ultima fatica del 2009, <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/finsushi/e-1q84-fu/" target="_blank"><em>1Q84</em></a> (Einaudi 2011, una trilogia di cui editi sono i primi due libri), un contagio in Giappone, tanto che la musica e le opere citate nel romanzo hanno influenzato le scelte dei lettori. Ma per chi volesse cominciare a conoscerlo nelle sue diverse anime, suggerisco un <em>cult</em> come <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/norwegian-wood-tokyo-blues/978880618315" target="_blank">Norwegian Wood</a></em> (Feltrinelli 1997), <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/la-fine-del-mondo-e-il-paese-delle-meraviglie/978880619155" target="_blank">La fine del mondo e il paese delle meraviglie</a></em> (Baldini e Castoldi 2003) e <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/haruki-murakami/underground/978880620658" target="_blank">Underground</a></em>, (Einaudi 2003), a met&agrave; tra il saggio sociologico e il reportage, che raccoglie testimonianze dei sopravvissuti all&rsquo;attentato della metropolitana di Tokyo del 1994.</p>
<p>Termino con le parole di Haruki alla consegna del premio internazionale Catalunya, il 10 Giugno 2011:</p>
<blockquote>
<p>Sognare &egrave; il compito quotidiano dei romanzieri, ma condividere i sogni &egrave; un lavoro ancora pi&ugrave; importante per noi. Non possiamo essere romanzieri senza la sensazione di condividere qualcosa.</p>
</blockquote>
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		<title>Aldous Huxley</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Capra</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
		<category><![CDATA[Aldous Huxley]]></category>
		<category><![CDATA[Brave New World]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="570" height="300" src="http://www.finzionimagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/aldous-huxley-570x300.jpg" class="attachment-forpost wp-post-image" alt="aldous huxley" title="aldous huxley" style="margin-bottom: 5px;" /></div><p style="text-align: justify; ">Conobbi l&rsquo;opera di Aldous Huxley alle superiori, quando ancora <em>Brave New World</em> veniva paragonato semplicemente al Grande Fratello.</p>
<p style="text-align: justify; ">S&igrave;, all&rsquo;epoca le <strong><em>utopia novel</em> </strong>subivano l&rsquo;interpretazione della societ&agrave; vista dall&rsquo;alto e dall&rsquo;altro, quando il problema pi&ugrave; allarmante che avevamo da affrontare erano le telecamere piazzate anche nelle strade, andando a uccidere la gi&agrave; zoppicante <em>privac</em>y comune.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ora per&ograve;, quando i <strong>problemi</strong> che ci ronzano per la testa sono <strong>tirannosauri </strong>infinitamente maggiori, leggere i libri firmati Huxley fa tremare i polsi. Prima di essere un narratore, Aldous &egrave; stato un intellettuale profondamente radicato nei problemi della societ&agrave; moderna, anche in quelli che avrebbero raggiunto il loro apice circa ottant&rsquo;anni dopo il suo capolavoro.</p>
<p style="text-align: justify; ">Sovrapopolazione del pianeta, sfruttamento indiscriminato delle risorse energetiche, metodi terroristici di propaganda politica e pubblicitaria, alcuni dei suoi interessessi pi&ugrave; caldi, quasi fosse un veggente.</p>
<p style="text-align: justify; ">Per scrivere questo <em>Godfather</em>, non nascondo che sono andata a recuperare l&rsquo;edizione della quinta superiore, anno 2001-2002, quando eravamo ancora intontiti per ragionare sopra l&rsquo;epoca di sfascio iniziata appena tre giorni prima dell&rsquo;anno scolastico.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ripeto, ora con un saggio e ragionato senno di poi, tremano i polsi a leggere:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify; "><strong><em>The Brave New World presented in the novel is a product of a period of acute world wide crisis occurring towards the middle of the twenty-first century. </em><em>This crisis </em>[...]<em>&nbsp;includes an immense economic depression.</em></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify; ">C&rsquo;&egrave; da sperare che Aldous si sia sbagliato almeno per una volta, perch&eacute; se questa &egrave; la fine che faremo nel 2050 o gi&ugrave; di l&igrave;, bisogna iniziare a prepararsi, ma per davvero.</p>
<p style="text-align: justify; ">La bibliografia di Huxley &egrave; bella nutrita, ripeto per&ograve;, <strong>le coincidenze</strong> con la nostra situazione e il mondo nuovo da lui progettato sono troppo succosamente inquientanti per non essere il fulcro di questo intervento. A. H., sottolineiamo, diede il meglio di s&eacute; con i romanzi utopici, tra i quali un<em> must read </em>&egrave; <em>The Island </em>- da&nbsp;non confondere con il <a href="http://www.videomagica.it/img/locandine/30578438d6e8f96c98-TheIsland.jpg">film</a> omonimo, che s&rsquo;inspira in realt&agrave;, e di striscio, a <em>Brave New World</em>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Si ha l&rsquo;idea generalizzata che lo stile di Huxley sia debole, in quanto pagasse lo scotto di una vita intellettuale e sociale molto attiva, molto immersa nel presente concreto, quasi a significare una mancanza di tempo per occuparsi davvero di letteratura. Insomma, uno stereotipo che ne sostiene un altro.</p>
<p style="text-align: justify; ">Giudicate voi, buona lettura!</p>
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		<title>Jonathan Safran Foer</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
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		<category><![CDATA[Jacopo Donati]]></category>
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<p style="text-align: center; ">* * *</p>
<p>Jonathan Safran Foer ha solo 34 anni, ma in lui si riconoscono gi&agrave; le caratteristiche dei grandi. In <em>Libero chi legge</em> di Fernanda Pivano (una sorta di top 100 della migliore letteratura americana), Foer &egrave; forse l&rsquo;unico under-40 citato: affianco al suo nome ci sono parole come &laquo;genio&raquo; e per Nanda il suo primo libro (<em>Ogni cosa &egrave; illuminata</em>) &egrave; &laquo;un grande &ldquo;esempio letterario&rdquo; del nuovo secolo&raquo;. Ha pubblicato poco, ma quel poco &egrave; stato osannato: due romanzi, un saggio e una decina tra articoli e racconti (se non avete mai letto nulla di breve, vi consiglio <a href="http://image.guardian.co.uk/sys-files/Books/documents/2002/12/06/aboutthetypefaces.pdf">questo</a>).</p>
<p>La maggior parte dei lettori l&rsquo;ha conosciuto attraverso <em>Ogni cosa &egrave; illuminata</em> (e se lo figurano ancora con le fattezze di Elijah Wood). &Egrave; il racconto del viaggio che intraprese in Ucraina alla ricerca del paese dei suoi avi, ma non &egrave; mera cronica; ha un sapore di favola antica e quel tocco di immaginazione che rende la realt&agrave; digeribile. Fu la sua tesi di laurea, una storia che fa ridere nei punti giusti e commuove quando meno ce lo si aspetta.</p>
<p>E non si pu&ograve; non parlare anche di <em>Eating Animals</em>, pubblicato in Italia da Guanda col titolo <em>Se niente importa</em>, un titolo pi&ugrave; azzeccato rispetto a quello originale. Scritto con scrupolo giornalistico, non troverete al suo interno la faziosit&agrave; a cui questi discorsi ci hanno abituati (Pollan a parte). Oltre al precedente &ldquo;primo libro dal titolo tradotto pi&ugrave; azzeccato di quello originale&rdquo;, <em>Se niente importa</em> ha anche il primato di &ldquo;libro sull&rsquo;allevamento intensivo che non si trasforma in una crociata veg(etari)ana&rdquo;.</p>
<p>Jonathan Safran Foer &egrave;/sar&agrave; un padrino perch&eacute; ha deciso di scostarsi interamente dall&rsquo;idea che il mondo sia cattivo, un&rsquo;ostrica che non solo non puoi mangiare, ma che alla prima occasione vorr&agrave; mangiarti. Il mondo di Foer &egrave; triste e spesso ingiusto, ma &egrave; governato da quel Bene che ti impedisce di nascondere la testa sotto la sabbia e ti spinge ad affrontare la vita; una sorta di pessimismo ottimista, ossia il sapere che con ogni probabilit&agrave; tutto andr&agrave; a rotoli, ma che solo in questo modo tutto si risolver&agrave;.</p>
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		<title>Ray Bradbury</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Farneti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Godfather]]></category>
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		<category><![CDATA[Ray Bradbury]]></category>

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<p>&Egrave; il 1939: uno sbarbatello di vaghe speranze, con addosso ancora l&rsquo;odore del liceo, d&agrave; alle stampe sei paginette di una rivista che conta su pochi fan, pochissimi mezzi (i soldi ce li mette un amico), nessun potente protettore e una redazione di quattro gatti (lo sbarbatello vi scriver&agrave; sotto molti pseudonimi, cos&igrave; da farla sembrare grande).</p>
<p>Nasce una delle prime <strong><em>fanzine</em></strong> della storia, <strong><em>Futuria Fantasia</em></strong>.</p>
<p>Lui &egrave; <strong>Ray Bradbury</strong>, nato nell&rsquo;Illinois nel 1920. Lo scenario di quest&rsquo;evento Los Angeles.</p>
<p>L&rsquo;amico che spinge Bradbury anche economicamente (ci vuole sempre un amico cos&igrave;) &egrave; Forrest J. Ackerman, poi editore, conosciuto attraverso la <em>Los Angeles Science Fiction Story; </em>anche gli altri due compagni d&rsquo;avventura avranno la loro fama.</p>
<p>L&rsquo;imprinting &egrave; dato. Ray Bradbury si consacrer&agrave; come <em>masterchief </em>della <em>Science-fiction</em>, anche se lui per primo riconosce in queste sue prove la pietra non scolpita di chi non sa ancora come scrivere, ma sa perfettamente dove vuole arrivare.</p>
<p>Nel 1953 esce la distopia di <strong><em>Fahrenheit 451</em></strong>. A tutti &egrave; nota l&rsquo;allegoria della civilt&agrave; che mette al rogo i libri e dei ribelli che li memorizzano per salvarli: quale miglior padrino per <em>Finzionimagazine</em>? Chiss&agrave; se oggi Ray darebbe ai ribelli Internet come arma per la libert&agrave; della conoscenza.</p>
<p><strong>Ma Bradbury &egrave; autore di fantascienza?</strong> No, dicono: le sue invenzioni non hanno la coerenza delle deduzioni scientifiche. Ma, dice Mr Bradbury, scienza e arte vivono entrambe di metafore. E oggi la fantascienza guarda prima alla terra che al cielo.</p>
<p><strong>La vena di Ray</strong> <strong>&egrave;</strong>, per&ograve;, prima di tutto <strong>fantastica</strong>: lui sente e racconta le corrispondenze arcane del reale, le discontinuit&agrave; che aprono <strong>mondi paralleli</strong>; veicolo ne sono spesso i bambini e la stagione quella della morte attesa, come nella raccolta <strong><em>Paese d&rsquo;Ottobre</em></strong> (1955) o nel romanzo <strong><em>Il popolo dell&rsquo;autunno</em></strong> (1962).</p>
<p>Ne <strong><em>Le cronache marziane</em></strong> (1950)<strong><em>, </em></strong>Ray proietta nello spazio il suo Midwest, &laquo;terra selvaggia di menzogne cittadine e campagnole&raquo;, raccontando in un giornale di bordo dal 1999 al 2026 l&rsquo;esportazione su Marte della civilt&agrave; vitaminica per eccellenza.</p>
<p>L&rsquo;ultima pubblicazione &egrave; del 2007, <strong><em>Now and Forever</em></strong>, non edita in Italia, che raccoglie due racconti la cui gestazione &egrave; durata vent&rsquo;anni. Il secondo, &laquo;Leviathan &rsquo;99&raquo;, riprende una sua vecchia ossessione, quella per <strong>Moby Dick</strong>, di cui aveva curato la sceneggiatura per John Huston: la caccia mitica &egrave; trasferita <strong>nello spazio interstellare</strong> ed &egrave; narrata da uno dei colonizzatori di Marte, &ldquo;tale&rdquo; Ishmael, imbarcato con un equipaggio di terrestri e alieni. Il mostro &egrave; un meteorite.</p>
<p>Ray &egrave; oggi un amabile vecchietto che apre le porte della sua casa ai fan, risponde alla mail <strong><a href="mailto:RayBradbury@harpercollins.com">RayBradbury@harpercollins.com</a></strong>, non si cura delle opinioni altrui e dice di aver sempre scritto perch&eacute; sentiva il dono di scrivere e questo era il suo modo di onorarlo.</p>
<p>L&rsquo;amabilit&agrave; esteriore contrasta con la cupezza delle atmosfere creative, ma la scrittura spesso &egrave; un mantra contro i demoni. Cos&igrave; mi piace finire questo articolo con le parole di Ray:</p>
<p>&laquo;Io non ho mai usato l&rsquo;intelletto per scrivere. Io ho sempre avuto una reazione di pancia per le cose che il mio subconscio portava a galla. Questi sono i doni che mi arrivano ogni mattina e io scivolo gi&ugrave; dal letto e corro alla macchina da scrivere per fermarli prima che svaniscano. Cos&igrave;, guardando indietro, mi accorgo che non ho avuto mai un giorno in cui sono stato depresso.&raquo;</p>
<p style="text-align: right; "><em>Cristina Farneti</em></p>
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		<title>Jeffrey Eugenides</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 08:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Capra</dc:creator>
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<p style="text-align: justify">L&rsquo;<a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204422404576595193383674266.html?mod=wsj_share_tweet">attesa</a> (un libro ogni 10 anni circa, s&igrave; ma che libro ogni volta!) &egrave; finita, fringuelli: dopo l&rsquo;<em>allure</em> suburbano delle cinque vergini suicide e la storia &ldquo;se mi chiedi il riassunto non so da quale parte iniziare iniziare&rdquo; di <em>Middlesex </em>(premio Pulizer nel 2003), Jeffrey Eugenides arriva con la storia d&rsquo;amore e di vita tra Madeleine,<a href="http://nymag.com/daily/entertainment/2011/09/jefferey_eugenides_says_any_da.html?mid=twitter_vulture"> Leonard </a>e Mitchell.</p>
<p style="text-align: justify">Un po&rsquo;<strong> <em>Orgoglio e Pregiudizio</em></strong>, un po&rsquo;<strong> <em>Big Bang Theory.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify">Far cozzare realt&agrave; diverse sembra lo sport preferito di questo autore, che d&agrave; l&rsquo;impressione di essere nato imparato.&nbsp;In senso buono, ottimo, ovviamente: quando si parla di <strong>Godfather/Godmother</strong> si parla di livelli superiori, quando si parla di Eugenides si parla di uno il cui livello base &egrave; di fatto un livello superiore.</p>
<p style="text-align: justify">Eugenides lo aveva messo subito in chiaro con <em>Le vergini suicide</em>, un delizioso libretto perfetto in ogni sua misura. Una perfezione di costrutto nata dalla cifra stilistica del paragone improbabile, ma profondo, del sottile equilibrio sopra la follia, come si direbbe a&nbsp; casa nostra.</p>
<p style="text-align: justify">&Egrave; questa per&ograve; anche una chiave compositiva senza la quale &egrave; difficile immaginarsi, ad esempio, la saga di <em>Middlesex</em>, che trova nel paragone interessante il suo amalgama, un mix che ha creato Eugenides e senza il quale &egrave; difficile immaginarsi Eugenides.</p>
<p style="text-align: justify">Prolificissimo di racconti, Jeffrey &egrave; il classico artigiano della parola, alla scrivania dalle 9 alle 5, che non ama fare sensazione della propria vita privata: si potrebbe quasi pensare che sia per paura di non muovere il delicatissimo ago della bilancia a causa di eventi di <em>non fiction</em>, da non sommare assolutamente ai temi narrativi pregni e peculiari, sviscerati sin nei pi&ugrave; scuri meandri nelle sue pagine fittizie.</p>
<p style="text-align: justify">Che piaccia o meno, Eugenides &egrave; un monolite dei giorni nostri, uno che entrerebbe sicuramente nelle top five americane dei<em> most influential</em> scrittori contemporanei, del tipo che non ne senti parlare per secoli, ma poi scopri che il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Switch_(film)">film blockbuster </a>dell&rsquo;altro ieri si basa su un suo racconto.</p>
<p style="text-align: justify">Roba da fuoriclasse.</p>
<p style="text-align: right">Michela Capra</p>
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		<title>Truman Capote</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Donati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[A sangue freddo]]></category>
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<blockquote>
<p>&mdash; Ieri sera ho visto <em>Colazione da Tiffany</em>.<br />
		&mdash; Il libro, l&rsquo;hai letto?<br />
		&mdash; [sguardo stupefatto] Esiste il libro?</p>
</blockquote>
<p>Assistere a un dialogo del genere &egrave; un momento drammatico che &ndash; purtroppo &ndash; accade pi&ugrave; spesso di quanto si immagina. Accade a F. Scott Fitzgerald con <em>Il curioso caso di Benjamin Button</em>, accade a Stephen King con <em>Le ali della libert&agrave;</em> (al secolo <em>Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank</em>) e accade a tanti altri. Truman Capote, per&ograve;, &egrave; uno dei pochi la cui vita sembra girare costantemente attorno alla pellicola cinematografica.</p>
<p>Il perigeo di quest&rsquo;orbita &ndash; per l&rsquo;appunto &ndash; &egrave; <em>Colazione da Tiffany</em>, film culto che imprimer&agrave; Audrey Hepburn nella storia ma di cui pochi ricorderanno la vera origine. C&rsquo;&egrave; poi <em>Capote</em>, basato non tanto sulle vicende narrate nel pi&ugrave; bel libro di Capote, <em>A sangue freddo</em> (del quale avevano gi&agrave; girato un film), ma sulla fatica che quell&rsquo;omuncolo geniale ha dovuto spremere per ben sei anni. E non dimentichiamoci l&rsquo;apogeo, <em>Il buio oltre la siepe</em> di Harper Lee (Dill &ndash; l&rsquo;amico di Scout &ndash; &egrave; Capote in persona).</p>
<p>&Egrave; strano per uno come lui &ndash; uno che per anni &egrave; stato il centro vorticoso di un certo tipo di letteratura &ndash; essere ricordato con la coda dell&rsquo;occhio. <em>Capote</em> parlava della sua vita, certo, ma non di <em>lui</em>. Truman Capote &egrave; il cesellatore secondo il quale le opere di Jack Kerouac non erano &ldquo;scrivere&rdquo;, ma &ldquo;battere a macchina&rdquo;. Le prime revisioni le scriveva sdraiato e tutte a matita:</p>
<blockquote>
<p>Sono un autore completamente orizzontale. Non riesco a pensare a meno che io non sia sdraiato, o sul letto o sul divano e con caff&egrave; e sigarette a portata di mano. Sorsi e sbuffi sono indispensabili. Con l&rsquo;avanzare del pomeriggio, passo dal caff&egrave; al t&eacute; alla menta allo sherry ai martini. No, non uso una macchina da scrivere. Non all&rsquo;inizio. Scrivo le prime versioni a mano (matita). Poi faccio una revisione completa, anche questa a mano. Essenzialmente penso a me stesso come a uno stilista [&hellip;]</p>
</blockquote>
<p>Stilista lo era. Riusciva a scrivere cos&igrave; chiaramente che la sua mano veniva nascosta e restava la storia in tutta la sua crudezza. Avevamo gi&agrave; parlato di Gay Talese e di <a href="http://www.finzionimagazine.it/libri/brioches/gay-tallese-onora-il-padre/"><em>Onora il padre</em></a>: per <em>A sangue freddo</em> valgono le stesse considerazioni. Com&rsquo;&egrave; possibile sperare che una famiglia &ndash; il cui massacro &egrave; arcinoto &ndash; sopravviva? Per met&agrave; libro, <em>A sangue freddo</em> &egrave; cos&igrave;: la speranza (preghiera) che la famiglia Clutter si salvi, che Smith e Hickock finiscano in un&rsquo;altra casa. Qualsiasi altra casa. Roba da maestro del thriller.</p>
<p>Gay Talese disse: &laquo;gli scrittori di non-fiction sono cittadini di seconda classe, l&#39;Ellis Island della letteratura e, s&igrave;, questo mi fa incazzare.&raquo; Il 30 settembre Truman Capote avrebbe compiuto 84 anni. Facciamogli un regalo: diamogli il posto degno di un cittadino di prima classe quale fu.</p>
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