A fare la spesa ci pensa David

La mia città è in subbuglio, la mia vicina di ottant’anni è sconvolta: un supermercato aperto di notte? A noi torinesi ci è sembrato di vivere a New York. Ho amici che si sono provocati voglie notturne solo per dire di essere andati a comprare una busta di insalata alle tre di notte. L’idea di poter avere cibo a qualsiasi ora ci ha fatto venire fame, soprattutto quando siamo sazi. Più tempo a disposizione significa più tempo per desiderare. Desiderare è un’attività che richiede concentrazione, a volte a un grado così elevato che si smette di pensare se ciò che si desidera lo si vuole davvero.

Appoggio il mento sullo scaffale, con la testa schiacciata tra un pacco di biscotti e una scatola di cereali, perché voglio riempire il vuoto lasciato dall’ultima confezione di merendine che la signora cicciona con bambino a seguito mi ha fregato davanti agli occhi. Che razza di madre porta suo figlio a fare la spesa alle undici di sera? Chiedo a David, che se ne sta lì, nella corsia dietro la mia, anche lui con la testa schiacciata tra un tubo di Pringles e un sacchetto di Fonzies.

Glielo chiedo con la convinzione che potrei avere solo se avessi un figlio e la vita di quella donna. Solo se fossi quella donna. Perché sono arrabbiata, lei ha preso le mie merendine e io me le meritavo, io ho avuto una giornata difficile. E allora, David Foster Wallace, con la fronte illuminata dalla luce al neon, tra un “si informa la gentile clientela” e il rumore delle ruote dei carrelli intorno a noi, mi dice che ontologicamente parlando non capisco un cazzo. Dice proprio così, ontologicamente parlando tu non capisci un cazzo, poi insieme ci mettiamo a giocare.

Un punto per ogni volta che inventi una storia che non si basi sul tuo stato d’animo ma su quello che hai davanti agli occhi. Una storia sull’altro. Una buona storia. Signore anziano che ci mette tre ore a scegliere tra Barilla e De Cecco, e intralcia corsia della pasta? Io dico: un vecchio senza nulla da fare. David dice: a giudicare dalle maniche sfrangiate del suo golf, non ha molti soldi per fare la spesa. Donna su tacchi alti e minigonna? Io dico: come ti viene di andare al supermercato vestita così? David dice: aspettava un uomo che non è arrivato, è venuta qui per comprare del gelato, per consolarsi, come tutti noi.

Andiamo avanti per ore. Finisce 0 a 80 per lui. Sono ancora nervosa per via delle merendine. Sono ancora convinta che tutti in questo centro commerciale siano più fortunati, meno stressati e che io sia quella che più di ogni altro meriti di non trovare coda alle casse, di avere il prodotto che stavo cercando, di arrivare a casa tranquilla e finalmente riposare.

Non capisco la lezione, David non è uno che dà lezioni. “Non temete: non sono qui nella veste del pesce più anziano e saggio che spiega cos’è l’acqua ai pesci più giovani. Non sono io l’anziano pesce saggio” ha detto durante un discorso agli studenti del Kenyon College.

Ma adesso non penso ai suoi libri, non penso a quello che ho letto e imparato nel corso degli anni, non penso a quei concetti che se fossi seduta a cena con amici sfoggerei con convinzione e soddisfazione. Adesso sono concentrata su quello che voglio comprare, sulla sveglia alle sei e mezza di domani, sulla pubblicità delle merendine che diceva “disponibili in tutti i supermercati”.

Quante volte l’hanno detto? Quante volte l’abbiamo ripetuto? A volte capita che un libro ti migliori la vita. Mi sono sempre chiesta come. Come succede che leggi e la tua vita cambia? La verità è che non succede se non ti sforzi di pensare a quello che hai letto, che è poi quello che molti anni dopo chiamerai cultura, anche nei momenti più banali della tua esistenza. Come in un centro commerciale, alle undici di sera, quando entri con la convinzione di essere il più furbo, perché ti dici, non ci sarà nessuno. E trovi altri, che allora,  se sarai uomo o donna di cultura, nonostante la coda, nonostante gli intralci, definirai come te. Altri che come te sono alla ricerca di qualcosa. Che poi, cosa stavo cercando?

Se facessi la lista della spesa subito dopo aver letto Questa è l’acqua o Crollo del ‘69 di David Foster Wallace, allora ecco cosa comprerei:

– una focaccia con la sua faccia, in modo da potermela mangiare la sua faccia senza pensare che sia focaccia

– un cartone di latte animato

– “Caffè nero bollente, ammazzo il tempo così, ma scapperò via da qui”

A volte ci riesco. A volte, quando sono arrabbiata per cose inutili riesco a calmarmi ripensando a ciò ho letto. Ma non è semplice.

Se vi dovesse capitare di innervosirsi eccessivamente mentre siete in un supermercato, vi consiglio di mettere la testa su uno scaffale e guardare oltre. Ci troverete David Foster Wallace. Se non vi stupirete, se non vi chiederete come fa ad essere lì, allora lui vi guarderà e vi dirà “Questa è l’acqua”, proprio come è successo a me, qualche giorno fa.

Giulia Muscatelli

Ha un cane al quale cambia spesso nome. Una volta l’ha chiamato Giulia e da allora è convinta che sia lui a scrivere tutti i suoi racconti. Quali? Spera di poterli mettere in un libro a breve. In attesa di quel giorno, lavora tanto, mangia caramelle, troppe, fuma sigarette che non le puoi contare.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.