All I want for Christmas is Philip

«Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto dove vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro.»

(Pastorale Americana)

Caro Philip Roth, che non viaggi su una slitta, e che a Babbo Natale gli chiederesti se crede in Dio, vieni qui e siediti a tavola con noi per la cena della Vigilia.

Invitami nella tua fattoria in Connecticut, andiamo su Facebook e scrivi un commento sotto la foto di Chef Rubio. Insultalo, o magari insulta l’agnello, ma poniamo fine alla questione. Spiegami perché Fabio Volo improvvisamente piace a tutti i letterati italiani. E dopo sgridami, perchè ho usato la parola "letterato". Poi vieni qui, sul divano di casa mia, vicino all’albero, con il naso che ti si illumina a intermittenza, e tiriamo insieme noccioline sullo schermo dove compare Fazio che paragona Volo a Calvino. 

Parla tu con mia zia, dille che sì i tatuaggi sono permanenti e che no, non ho ancora trovato l’uomo della mia vita e la cosa mi sconvolge quanto il fatto che alla fine della cena mangeremo il panettone. 

Esci in giardino e passeggia con mio nonno; fatti raccontare di come ha preso il cinghiale che avevamo nel piatto, chiedigli delle donne che gli piacevano al liceo, fallo sfogare, così almeno per un anno non sarò costretta ad avere l’immagine del mio tenero nonnino che limona nei bagni. E se ci riesci, e tu ci riesci, fallo sorridere quando dice che sta invecchiando.

A quelli che mi regalano un tuo libro, ma poi aggiungono “non so cosa ci vedi in lui, io non ci trovo niente” digli che il bello è proprio quello, che nei libri non ci devi trovare ma devono farti venire voglia di cercare.

Telefoniamo insieme al mio ex fidanzato, saltiamo la parte degli auguri e convincilo tu del fatto che non gli ho regalato una copia di Inganno per dargli un messaggio, ma semplicemente perché è uno dei miei libri preferiti.

Caro Philip Roth, vieni qui e facciamoci una risata sulle mie buone intenzioni per questo anno che è passato. Prendimi in giro per i lavori che non ho portato a termine, i racconti che non ho scritto, i kili che non ho perso. Dimmi che ho fatto bene a dimenticarmi di pagare le multe, di andare dal commercialista, che la tequila mi fa male.

Aiutami a dire alle mie amiche che non ne posso più di percorrere le vie della città ascoltando Adele a tutto volume, aiutami a dire “Adele mi fa cagare”, anzi diglielo proprio tu, che te ne sbatti di essere offensivo. E dopo spiega a quelli che non ti leggono la differenza tra essere offensivo e avere un’opinione su ciò che ci circonda.

Solo tu, caro Roth ci puoi salvare dal Natale. Solo tu puoi dire che il vero problema delle lasagne di mia cugina, che non saranno mai buone come quelle che fa sua madre, è che mia cugina sono tre anni che non va a letto con un uomo. Spiega poi a sua figlia che fare l’albero con le palline rosa non è da femminista. E non è da femminista regalare il completo di Intimissimi e neppure l’abbonamento a Vanity Fair.

Dimmi dove hai comprato i biglietti della nave su cui hai imbarcato i tuoi genitori dopo il casino di Portnoy, dimmelo che ci imbarco la mia famiglia prima che arrivi l’Epifania.

Regalami un taccuino e insegnami come si scrivono i dialoghi che non si potranno mai avere nella realtà, che ogni Natale c’è sempre una sedia vuota, e in genere è quella che fa più rumore quando striscia sul pavimento.

E poi caro Philip, appena mia madre entra in cucina con la teglia di arrosto, proprio in quel momento, alzati in piedi e dimmi che tornerai a scrivere: un’ultima promessa prima di iniziare la tombola e ubriacarci di  Sambuca.

Giulia Muscatelli

Ha un cane al quale cambia spesso nome. Una volta l’ha chiamato Giulia e da allora è convinta che sia lui a scrivere tutti i suoi racconti. Quali? Spera di poterli mettere in un libro a breve. In attesa di quel giorno, lavora tanto, mangia caramelle, troppe, fuma sigarette che non le puoi contare.

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