La Ferrante fever non passa neppure sotto le coperte

Ce li avete presente quei momenti di grande consapevolezza? Quelli che sarebbe bello avvenissero in riva al mare, ma di solito capitano mentre si è seduti sul water? Quelli che in un secondo mi rendo conto di cosa è davvero importante? L’altra sera mi è successo. L’altra sera, mentre ero in bagno, mi sono resa conto di dover ancora sistemare il letto.

Le regole di inserimento del piumone nel sacco sono tre: distendi le braccia, togliti le scarpe, e soprattutto non farlo mai davanti a un uomo/donna che ti piace, perché quella cosa che poi ridete insieme e finite a fare l’amore nascosti sotto il lenzuolo, può giusto scriverla una come la Ferrante, nella realtà lui/lei penserà a te come una/o con evidenti problemi motori. E non è il massimo come momento che precede il sesso.

Comunque, visto che Elena Ferrante è una che di letti se ne intende (in quattro libri, tra nascita, morte, amore, pianti, se ne sono visti parecchi) ho pensato di chiamare lei a darmi una mano. Ma vi dico subito che ho commesso un errore. Se conoscete la quadrilogia de “L’amica geniale”, capirete immediatamente che Lila e Lenù, in un letto con il copripiumone non ci dormirebbero mai. Quelle c’hanno il corredo.

Insomma, dopo tre minuti di io lo so fare/è una cosa così stupida/ma perché mi hai chiamato/stavo bevendo un the verde in veranda, la Ferrante si cimenta nell’impossibile arte di inserimento del piumone.

Da quando è entrata in casa mia non l’ho ancora vista in faccia, prima perché mi ha chiesto di non accendere la luce in ingresso e adesso perché se ne sta in piedi con le braccia aperte e il copripiumone che la nasconde interamente, fatta eccezione per  la punta delle scarpe.

La Ferrante vuole che riflettiamo insieme sul perché io scelga di dormire con il sacco invece che con piumone e lenzuola, mi chiede se è qualcosa che ha a che fare con mia madre, tutto questo mentre è a quattro zampe, dentro il copripiumone intenta a far combaciare gli angoli. Io le chiedo se il punto interrogativo di cartone che stava al suo posto sul palco dello Strega, l’avesse candidato Saviano o Barbara d’Urso. Non ci stiamo simpatiche, no.

La semplicità che ostentano i suoi personaggi e l’anonimato in cui ha deciso di vivere mi ricordano molto le casalinghe che fanno i video tutorial su come infilare il piumone nel sacco: non si vede mai la loro faccia e ci mettono cinque secondi a fare una cosa per la quale il resto del mondo ci impiega anni.

Mi scoccio, le dico Elena, senti, vedi un po’ tu cosa dobbiamo fare: chiamiamo Margherita Buy e ci mettiamo prima a piangere, poi a urlare, poi a ridere, poi una mano sula fronte, tutte insieme? O preferisci mandare un messaggio a Francesco Piccolo e dirgli che questo, altro che momento di trascurabile felicità, questo è una vera tragedia, e stanotte io non saprò cogliere la bellezza di dormire al freddo?

Ma lei non risponde, se ne sta là dentro, tutta coperta, che pare un lombrico, e mi dice quanto sia stupido questo copri letto, che non profuma di mughetto e non è in seta. Inizia a battere con le mani sul letto, ho il sospetto che abbia scorto nella libreria una copia di “La Ferocia”.

Elena ti prego esci da lì, non dirò a nessuno che porti gli occhiali, mentirò sulla tua cellulite, racconterò che sei un cane con la faccia da uomo e le orecchie da orso, ma ti prego lascia perdere il mio piumone. 

Ho letto Elena Ferrante perché un’amica, una scrittrice che stimo molto, un giorno mi ha consigliato “L’amica geniale” dicendomi che quel libro mi avrebbe cambiato la vita. Oggi mi viene da dire che ci vuole un po’ di più della Ferrante per cambiarmi la vita, così come credo ci voglia un po’ di più di una che non si fa trovare, per rivoluzionare la letteratura contemporanea. Anche se, quando il caso Ferrante è scoppiato, gli esperti del settore erano così agitati da sembrare anche loro lombrichi incastrati dentro un copripiumone. Che ci è successo? Nell’epoca in cui possiamo vedere tutto, diventiamo morbosi verso quello che non possiamo afferrare? È bastato che un’autrice dicesse no ai selfie, perché il giornalismo si interessasse ancora alla letteratura? La scrittrice che rifiuta le presentazioni e i firma copie, suscita più curiosità dello scrittore che ha come stato di Facebook luogo e ora dell’evento di cui sarà protagonista? Basta questo? Se  tutto il tempo passato a chiedersi chi è o chi non è la Ferrante l’avessimo impiegato a trovare la tecnica perfetta per infilare il piumone nel copripiumone, non avremmo fatto qualcosa di più utile?  

Giulia Muscatelli

Ha un cane al quale cambia spesso nome. Una volta l’ha chiamato Giulia e da allora è convinta che sia lui a scrivere tutti i suoi racconti. Quali? Spera di poterli mettere in un libro a breve. In attesa di quel giorno, lavora tanto, mangia caramelle, troppe, fuma sigarette che non le puoi contare.

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