Storia vera di una non barzelletta inventata, di una giornata con la mia famiglia e Richard Ford.

Eravamo io, mio nonno, mia zia, mia madre, il mio cane e Richard Ford. Tutti, schiacciati, dentro una Panda giallo banana. Nessun francese, inglese e tedesco. Questa non è una barzelletta.

La prima cosa che imparai in quella gita fu che i cani non possono guidare. Lo capii quando la municipale ci fermò e ci disse di mettere il cane seduto per terra al posto del passeggero. Cane che fino a quel momento teneva le zampe anteriori sul volante e il muso intento a rosicchiare il cambio. Il passeggero invece era Richard Ford, che neanche per un attimo smise di fissare l’animale e muovere la testa destra e sinistra in segno di disappunto. Io non ci facevo caso, il mio cane fa questo effetto a tutti, ma quando Richard iniziò a tessere le lodi del suo Lewy – quanto Lewy obbedisce, quanto Lewy riporta la palla – per fargli cambiare discorso, iniziai a rivolgermi a lui chiamandolo Clint. Smisi dopo poco, quando mi minacciò di comportarsi come il protagonista di Gran Torino.

Stavamo andando in montagna, a fare il solito pic-nic mensile al quale la mia famiglia mi obbliga a partecipare in cambio di tranquillità per i restanti trenta giorni. Richard era in città, e così avevo pensato che gli avrebbe fatto piacere un po’ d’aria fresca sulle montagne piemontesi. D’altronde, mie ero detta, lui è un amante della natura. Kristina, sua moglie, non era venuta con noi. Forse Richard aveva intuito che la mia famiglia sa essere più stramba di quella dei Parsons del suo romanzo Canada, e aveva voluto proteggerla.

Il viaggio stava procedendo bene. Avevo obbligato Richard a sputare la gomma, in modo da non muovere la bocca e agitare il cane, e mio nonno aveva smesso di parlare delle ingiustizie dei suoi compagni di poker. Era fine giugno, a luglio sarebbe stato il suo compleanno, e mia mamma, credendo di essere già in ritardo con i preparativi, tirò fuori la questione “menù della festa”. In una famiglia normale – per quanto, come ci insegnano Anna Karenina e la coppia Brad-Angelina, l’aggettivo normale si possa attribuire a una famiglia – l’argomento cibo non è mai un problema. Ma nella mia, meridionale, con un nonno cacciatore e una zia vegana, quando si parla di pasti si rischia di diventare più inquietanti della famiglia che Ford descrive in Incendi.

Quello che successe si avvicina molto a una manifestazione di animalisti davanti alla sede Amadori, dove Benedetta Parodi, che passa di lì per caso, si intrufola per dare ricette che mettano d’accordo le due fazioni. Nessuno in quella diatriba interpellò Richard, ma lui ad un certo punto si girò verso mio nonno, e fissandolo con quei suoi occhi azzurri, gli chiese se era mai stato a caccia di anatre. Mio nonno rise, caccia di anatre in Val di Susa? Era forse impazzito? Ma io capii dove voleva arrivare. Ford, iniziò a raccontare un aneddoto risalente al 1983, quando con un suo amico si ritrovò in uno strano luogo. Era così bravo a descrivere la storia, che tutti nella macchina ci tranquillizzammo. Tranne il cane: aveva approfittato del momento di calma per addentare il freno a mano che stava puntando da ore.

L’amico del quale Richard parlava era Carver. Pensai a Ray e mi venne da ridere. Stavo vivendo un racconto di Carver con protagonista Ford.

Rividi Richard Ford qualche anno dopo, in una Libreria di Milano. Lui presentava Canada e io arrivai con il libro pieno di post-it. Quando mi chiese perché avessi segnato tutte quelle pagine gli dissi che il motivo era che stavo iniziando a lavorare a una raccolta di racconti, e che ciò che aveva scritto mi era di grande sostegno per andare avanti. Quello che mi rispose è uno dei migliori insegnamenti riguardo alla scrittura che io abbia mai ricevuto. Ma questa è una storia vera, e le storie, quando sono così vere, è meglio tenersele per sé.

Giulia Muscatelli

Ha un cane al quale cambia spesso nome. Una volta l’ha chiamato Giulia e da allora è convinta che sia lui a scrivere tutti i suoi racconti. Quali? Spera di poterli mettere in un libro a breve. In attesa di quel giorno, lavora tanto, mangia caramelle, troppe, fuma sigarette che non le puoi contare.

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