A scuola con Pinocchio

È uno dei paragoni più diretti che si possano fare quello tra Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi e il conseguente film Disney.

Il binomio rappresenta anche l’archetipo del modus operandi Disneyano: un bel po’ di miele sui fogli prima di disegnare.

Mai come in questo caso, però, tanto miele fu necessario. Leggete Pinocchio, libro che giustamente s’inizia a proporre alle elementari e ci si ritrova all’università, e siate onesti: Pinocchio è, perlomeno, creepy, per non dire che fa paura.

Come Alice, salvo poi diventare, come Alice, una delle storie preferite di sempre da moltissimi adulti.

Collodi traccia una strada biforcuta con, alla prima svolta, il livello di lettura dei piccini, fatto di marachelle, personaggi fantastici, avventure a dismisura, dall’altra il tornante destinato agli adulti. Non serve descriverlo, basti dire che prima o poi affiora alla mente di  tutti la volta in cui ci si è sentiti dei grossi grassi burattini auto giostranti.

Sarebbe scontato dire che siamo in balia degli eventi e che il solo burattinaio è il destino. Non sarebbe ciò che Carlo Collodi, con infinita umiltà, avrebbe voluto mostrarci nella sua mastodontica commedia umana, e che, in fondo ha un unico vero protagonista: il dilemma della responsabilità personale. E qui mi fermo, è un dilemma diamine!

Sostiamo alla prima svolta, che ci riguarda anche più da vicino. Tra una settimana giusta abbecedario in spalla e via diretti coi nostri ragazzi in direzione scuola. Il dolce Pinocchio di Walt ci farebbe qualche raccomandazione, con la sua vocina nasale (se non la ha nasale lui!):

  • non fermatevi a vedere il Teatro dei  Burattini!
  • non marinate la scuola per andare alla spiaggia!
  • cercate di evitare come la peste le orecchie d’asino!

I primi giorni di scuola sono fatti di attese e tante speranze, da parte nostra quella più grande è che in cartella, prima o poi, ci finisca anche questo capolavoro (il film, per iniziare, potrebbe già andare!).

Michela Capra

 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

6 Commenti
  1. Grazie per avermi ricordato quanto è prezioso qsto libro sia per gli studenti che per gli insegnanti…

  2. Pinocchio mi ha sempre fatto più paura di Nightmare, IT e The Grudge messi insieme. Il tema della responsabilità personale è ancora oggi (anzi, soprattutto oggi) uno degli insegnamenti, laici e civili, più importanti per l’umanità, non solo per i piccoli. Ma insegnarlo con una sorta di strategia del terrore per cui se non ti comporti bene, se non righi dritto, la pagherai molto cara… ecco questo non mi ha mai fatto appassionare al personaggio e al suo autore. 😉

  3. anche nel cartone della Disney di Alice, lei cade nel tronco magico perché aveva marinato le letture scolastiche propinate dalla sorella/maestrina: la scuola come il primo vero binario da quale bisogna fare attenzione a non deragliare…è triste, ma non è poi così falso.

  4. ma ci credo – è il cugino piccolo e cattivo di Edward Mani di Forbice, l’individuo più inquietante della nostra era!

  5. A me invece Pierino Porcospino piaceva tantissimo – anche se in effetti era un bel po’ inquietante – così grottesco e surreale, tanto da avermi spinto ad acquistare il libro in ogni lingua…compreso il tedesco, che nemmeno parlo!

    Bellissimo articolo, Michela 🙂