Filottete e Ove, i due umarell

Ove è quello che a Bologna chiamano "umarell": il classico rompiballe sulla soglia dell'anzianità che il comune di San Lazzaro di Savena avrebbe insignito dell'incarico onorario di Capo Cantiere per un giorno, pur di far tacere le sue lagne e levarselo di torno.

Ove è l'uomo che metteva in ordine il mondo (Fredrik Backman, Mondadori 2014). È un tipo preciso, fermo nelle sue convinzioni, ed è sempre stato così: non parla più del necessario (cioè per spiegare agli altri quanto siano idioti, ché le cose vanno fatte in un certo modo), guida la sua Saab da tutta la vita e ha sempre lavorato duramente, senza lamentarsi.

Ove ora è solo. Dalla morte di sua moglie, l'unico essere umano che sia mai stato in grado di farlo sorridere, non era rimasto che il suo lavoro a farlo sentire utile. Poi, quanto un lunedì anche il lavoro gli ha dato il ben servito con il prepensionamento (il lunedì! Per non rovinargli il fine settimana! Ma vi sembra possibile!) Ove non ha davvero più avuto motivi per voler vivere.

Filottete è l'allenatore di Ercole, e un altro rompiballe. Certo, la sua inclinazione verso la vita è tutt'altra — ché se sei un fauno è anche normale che ti riesca un filo meglio godertela — ma è comunque sempre stato solo.

Filottete ha addestrato un sacco di eroi e aspiranti eroi: Odisseo, Perseo, Teseo (un sacco di Seo), ma alla fine ognuno di quegli schiapponi si è spompato, più piatto di un disco. Mentre l'unica cosa che Fil voleva era che, vedendo il marchio del suo eroe nel firmamento, la gente dicesse "è il ragazzo di Fil!".

E quindi, quando Ercole ha bussato alla sua porta, Filottete ha avuto solo due parole per lui: «SONO IN PENSIONE». Prepensionamento auto-imposto, porta in faccia, è meglio un buon prato in cui pascolare.

Per quanto tra i migliori sulla piazza, due professionisti, Ove e Fil sono davvero due rompiballe di prima categoria: devi pensarci davvero bene prima di andare a scomodarli, perché una volta fatto non riuscirai mai a farli tacere e lasciarti in pace, ti talloneranno e marcheranno stretto al punto, anche solo perché guidi una Honda (!) o perché hai dimenticato la regola numero novantatrè (schiva). Ironico, pensando alla fatica che faresti a convincerli poi, a scomodarsi. Ove ad esempio ha subito le insistenze dell'invadente e incintissima vicina di casa (e del gatto randagio) per mesi prima di cedere e desistere dall'intento di togliersi la vita — e per forza, oggigiorno non si può neanche decidere di morire in pace che improvvisamente ti ritrovi il vicinato in casa. E Fil, poi, non è sceso a compromessi prima dell'intervento nientepopodimeno che di Zeus in persona — quando si dice essere capatosta proprio.

Ma qui sta il bello: Ove e Fil hanno ancora molto da insegnare, e insospettabilmente ancor più da imparare. Il loro compito è lungi dall'essere ultimato, perché ci sono ancora quartieri da tenere in ordine, controllando che nessuno abbia parcheggiato la bici al di fuori del vano per le bici, donzelle in difficoltà da essere salvate e mostri con diverse teste da decapitare. Ove e Fil non hanno la verità in tasca, e alla fine anche loro se ne renderanno conto: che esistono tanti modi di fare le cose, e alcuni di questi non sono schematici; che un vero eroe non segue sempre tutte le regole del vero eroe; che la vita non finisce col prepensionamento e anzi, spesso inizia da lì.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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