4°round/La metamorfosi

 4°round / La metamorfosi 

Siamo arrivati all’ultima delle quattro sfide iniziali del Finzioni Cover Contest, da settimana prossima a voi l’arduo compito di eleggere la migliore copertina di sempre tra le quattro finaliste!

Oggi mettiamo a confronto due edizioni nuovissime de La metamorfosi di F. Kafka: una del 2008, a cura della Penguin, e un’altra che deve ancora uscire per i tipi della Schocken Books. (Quest’ultima cover ci è stata segnalata da un nostro lettore, Giulio Passerini, che tra l’altro tiene un blog aggiornato e curatissimo sulla grafica editoriale e dintorni http://giupasserini.wordpress.com/).

La Cover A è stata realizzata da Gary Card e fa parte di una serie (la trovate qui http://bookcoverarchive.com/mother) nata dalla collaborazione con il fotografo Jacob Sutton: sono tutti ritratti di individui con indosso maschere davvero stravaganti, sottratti per un attimo dalla macchina fotografica all’ambiente cupo e minaccioso che li sovrasta.

La Cover B uscirà prossimamente per la Schocken, la casa editrice che per prima negli anni trenta acquistò i diritti dei romanzi di Kafka nientemeno che da Max Brod in persona e che, dagli anni quaranta, con l’apertura della sede newyorkese, curò la prima edizione inglese delle opere.

Il graphic designer Peter Mendelsund con questa cover (anch’essa parte di una serie  http://2.bp.blogspot.com/_hA8afXystbU/TUAnTijhrfI/AAAAAAAACZ8/xsAss5NicaE/s1600/Kafka-all.gif) si appresta a  rivoluzionare l’immaginario che da sempre orbita intorno allo scrittore ceco: le atmosfere tetre, i desolati e grigi paesaggi praghesi ai quali siamo abituati lasciano spazio a colori brillanti e vivaci. Azzardato secondo voi?

Curiosità: il carattere tipografico è stato creato a partire dalla stessa scrittura di Kafka, si chiama Mister K. ed è di Julia Sysmäläine.

E ora votate e diteci cosa ne pensate nei commenti!

 

Viviana Lisanti 

 

20 Commenti
  1. Sarà anche brillante e vivace nei colori, un po' Bauhaus, eppure, per me, la B è inquietante e destabilizzante, ha un che di disturbante come La Metamorfosi. L'occhio ad alveare, che richiama gli insetti, mi piace molto. Voto B.

  2. Della B mi piace moltissimo il font del titolo, ma la fotografia in bianco e nero è da sempre una passione che non mi rende ogettiva.
    Dunque voto la A, ma senza troppa convinzione, più per esclusione ecco.

  3. A me piace molto la A, cupa come solo uno scritto di Kafka riesce ad essere, con l'uomo in quella maniera che mi fa venire in mente l'immobilità di chi non può andare dritto e, nel contempo, neanche indietro perché davvero non sa. Inoltre mi piace molto il font, stile graffiti, per certi versi mi richiama ambienti tedeschi durante la guerra fredda (anche se Kafka non era tedesco).
    Quindi, in sostanza, A.

  4. Anzitutto grazie mille per la citazione! :-)
    Di entrambe colpisce l'immobilità (fotografica la prima, tutta grafica la seconda) che blocca le immagini in una stasi inquietante.
    La cover A nella sua violenza si accorda bene con il conflitto a cui sottostà la psiche dell'uomo. Non mi convince molto invece l'uso di un font sbandato e malsicuro, forse troppo calcata un'impronta di follia che in Kafka non è altro che divisione del soggetto (ottimamente rappresentata in realtà dalla testa, dalla maschera e dalla gommapiuma tenute assieme dallo spago. Es, io e super-io?)
    Nella cover B emerge invece l'economia del tratto, l'humor nero, la costruzione ieratica ed esoterica; ma soprattutto ci scruta.
    Più bella la A. Ma vince la B.

  5. La B perchè resta impressa.
    Non ho letto il libro, ma sono convinto che se lo leggessi nell'edizione della Schocken mi "rimarrebbe" di più.

  6. B. 
    Di bbbrutto. Mi piace tutto. Il colore, il font, il duplice sguardo. Pulita, apparentemente semplice, vagamente "vintage", e l'aria da "quaderno". Secondo me di grande effetto.

  7. bella l'idea di servirsi di un solo elemento declinato a seconda del contenuto. davvero pop. voto b
    peccato in italia non esistano concetti grafici così accattivanti; tolto Munari abbinato a Calvino, ormai di parecchi anni fa, non mi viene in mente una cura delle copertine paragonabile a quella di altre realtà.

  8. Cover B: perfetta! Semplice e diretta. Se non ce l'avessi già, questa cover me lo farebbe comprare. Giusto anche il richiamo agli occhi: lo sguardo della famiglia/società che ti giudica e ti aliena e come tu guardi il mondo che non ti accetta o meglio che non accetta la diversità.

  9. Voto la cover B. Perché apparentemente è semplice e lineare, come il racconto stesso, mentre in realtà dietro c'è qualcosa, e anche di più. E la copertina suggerisce il tutto senza cercare di spiegarlo o interpretarlo (come la A), inserendo una curiosa figura circolare (un foro?) dove ci si aspetterebbe di vedere l'altro occhio. Il carattere del titolo e i colori apparentemente vivaci contribuiscono a rendere la composizione ancora più straniante.

  10. La A. Senso di soffocamento e disorientamento. Non vedo cosa c'entrino le cellette esagonali dell'alveare nella B con gli scarafaggi. 😐

  11. La copertina del Pinguino (A) coinvolge la sostanza del discorso kafkiano in pieno. Ma è il modesto parere di un utente in prossimità della trasformazione in scaraffone. La (b) affascina nel suo minimalismo ma scoraggia la portata del tragico nel comico, affievolendone il disturbo.

    Il mio voto è per A.

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