salgado dispute jpg 590x389 Daniel Chavarria: scrittore, cercatore d’oro, contrabbandiere

Cronache del Rum / Daniel Chavarria: scrittore, cercatore d'oro, contrabbandiere

Dopo averci regalato lo spettacolare ritratto di Arthur Cravan, poeta e pugile, critico dadaista e nipote di Oscar Wilde, lo scrittore Alberto Prunetti ci manda da Cuba – a partire da oggi e per quattro settimane – queste sue cronache del (e dal) rum, che raccontano d'incontri stupefacenti con scrittori e personaggi noti e meno noti dell'isola. Se l'America aveva Hunter S. Thompson e il suo gonzo journalism, noi di Finzioni abbiamo Alberto e le sue cronache cravaniane!

Uno scrittore cubano di novela negra di origine uruguayana, con un passato da contrabbandiere. Un aereo dirottato che nel 1969 lo ha portato a Cuba. Materiale che mi sembrava degno di Arthur Cravan.  Ho seguito Daniel Chavarria alla Fiera del libro de La Habana e adesso vi racconto la sua storia.

Debutta a quindici anni in un postribolo di Montevideo. Migliora il suo inglese facendo il procacciatore di marinai britannici. Pessimo studente e ottimo lettore, divora libri in quattro lingue ma non sopporta la disciplina scolastica. Ha un talento per fare soldi facili con piccole truffe. Frequenta circoli bohemien della Montevideo dei primissimi anni Cinquanta, dove impara a improvvisare teorie e a citare ciò che non ha letto.

Nel 1953, appena maggiorenne, sbarca a Madrid. Si mette davanti al Museo del Prado e fa la guida non ufficiale. Tra un affaire romantico e qualche casino, arriva a Tangeri, in Marocco, dove conosce un esiliato marsigliese proprietario di una lancia battente bandiera libanese. Locutore di quattro lingue, si trasforma in un contrabbandiere perfetto. Lavorano molto di sigarette e liquori, ma non manca l'hashish. Stanco di quella vita, compare su un molo di Napoli. Atleta delle avvversità, si fa tutta l’Italia a piedi accompagnato da un ragazzino mendicante. Giunge in Germania, si mette a fare il manovale, poi l'operaio metallurgico. Annoiato dalla disciplina dei crucchi, compare nel quartiere Latino di Parigi, il tempo necesario a diventare comunista. Lo avvistano a Londra, poi di nuovo ad Amburgo, dove frequenta il quartiere del porto, colmo di postriboli e immigrati italiani. La sua base è il Bar Genova, rifugio di marinai ubriachi. Si vive di contrabbando e piccoli traffici e lui entra nel business. Conosce anche un siciliano, tal Nino Troia, che per prenderlo in giro lo affilia alla mafia. Ci guadagnerà una bottiglia di cognac e due mele.

Attraversa l'Atlantico da clandestino nel ventre di un transatlantico. A New York finisce in un centro di detenzione per immigrati. Lo rimpatriano in Uruguay, dove studia per un po' greco e latino prima di ripartire verso l'Argentina. Fa il traduttore e vive nei pressi de la Boca, tra anarchici spagnoli e marinai genovesi. Il vino scorre a fiumi. Lascia Buenos Aires con un vago proposito di entrare nella guerriglia. Lo avvistano in Cile e in Perù, nel 1963.  Per un po' fa il mantenuto di una ricca ereditiera peruviana, poi vende pubblicità per una rivista inesistente. Di nuovo in cammino, nel Perù indigeno e in Bolivia. Arriva in Brasile. Partecipa a una campagna di alfabetizzazione organizzata dal Partito Comunista nei pressi di Bahia. Ma col golpe del generale Branco del 1964 il suo nome finisce in una lista nera. Entra in clandestinità e fugge da Bahia travestito da frate capuccino. Rispunta in Amazzonia, dove fa il garimpero, cioè il cercatore d'oro. 

Una vida puta, segnata dal paludismo. Malaria, dissenteria, vomito, e poi badile e setaccio alla ricerca delle pepite di oro. E le zanzare che non ti fanno dormire. A Manaus converte le pepite in denaro contante e se ne va in Colombia, dove riprende la sua attivita di sciupafemmine e segue con interesse le corride. Prova a vendere libri porta a porta, ma il giro a Bogotà è molto chiuso e ci si entra solo con una pistola in mano. Comincia allora a vendere liquori negli aeroporti, e ci guadagna un sacco di soldi, anche perché si muove nel solco del contrabbando. Replica a Quito, in Ecuador, e a Caracas, ma presto torna a Cartagena, in Colombia. I suoi quattro amici sono un pappone, due prostitute e un vescovo legato alla teologia della liberazione, che lo mette in contatto con la guerriglia. Coi suoi soldi finanzia i guerriglieros fino a quando uno tradisce e lo denuncia. A quel punto invece di tornare a casa monta su un piccolo aereo, punta la pistola alla tempia del pilota e lo dirotta su Cuba. E' l'autunno del 1969.

A Cuba Daniel Chavarria saccheggerà la propria vita per farne una serie di romanzi di novela negra. Fino a diventare lo scrittore cubano piu venduto del blocco socialista. E il primo autore latinoamericano ad aver creato una serie noir con protagonista cubani, negri e mulatti, ballerini di son, mangiatori di riso e fagioli e bevitori di rum.

L'ho visto la mattina alla Feria del libro de La Habana, dove ha vinto il Premio Nacional di Letteratura del 2011. Poi, nel pomeriggio, ho partecipato a una sua lettura presso la Casa de las Americas, nel quartiere del Vedado. Doveva parlare assieme a lui Paco Ignacio Taibo II, ma il rivoluzionario di passaggio non é neanche sbarcato a Cuba. Arrivato in anticipo, mi sono messo a sfogliare una rivista e quando Chavarria é arrivato ha salutato un suo amico e si e seduto accanto a me, sulle poltrone nere della Casa de las Americas, per commentare quanto Paco Ignacio si comporti da anarchico. Perché, lui invece no? 

Alberto Prunetti