50 sfumature: davvero l’ultima cosa

Sono andata al cinema, vorrei dirvi come inviata di Cunnilibrus, ma non è vero, sono andata per curiosità (e per passarmi una serata divertente con due mie amiche).

State bene attenti a quello che sto per dirvi: ne sono stata felice, alla fine. Sì, ho una laurea magistrale in filologia romanza, verrei considerata dal Leviatano del Giudizio di cui tutti si preoccupano tanto, ma che nessuno ha mai visto, nella fascia medio-alta della cultura, eppure questo non mi ha fermato dal trovare decente il film.

Non ho letto i libri, e non per snobismo ma per mancanza di tempo. Inoltre per obbedire a una cosa molto sensata detta da Stephen King: “Se un libro è brutto, smetti di leggerlo. Ci sono troppi libri belli in giro” (più o meno, comunque è in On Writing, cercatevela). Con i libri di 50 sfumature ho l’impressione che sarebbe andata proprio così: inizi a leggere una cosa palesemente scritta male, poi per pietà le dai una seconda chance e finisci per ritrovarti con un discreto ammontare di ore tolto a letture invece meritevoli. Ecco perché non l’ho letto. 

Come inviata di una rubrica erotica, vi dico subito che non mi sono eccitata nemmeno da lontano. Vi dico subito che i due corpi sullo schermo sono perfetti e duttili, come statue greche che rappresentano qualcosa, non sono qualcosa, quindi sì, è piacevole vederli spesso e volentieri nudi. Non sono poi una fan della dominazione, ma ho l’impressione che se anche lo fossi stata, non sarei riuscita a godermi lo spettacolo: insomma, i capisaldi del genere ne sono usciti palesemente straziati da un romanticismo che – almeno per sentito dire da chi invece pratica – è assolutamente fuori luogo, anzi rifuggito a più non posso. Cioè, toglie senso a quel che stai facendo. Se sei romantico, sei romantico, non hai bisogno del flagello.  

Patinato, battute esilaranti piovute dal cielo – “Mi scappa una pipì assurda”, “Se fossi mia, non potresti sederti per un mese”, “Io non faccio l’amore, scopo. Duro” -, fatti che un po’ non si tengono, sono un dato oggettivo, soprattutto nella prima parte del film. Poi si smette di ridere e il senso del ridicolo che forse sopravvive in alcuni dettagli fallisce nel creare una reazione. Se fossi un’amante di quelle pratiche sessuali, ammetto che avrei smesso anche di scaldarmi. Questo perché nel film ci sono anche altre tematiche. Non è liquidabile come una fantasia da casalinga disperata, almeno, non se avete un grammo di sensibilità nel sangue e vi siete degnati di vedere una a caso delle manifestazioni di questo racconto. Si parla di genitori e nessuno dei due protagonisti ha dei campioni nel campo, si parla di maltrattamenti infantili, si parla di pedofilia. Come se ne parla? Male, accenni. Ma ci sono, eccome. E Christian Grey smette subito di essere l’uomo perfetto che ti scopa duro e ti regala la macchina, ma diventa un uomo fragile, disorientato e tremendamente insicuro. Anastasia invece è solo inesperta, ma non priva di intelligenza, anzi. 

Come al solito, dipende tutto da che cosa si vuole vedere, anzi da se si vuole vedere.

A giudicare dai temi scomodi, credo che la maggior parte delle stroncature derivi da un grosso no che copre gli occhi perché certe cose è meglio non rapportarle a se stessi, sennò metti che si finisce arrabbiati, metti che devo andare dallo psicologo? 

Quanti di noi le hanno prese da piccoli? Cinghia o no, fa poca differenza, a volte anche un “deficiente, cretina”, brucia come una scudisciata. Quante di noi hanno fidanzati che infliggono quotidiane e subdole umiliazioni anche senza contratto di sottomissione? Anche se da fuori è tutto immacolato e accettabilissimo? Tanti, tante. Forse tutti, chi prima, chi poi.

Insomma, è un film che parla di ombre. D’accordo, non è un film che ne parla in modo illuminato, ma lo fa e dà fastidio, tanto. Il fatto che presti il fianco alla messa in ridicolo poi mi intristisce ancora di più, perché quello che si pensa sia ridicolo deriva direttamente dall’ingenuità della nostra inesperta scrittrice e in teoria l’ingenuità è una cosa bella, delicata. Insomma mi spiace e ne viene fuori che per me 50 sfumature è un film abbastanza triste. 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

4 Commenti
  1. Se vuoi leggere una bella e precisa analisi su questo film e soprattutto su cosa rappresenta (e non rappresenta) ti consiglio di andare su softrevolutionzine.org. Non tutti quelli che lo stroncano lo fanno perchè hanno un NO che copre i loro occhi 😉

  2. Grazie Elena, questo è sicuro. Ci sono tanti altri motivi ma, come ho provato a dire, altrettanti per essere più indulgenti. Grazie della segnalazione!

  3. Grazie a te, e complimenti a tutti voi del magazine, siete la mia principale fonte di spunti letterari 😀