E. M. Forster e il teorema del sesso

Maurice, shall we rewrite history?

Nel Regno Unito a febbraio si celebra (finanziato dal governo) il mese della storia lgbtq, in coincidenza con l'abolizione nel 2005 della Section 28, la legge che proibiva la promozione delle tematiche gay nelle scuole. Un mese intero per commemorare le vite dei tanti gay, lesbiche trans, bisex, queer nella storia e i progressi delle nostre comunità. Vorrei approfittare di questo spazio, proprio in questo mese, per ricordare quello che a mio avviso è da considerare il primo vero romanzo gay moderno, Maurice di E. M. Forster, che per altro fu iniziato a scrivere nel 1913, cento anni fa quando l'omosessualità in Gran Bretagna era ancora un crimine, ma che fu pubblicato solo nel 1971, quando il suo autore era ormai morto.

Maurice è un romanzo apparentemente datato quando viene pubblicato, immerso in un'atmosfera tipicamente edwardiana, quando essere gay era considerata una malattia dagli stessi omosessuali, eppure rappresenta un punto di svolta nella nascita di una letteratura tematica che troverà maggiore sviluppo e seguito negli Stati Uniti qualche anno più tardi. Il suo lieto fine, che agli occhi dei lettori contemporanei può sembrare come una rinuncia a lottare per la propria identità e per il diritto a costruire una società alternativa a quella eteronormativa, apre alla possibilità di rappresentare l'omosessualità in maniera non così scontata.

Come detto, il romanzo fu iniziato nel 1913 al ritorno da un viaggio in India che cambiò radicalmente Forster e più nello specifico dopo aver fatto visita a Edward Carpenter e al suo compagno George Merrill, nella loro casa di Millthorpe. È Forster stesso a raccontare l'episodio:

“Dovette essere nel corso della mia seconda o terza visita al santuario che scoccò la scintilla, e lui e il suo camerata Geoge Merrill si fusero per produrre su di me una impressione profonda e per toccare una molla creativa. Geoge Merrill mi toccò inoltre il sedere… con delicatezza, immediatamente al disopra delle natiche. Credo che lo toccasse quasi a tutti. Fu una sensazione inconsueta e la ricordo ancora come ricordo la posizione di un dente perduto da un pezzo: psicologica oltreché fisica. Sembrò che mi schizzasse su dalle reni fin dentro alle idee, senza coinvolgere i miei pensieri. Se lo fece davvero, dové agire in stretta concomitanza con il misticismo yogicizzato di Carpenter, e dimostrare ch'io avevo concepito in quel preciso momento.”

Il gesto audace di Merrill è l'episodio da cui scaturisce il romanzo, ma è anche un epifenomeno della componente fisica e dunque tangibile dell'omosessualità, il ritorno del rimosso che si concretizza in scrittura. L'autore sottolinea come il piano del romanzo (tre personaggi e il lieto fine per due di essi) fosse già tutto chiaro dopo quella visita e come la scrittura fosse proceduta fluidamente, senza intoppi. La relazione tra Carpenter e Merrill, iniziata nel 1891 e inserita in un contesto bucolico più che metropolitano, rappresentava per Forster la possibilità concreta e sincera di un legame tra uomini che andasse oltre la rigida divisione tra classi della società inglese e in qualche modo dava credito al finale scelto per il suo romanzo, la fuga nella foresta di Maurice e Alec Scudder. Rifiutando la Grecia e la grecità in favore della foresta inglese, Maurice sceglie di vivere secondo gli insegnamenti di Edward Carpenter, di coltivare il proprio cuore e di diventare un inglese nuovo, imparare e veicolare un nuovo linguaggio all'interno del quale la parola omosessuale non sia omessa.

Ripensato e riscritto più volte, Maurice fu pubblicato postumo da P. N. Furbank, che di Forster è anche biografo. I motivi che spinsero l'autore a non pubblicare in vita questa storia apertamente omosessuale sono ovvi, dall'omofobia di cui egli stesso non era immune alla legislazione repressiva ancora vigente in Gran Bretagna, ma soprattutto la paura di scalfire l'immaginane pubblica dell'uomo di lettere rispettabile che si era costruito nel corso degli anni. Ora che anche il Regno Unito si accinge a parificare le unioni gay a quelle eterosessuali davanti alla legge, la storia di Maurice e dello scudiero Alec sembrano un passato remoto, ma è grazie anche a loro se il futuro che ci aspetta sarà più egualitario, per tutti, non solo per gli omosessuali.

Io non posso promettervi di restituirvi nulla, non sono mica Berlusconi io, ma vi assicuro che di certo questo libro saprà farvi passare piacevoli ore in sua compagnia e appassionarvi ai suoi personaggi come pochi altri libri sanno fare.

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

2 Commenti
  1. A quello che ci sarebbe potuto essere e non c’è stato; a questo penso se rifletto su un romanzo scritto nel 1913 e pubblicato circa sessanta anni dopo.

    Sessanta anni sono una vita, ed è la vita stessa di Edward Morgan Forster a non esserci più, quando appare il romanzo.

    Penso ai libri che avrebbe potuto scrivere e che non ha scritto, cancellando i suoi pensieri. E penso alla vita che avrebbe potuto vivere e che non ha vissuto.

    Togliere agli altri la libertà di esprimere se stessi priva tutti gli altri della stessa libertà: non c’è impoverimento che non sia collettivo.

    Nelle ultime settimane ho letto un romanzo di Edmund White: credo di aver capito, per la prima volta, cosa sia la letteratura lgbt orgogliosa di sentirsi tale: è un altissimo risultato di letteratura, al di là dell’omosessualità di colui che l’ha scritta, ma se colui che l’ha scritta non fosse stato omosessuale non avrebbe potuto scrivere “quel” capolavoro letterario e forse non ne avrebbe scritto nessun altro, chissà.

    Quanto all’opzione cinica possibile: però dove c’è divieto e infelicità la letteratura viene meglio quindi ben venga rendegli la vita impossibile; rispondo: non mi aspetto una levata di nuovi talenti russi dalla prossima ondata di idiozia di portata mondiale, ma molta tragedia e molti grandiosi romanzi in meno, che verranno pubblicati o tra cento anni, e sarò morto io, o che non saranno mai scritti, e allora saremo un po’ più morti tutti quanti.

    I miei saluti,
    Antonio Coda

  2. Leggo con molto ritardo questo bel pezzo su cui sono in totale accordo. Maurice è il romanzo che ogni lettore dovrebbe leggere ogni adolescente italiano – specie un adolescente gay – dovrebbe affrontare.
    Mi fa piacere anche avere letto il commento a questo articolo, perché conferma quanto ci siamo detti più volte su queste pagine, anche con toni vivaci. Essere omosessuale influenza necessariamente uno scrittore, quello che vuole raccontare, quello che conosce.
    Così come il modo che ha Bryan Singer (regista gay di blockbuster americani) di riprendere un giovane maschio (che sia un supereroe o un soldato) è diverso da quello che ha Michael Bay (regista eterosessuale di blockbuster americani). Ma queste cose, questi segnali, come accade nel mondo carbonaro delle società segrete le notano solo i gay o i critici che hanno visto molti film e hanno l’occhio clinico.
    Ma io sto divagando. Un saluto da Vancouver, dove i matrimoni gay sono una realtà da anni e se bacio il mio ragazzo sul marciapiedi non faccio qualcosa che “spaventa i cavalli per strada” come si usava dire nell’Inghilterra edoardiana.