Game of fuc*s – Daenerys + Drogo edition

Ho spifferato a una mia amica la mia intenzione di scrivere un pezzo su Il trono di spade:

"Occhio – mi risponde – i fan ti faranno a pezzi se scrivi cavolate"

Oh-chei, sarà meglio che faccia una premessa: questo è un articolo atipico, peer to peer, che anzi denuncia il mio ritardo nel leggere il primo volume de Le cronache del ghiaccio e del fuoco

Inoltre: non ho Sky e non ho visto la serie, che in tanti mi state consigliando on a daily basis, e molto più importante, non ho finito il libro, attenzione, attenzione.

Ancora, per scrivere questo articolo ho limitato al minimo le ricerche, onde evitare spoiler rovina lettura, che ammetto, si sta rivelando magnetica.

Allora perché ne scrivi, mi chiederete voi. Beh, il magnetismo ha qualcosa a che fare con la motivazione

Mi sono infatti spesso chiesta (anche prima di aprire il libro) quale fosse il vero ingrediente segreto che tenesse legati tanti di noi a questa produzione fantasy sì, ma assai meno letteraria di un Lord of the rings, ad esempio. 

Istintivamente, mi è venuto da paragonarlo a Le nebbie di Avalon di Marion Z. Bradley. Forse, mi son detta, toccherà quelle sottili corde primordiali del sentire, i chakra bassi, per chi se ne intende. Non che ci sia niente di male, al contrario! Quando questa operazione si svolge in modo delicato, ma con mano convinta ed equilibrata, è una gran cosa, che rivitalizza il lettore, lo rinvigorisce.

Ma siamo su Cunnilibrus, diamine, arriviamo al sesso! Come se, parlando de Il trono di spade, si potesse evitare! Martin, diciamocelo senza cattiveria, ha toccato i chackra primordiali con mano particolarmente pesante su Svadisthana, centro degli istinti sessuali. 

Personalmente, sono di natura ingenua, dunque, prima di accorgermene, ho dovuto finire di leggere il terzo capitolo, quello dedicato a Daenerys. Dopo averlo fatto, la lampadina si è accesa e l'ottica dell'intero libro non ha potuto più essere equivocata o equivocabile.

Il primo accenno d'incesto tra la tredicenne e il fratello Viserys fa domandarsi di aver letto bene – che so, lui le strizza un capezzolo, ma forse non è proprio la sorella – poi leggi dei matrimoni in famiglia, da generazioni, e capisci di aver capito

Poi arriva il bruto Khal Drogo, al quale si cerca di rifilare la ragazzina, e capisci che il signore non le parlerà certo di zone erogene e preliminari. 

A schiarirci le idee alla fine, proprio in una chiusura di capitolo, che letta una seconda volta sfiora l'esilarante, è lo sfogo del degno figlio del Re Folle, che comprendere il verbo "fottere", quarantamila uomini e altrettanti cavalli. Accidenti.

Dopo ancora arriva Robert sua maestà e lo zoccolame si insedia definitivamente sotto i nostri occhi.

Giusta punizione per le mie tendenze al sofismo, altrimenti chiamati seghe mentali.

Mi chiedevo perché A game of thrones piacesse tanto?

Sex sells, Michela. Sex sells.

Soprattutto se scritto da una sensibilità non comune e incarnato in una serie televisiva con attori mozzafiato!

 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

11 Commenti
  1. Confesso di essermi avvicinata con la tua stessa ingenuità alla lettura del libro, e di aver riletto ogni frase per capire se avevo capito insomma!
    Cmq non è il sex per me, è il masochismo che ci fa leggere le Cronache: ci piace leggere impotenti mentre il crudele Martin si diverte a giocare con i suoi personaggi.

  2. Io non lo so perchè mi piaccia. Prò ne convengo: ci sono scene raccontate ai limiti del ridicolo. L’uomo ogni tanto (appassionatissimo sostenitore della casata Stark) si lascia sfuggire risatacce da osteria e mi legge le parti incriminate. Che tti devo dì, pijja. Punto.In quanto al succitato “sex sex sex”… lo dico o non lo dico? Ma si che lo dico! ERA ORA! Mandate la Meyer a lezione da Martin! 😀

  3. La mia morosa sta leggendo il libro dopo aver visto la prima stagione (io ho visto soltanto la serie) perché non riesce ad aspettare che inizi la seconda. A me non piace molto come stile, quindi ho deciso di non spoilerarmi nulla.

    Non posso dire di non aver apprezzato certe scene (decisamente più efficaci se viste coi propri occhi), ma ciò che mi è piaciuto davvero è la capacità di orchestrazione di Martin. Una marea di personaggi più o meno stereotipati che convincono, che non sembrano piazzati lì per caso ma che hanno tutti uno scopo e una ragione (e senza i quali la narrazione risulterebbe monca); ma soprattutto in GOT non c’è il manicheismo che si trova in molti fantasy (LOTR in primis, IMHO).

    Non dico di no a tette e culi, ma se dovesse diventare soltanto quello perderebbe tanto pubblico.

  4. Il fatto che non ci sia manicheismo, è un’affermazione che potrebbe rispondere a tutto quello che si è citato in questi commenti. Martin, secondo me, è saggio perché non ragiona più con le categorie del giusto e dello sbagliato, insomma ci sta tutto: gli istinti alti e quelli bassi e ogni singola reazione o pensiero ha gran dignità, senza falsi pudori.
    Se non fossimo stati in Cunnilibrus avrei detto questo 🙂
    @Jacopo, per quanto riguarda l’orchestrazione, me ne stupisco ogni mattina quando riprendo la lettura davanti alla colazione. Penso che neanche se mi costruissi il plastico del castello e mettessi dentro i soldatini-personaggi, ce la farei!

  5. @Jacopo Donati
    “ma soprattutto in GOT non c’è il manicheismo che si trova in molti fantasy (LOTR in primis, IMHO)”
    Ahia! Passi per “in molti fantasy” (in effetti tutti quelli degli epigoni bimbominchieski), ma LOTR non è per nulla manicheo. Anzi, LOTR ha una delle etiche più complesse di tutta la narrativa del ‘900. Sempre pensato e lo confermava anche Wu Ming 4 (che ti Tolkien è un grande studioso) in una discussione recente:
    http://laramanni.wordpress.com/2011/12/14/le-parole-per-dirlo-e-dirlo-adesso/
    Circa il realismo di Martin sono d’accordo. Ci troviamo di fronte il massimo del Low Concept narrativo. E come ogni soap che si rispetti occorre tenere viva l’attenzione con sesso, intrighi (solitamente derivano dal primo) e scannamenti (conseguenza dei primi due). Praticamete GOT era già una serie televisiva ancora prima della trasposizione…

  6. Premessa: il manicheismo non è di per sé un male. Opere diverse hanno scopi diversi, e a parte lo scaffale in cui vengono riposti nelle librerie, mi sembra che LOTR e GOT siano due libri molto diversi. Non voglio impelagarmi in discorsi rischiosi perché non sono né un esperto di Tolkien (come è WM4), né un appassionato del genere; ma da quel che ho visto, ricordo una separazione molto più netta tra “buoni” e “cattivi” in LOTR che in GOT. Che poi in LOTR non si possa parlare di manicheismo in senso stretto, ok, ma tu non vedi alcuna differenza tra le due opere sotto questo punto di vista?

    Poi, ripeto, non ho letto GOT e baso i miei giudizi unicamente sulla serie televisiva.

  7. Be’, se lo scopo di un autore è quello di ricreare un personaggio complesso, il manicheismo in qualche modo un male lo è; solo che a volte è un male necessario, dato che difficilmente il lettore entra nei panni di un personaggio real-cattivo .
    Se vogliamo fare un paragone tra GOT e LOTR la cosa che salta all’occhio è il realismo del primo e l’idealismo del secondo (anche se malinconico e decadente: gli elfi se ne vanno dalla terra di mezzo, gli uomini sono deboli, le razze divise). Bisogna però tenere presente che sono due opere molto distanti per tempo e tematiche, nonché per struttura narrativa. In LOTR è centrale la trama, mentre GOT, come dicevo prima, è una lunga staffetta di vari personaggi che possono anche morire (e lo fanno spessissimo generando bestemmie nel lettore 😀 ). Nel secondo ci vedo anche una punta di malizia editoriale; nonostante abbia letto tutti i libri pubblicati finora, salta all’occhio l’indifferenza verso una trama che vada da qualche parte.
    Circa la separazione tra buoni e cattivi, confermo che la bilancia pende verso Tolkien anche secondo me. Premetto che non sei l’unico a dire questa cosa (manicheismo) di Tolkien ed infatti ho soltanto voluto cogliere l’occasione per una breve riflessione.
    Breve elenco incompleto di personaggi non manichei in Tolkien:
    Saruman (buono per millenni, diventa malvagio dopo il ritorno di Sauron);
    Gollum (“Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela?” cit. Gandalf);
    Boromir (vuole l’Anello per salvare il suo popolo, viene punito per questo ma all’ultimo si riscatta).

  8. In GOT non ‘è un gruppo di “buoni” che si contrappone a un gruppo di “malvagi” la differenza fondamentale con LOTR è questa al di là del sesso e degli scannamenti . Dopdichè sono due grandissime opere entrambe