Gran sesso in trincea

Per una volta nel mio articolo per Cunnilibrus non c’è niente di pornografico, ma proprio niente.

Anzi, c’è tanto di erotico, di un erotico che ci si augura, quell’erotico che nasce quando le difese cadono o quando, come in questo caso, sono così assurdamente alte da sparire e far tornare l’uomo, uomo.

Sì perché questo mese vi parlo di erotico scritto sì, ma non scritto di proposito, non pensato per essere letto da un pubblico vasto. Sebbene stia per citare Hemingway e Apollinaire, vi parlo di corrispondenze private, che la storia ha permesso di uscire tanto allo scoperto che ora, nel 2014, a cent’anni dagli avvenimenti, io e voi ne stiamo parlando. 

La grande guerra è il contesto e ci interessiamo di tutta una serie di iniziative culturali e para culturali che i British hanno messo in atto per onorare i caduti, tra parentesi figurate vorrei fare notare il fronte comune dinnanzi alla morte, alla perdita, al dolore, che da noi non sarebbe mai possibile perché siamo quel tipo di buffoni di corte che si diverte a passare il tempo trovando la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Loro a corte avevano Shakespeare mica per niente (sì, mentalmente starete passando in rassegna i tanti poeti che hanno fatto grandi le nostre di corti, citateli pure, vantatevi, tanto il senso lo avete capito lo stesso e fa un po’ male anche a voi riconoscerlo).

Beh dunque c’è questa pubblicazione, Love letters from the Great War che da un punto di vista editoriale non ha molto da invidiare ai libri d’occasione, quelli che anche noi diamo alle stampe ad hoc: un paio di refusi grossi, caratteri ampi, illustrazioni… ecco però il contenuto. Il contenuto è l’umanità dei soldati, uomini che sono al fronte e non sanno se, i fortunati quando, si ricongiungeranno ai loro cari. Il tema è l’amore e lo si vede nero su bianco in ogni sfaccettatura, dal dovere maritale, al corteggiamento, alla testimonianza di anime gemelle e, ovviamente, al sesso.

Altro che niente sesso siamo inglesi: sono diverse le missive a luci rosse spedite dai soldati a moglie, amiche e fidanzate. Nel libro sono sparse con nonchalance senza una sezione propriamente dedicata, ma la serie si apre con il nostro nume tutelare, sì lui, il padrino della rubrica, Guillaume Apollinaire, che si era arruolato volontare, tutto preso dall'entusiasmo aprioristico della guerra e che acciaccato e con tanto di benda in testa, non riesce a fare a meno di essere sfacciatamente malandrino con la sua mestrina francese, la quale come minimo è arrossita dinnanzi alle audaci parole. 

Sapete l'inglese? Leggetevolo, ci impiegate un pomeriggio, anche sott l'ombrellone, darà senso al vostro far niente nell'insopportabile superficialità che affligge le giornate estive.

Voglio però chiudere dicendo che la lettera più bella, più dolce, più ardente, la lettera che si avrebbe voluto ricevere – magari non in circostanze simili, l'ha scritta un obiettore di coscienza scozzese (imprigionato). Coloro che non fanno la guerra sono dannatamente sexy, anzi angelicamente tali.

Did you ever want me like that? Psyche has been so reticent. But I do not reproach her for her silcence, a silence not from apathy or indifference, a silence preserved solely to damn back that flood of warm, passionate feeling which she will pour forth for her lover till its waves bear him to the River of Delight, to the fathomless Sea of Love, whose islands are Cytherea, and whose airs are zephyrs of intoxicating fragrance and music.

p.s. Oh, Hemingway è la solita drama queen, niente di sexy per lui. Viene lasciato da un'infermiera ventiseienne e da diciottenne non se ne fa una ragione (era uno spoiler?).

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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