Graziose, graziosissime, puttane!

 

(photo credit: Henri Matisse, Satiro e ninfa via http://www.settemuse.it)

Cunnilibrus / Istruzioni per le ninfe di Joseph Richter

Gennaio tempo di calendari con le poppe all’aria. Una moda consumistica per vendere costosissime e patinate collezioni di foto osé con sotto una tabellina? No, leggetevi che genesi vi tiro fuori.

Sapevatelo, tra fine Seicento e per tutto il Settecento il calendario (non malizioso) fu il tipo di pubblicazione più letta dalla popolazione europea medio-colta. Da dove nasce allora l’accezione camionistica, o forse nudo artistico che è meglio del calendario? Secondo me è bellissimo farlo nascere dall’intuizione di Joseph Richter.

Se lo leggono proprio tutti, perché non scriverne uno ad uso delle prostitute, si chiese dunque il brillante signore austriaco, coevo di Mozart? Perché no, gli avrei risposto io, visto che lo stesso imperatore Giuseppe II ebbe bene a dire di Vienna: “se si volesse edificare qui un bordello, basterebbe ricoprire la città con un grande tetto”.

Se solo Richter avesse scritto di più nella vita! Le pagine del manuale di istruzione per le ninfe del Graben, una famosa piazza viennese rinomata per il “passeggio”, non sarebbero state tra le poche testimonianze di una mentalità aperta ma ben strutturata, al servizio dell’ironia, ma non sua schiava. Acume, acume e ancora acume, aggiunto a tanta finezza, fanno dipingere a Richter un quandro della piccola gente di allora che non ha eguali.

Parliamo soprattutto delle loro abitudini sessuali: l’elenco ne esce chiaro ed esaustivo. Il merito credo che sia della scelta lessicale operata in tutta leggerezza dall’autore. Ma quanto è azzeccato chiamare le prostitute col delicato epiteto “ninfe” e poi parlare comunque di culi posticci fatti di crine, cimici nei letti, pidocchi e malattie veneree? Che colpo di maestro privo di moralismo designare la fisiognomica, disciplina nel 1787 molto in voga, a perfetto metodo per scovare i clienti più assidui?

Richter coccola queste prostitute senza stimarle una cicca, ma come fa? E come non si può amare colui che scrisse uno dei capisaldi dell’eroticizia settecentesca senza usare mai parole come fallo, copulare, etc… o sinonimi?

Sono convinta che Vienna in quegli anni fosse sovrapopolata di menti geniali. È l’unica spiegazione al mancato successo imperituro di uno come Richter.

Ada Micheli

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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