I am too sexy… for this article!

Mark Simpson è l'uomo che ogni mamma desidererebbe far sposare al proprio figlio. Bello, muscoloso, sagace e mai scontato, sempre avanti col tempo, è un pensatore né apocalittico né integrato, l'intellettuale che meglio di altri ha saputo raccontare le evoluzioni, le involuzioni e le ansie della mascolinità occidentale contemporanea.

Definito come un “Oscar Wilde in versione skinhead” o più efficacemente come l'“Anticristo gay”, a lui si deve la coniazione del termine metrosexual in un citatissimo articolo del 1994 (Here Come The Mirror Men), poi ripreso nel 2002 in un pezzo per Salon.com (Meet the Metrosexual) dove lo introduce al pubblico americano e per la prima volta lo associa con David Beckham, definito come una icona gay, uno che i gay vorrebbero essere più che farsi. Ma a lui si devono anche i termini retrosexual, l'opposto del tipo metrosexual, e soprattutto sporno, perfetta crasi tra sport e porno, per indicare un uso spasmodico dell'immaginario gay nella pubblicità diretta ai consumatori eterosessuali.

Fino alla venuta al mondo (nel sistema e nella civiltà merceologici) dell'uomo metrosexual, i maschi eterosessuali erano considerati dei pessimi consumatori, poco appetibili per il mercato pubblicitario. Verso la fine del secolo scorso, invece, diventano l'oggetto delle attenzioni delle riviste patinate, degli spot, degli altri maschi eterosessuali. Gli italiani sono diventati metrosessuali molto prima di altri popoli, avverte l'autore, grazie alla diffusione di un immaginario prodotto e alimentato da una proficua commistione tra moda, sport e cinema, che mette sullo stesso piano i modelli di Dolce e Gabbana e i calciatori come Totti e Cannavaro, passando per i vitelloni felliniani, nel nome della mascolinità patria.

Contraddicendo una delle premesse dell'eterosessualità, che vede le donne come oggetti da guardare e gli uomini come coloro che li guardano, il maschio metrosessuale è giovane, ricco e vive in grandi città, ma soprattutto sceglie se stesso come oggetto di  attenzione visiva, culto e desiderio, quasi in maniera ossessiva compulsiva. Egli esiste solo quando è osservato, guardato, ammirato. Un feticista della propria immagine che si nutre passivamente di fantasie che gli vengono confezionate e vendute a poco prezzo.

 

La mercificazione del corpo maschile e della sua inviolabilità non fa problema né è una svalutazione della propria identità. Anzi, il tipo metrosessuale si fa volontariamente sodomizzare dalla merce e dall'immagine che essa riflette. Per questo motivo si mostra senza taboo (e senza mutande) e si esibisce spesso (anche a pagamento, gay for pay) in videochat erotiche: lo show è aperto a tutt* ma soddisfa esclusivamente il suo ego.

 

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

2 Commenti
  1. colpevole di aver letto con ritardo questo pezzo, gp! è così pacato e chiaro che rischia di non mostrare a pieno la sua incredibile arguzia: tecnica finissima!
    e poi finalmente ho capito per bene: metrosexual per un periodo è stata una parolache mi ha perseguitato, un po’ come “bromance”.