La verginità è una scarpetta di cristallo

Sto seguendo un ciclo di conferenze di Igor Sibaldi (ma va?!), che si pone l’obiettivo di dare un significato nuovo alle fiabe tradizionali. Tra Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola e Aladino (che non ho ancora sentito, ma un’idea me la sono fatta) la più erotica di tutte è stata quella di Cenerentola. 

È risultata così feconda che Sibaldi ne ha ricavato addirittura tre interpretazioni. Vi parlerò di quella che sta nel mezzo – la prima è la letterale, mentre la terza è troppo oltre per un godibile articolo sul web – forse appunto non la più illuminata, ma comunque un buon punto di partenza per capire il sesso. Siamo qui per questo. 

Preambolino: secondo il nostro conferenziere, ed è un po’ difficile dargli torto, non esiste un autore che abbia scritto ex novo le fiabe, dunque se cullate il feticcio del foglio di carta imbrattato d’inchiostro, liberatevene. Le favole – la faccio breve usando parole mie – sarebbero invece dei tipi di energie primordiali che da quando è nato l’uomo si raccontano, si tramandano con i mezzi a disposizione, per stilemizzare dinamiche dell’esistenza, (altrimenti troppo complesse da comprendere utilmente in una volta), farne tesoro e iniziare le persone a una nuova fase della propria vita. Per iniziarle insomma, sebbene l’iniziazione sia raccontata anziché vissuta: ad alcuni basta tanto per sbloccarsi, ad altri è utile perché sono già nel mezzo di un’iniziazione, ma non ci capiscono una mazza e necessitano la mappa del luogo, per altri ancora quanto appreso dal racconto diviene una risorsa da tenere al caldo in attesa che giunga il momento.

Detto ciò, Cenerentola facilita le cose perché – sempre secondo Sibaldi – uno dei migliori interpreti non ne è stato Perrault o i Grimm o Andersen, bensì Walt Disney. E chi non ha visto il cartone con passerotti e topini, I sogni son desideri e Sire, dileguossi? Diciamo che Disney come me ha scelto la seconda chiave di lettura e ha messo sullo schermo una potente versione di iniziazione sessuale femminile.

Vi siete mai accorti che il film comincia con uno stip-tease? Giusto per fare intendere a chi vuole intendere l’argomento. Poi, permettetemi, oltre a patatina e farfallina, quali altri vezzeggiativi si utilizzano per chiamare la vagina? Passerotta, topina? Sì, vero? Di chi si circonda Cenerentola appena sveglia? Date un’occhiata, se non ricordate! 

Veniamo al punto cruciale: secondo Sibaldi, la scarpetta di cristallo sarebbe il simbolo definitivo. Come non ricordare che al ballo la protagonista e il principe si appartano, fuggendo dal salone affollato per una danza privata… certo, ballano soli in un’atmosfera un po’ offuscata perché rimane pur sempre un cartone rivolto a minori. Che succede appena hanno finito? Oh, la scarpetta è persa, l'incantesimo è spezzato! Si è rotto qualcosa in Cenerentola e per lei la vita non sarà più la stessa, d’ora in poi ha accesso al reame dei grandi! Ne consegue l’esilarante corsa del principe, che nei giorni successivi all’incontro lo infila a tutte le ragazze del regno in età da marito, ma nessuna, proprio nessuna, ha il piedino piccolo e stretto come richiesto! Il principe non trova in nessuna quel tipo di potere che rende la prescelta bella e pura, di valore, una candidata perfetta per essere regina. 

Dunque l'utilità? Istruzioni per l’uso per ragazzine? È una cosa da pervertiti? No, è una cosa da matriarcato! Un empowerment al femminile che bypassa totalmente l’idea sporca e colpevole del sesso di cui il sistema patriarcale si è innaturalmente appropriato e in cui, al contrario, il sesso è una risorsa, una porta d’accesso a reami profondi del sé e dunque, per questo, una spaziosissima e persino piacevole anticamera al potere personale. Un qualcosa di naturale, una tappa mistica e utile per scoprirsi più di se stessi, aumentare lo spettro delle proprie possibilità d’azione nel mondo e diventare i sovrani della propria esistenza. 

Mica male letta così, vero?

p.s. Adesso mi spiego meglio la faccia bavosa del re disneyano, soggiogato dal fascino della ragazza e così smanioso di eredi!

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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