Un classico che diventa pornografia: Tess dei d’Urbervilles

Forse il mio sesto senso mi ha tenuto a lungo alla larga da Thomas Hardy perché sapeva che non avrei potuto reggerlo. È stato infatti in un momento di annebbiato discernimento che ho letto quello che è considerato uno dei suoi capolavori, Tess dei d’Urbervilles

L’ho trovato un atto di pornografia difficile da sostenere. 

Molti degli articoli di Cunnilibrus si basano sul limine del concetto di pornografia: oggi che cosa si può definire porno? Nei nostri velocissimi tempi quella pornografica è un’etichetta univoca e fissa? Ciò che chiamiamo letteratura erotica contemporanea, non è poi il soft porn degli anni Ottanta uscito allo scoperto?

Mi dispiace risultare marzulliana, ma voglio farvi capire questo: per dove siamo oggi, per come pensiamo, per quanto sappiamo, Tess dei d’Urbervilles non è più accettabile. È anzi un pericolo emulativo per fanciulle in formazione: un divieto alle minori di anni 21 in copertina non ci starebbe male, per l’occasione rivisiterei il tradizionale “Parental advisory explicit content” in “Empowered women advisory shameful content”. 

L’idea di donna legittimata dall’autore è una donna arrendevole, che dimostra la nobiltà dei propri intenti e la limpidezza del proprio cuore abbassando la testa in nome dell’accondiscendenza al potere, alle convenzioni, ai ruoli. Se si fosse tentati di pensare che l’ottica in cui Tess è stata plasmata potrebbe essere vagamente critica, eccovi il titolo completo che non lascia scampo: Tess dei d'Urbervilles: fedele rappresentazione di una donna pura.

Insomma, voglio pensare che le mie coetanee che lo ricordano con affetto e circondato da un’aurea di romanticismo d’epoca, come concretizzazione di un altrove lontano, lo abbiano letto così tanti anni fa dal non ricordarne bene i dettagli. E spero anche che i sostenitori del buonista “ma dai, era un’altra epoca!”, siano disponibili a ricredersi.

Spesso ci si appella al periodo storico per giustificare nefandezze morali, passi falsi e scelte infelici, ma purtroppo è un’argomentazione nulla, che si basa sul trito concetto di causa-effetto che nel 2015 deve essere avvertito come obsoleto. Basterebbe citare le persone straordinarie, che sarebbero straordinarie anche ai giorni nostri, in barba alla veste temporale e sociale in cui si sono trovate a vivere. Un esempio particolarmente calzante in opposizione a quello di Tess è rappresentato da tutte quelle donne che alzarono la testa e diventarono scrittrici, medici e soldati nel Medioevo, ad esempio, un’epoca storica che non concede dubbio circa l’asperità delle durezze di genere vigenti.  

Tess non è dunque una donna pura, ma è donna che ha volontariamente abdicato alla propria intelligenza, al proprio intuito, che ha ignorato in continuazione la propria saggezza interiore, che l’avrebbe invece trasformata da vittima a protagonista degli avvenimenti della sua esistenza. Che poi si trovi a rivestire il ruolo (quasi) finale di carnefice, mi pare ben poca vendetta, quanto piuttosto una triste conferma di scarsa scaltrezza intellettuale. Con la consapevolezza che possediamo oggi leggere una parabola di vita simile ti fa sentire sconfitta. Si tratta di un libro in grado di ammazzare entusiasmi e sforzi, magari sorti timidamente in un quadro mentale che si sta a fatica smarcando da false convinzioni, pregiudizi, abusi.

Non pensiate che Tess finisca in mano solo alla ragazza di New York, che va da Starbucks, emancipata, libera e colta. Pensate che Tess finisce in mano anche a ragazze che hanno lo smartphone sì, ma vivono in periferia di un Paese di periferia e sono fidanzate da quando avevano 15 anni e di certo non si vedono se non sposate, poi dopo forse la carriera. Oppure a ragazze che l’ambizione ce l’hanno, ma hanno anche un padre padrone, una madre inesistente e poche prospettive concrete. No, perché succede proprio questo nella vita reale. 

Provate a leggere Tess con in mente i dati sulla violenza ai danni delle donne e ditemi se non vorreste intimare alla protagonista con un megafono da stadio attaccato all’orecchio di darsi una svegliata e correre, correre via. E ditemi se non vorreste bruciare quel libro, basta che non arrivi in mano a quell’adolescente che conoscete, rischiando di legittimare il suo senso di impotenza e il suo fare il minimo indispensabile alla sopravvivenza, tanto ormai.

Tanto ormai cosa? Godiamoci il privilegio di vivere in un momento in cui si assiste al deperimento di canoni che per decenni hanno goduto di ottima salute e godiamo della liberazione di poter dire che in tempi come i nostri è assolutamente legittimo che un classico si trasformi in porcheria. 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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