Volo e Sibaldi: nuove frontiere della pornografia percepita

Cercavo una notizia da commentare per questa nostra rubrica di letteratura erotica, che vira al porno con molto piacere e sommo gaudio nell’indignarsi. Insomma per Cunnilibrus

Non ne ho trovate: pare ci sia calma piatta là sotto e che il mite periodo invernale sia comunque riuscito a gelare i pruriti intimi degli scrittori. Sono attive le solite amiche self, ma andiamo, ve l’ho detto milioni di volte che è a loro che oggigiorno bisogna rivolgersi per trovare pagine hot hot hot degne di nota.

(Oh, il fenomeno After – che sta andando fortissimo come commercialissima strenna natalizia – potrebbe regalarvi delle gioie barely legal, nel caso siate disposti a smazzarvi le mille mila facciate solo per un po’ di sollazzo teen)

Di classici, poi, ve ne ho parlato a iosa e nelle ferie la concentrazione per faccende serie è assolutamente nulla, dunque mi sono risolta a risparmiarmi la fatica. Tornerò sul marchese De Sade prossimamente, lo prometto.

Mi sono imbattuta però in una notizia che mi ha inorridita, indignata e rattristata come quando stai guardando la tv con i tuoi e appare una scena di sesso spinto. Avete presente l’espressione schifata che si assume per prenderne le distanze? Ecco. 

Solo che leggendo questo news la mimica da vecchia signora morigerata non ha potuto fare a meno di ospitare un po’ di tristezza. 

Dunque per me, quanto vi sto per dire, ha l’esatto, medesimo, valore, della pornografia, cioè di un accostamento di qualcosa che potrebbe anche essere bello a qualcosa che è terribilmente generico, marchettaro, vago e ignorante. 

Le due cose sono tenute insieme dal collante della lusinga e dall’occhio in cui brilla il dollarino. 

Allora vi racconto: scopro che la trasmissione di RadioDeejay Il volo del mattino ha ospitato un intervento telefonico di uno dei miei pensatori preferiti – l’unico ancora vivo in realtà – Igor Sibaldi. Il tema è il vero significato del presepe, molto originale, peraltro, dato il periodo.

Vedete, non è che rosico: io Fabio Volo lo detestavo già in tempi non sospetti, quando ancora non metteva nero su bianco i pensieri da guru dell’ovvio, quando limitava i danni apparendo in televisione come iena, eccetera. Quando cioè il suo narcisismo da primato era palese, ma non ancora celebrato, quando da quel pulpito di ego tripping mascherato da filosofia spiccia, Volo non si auto-celebrava ancora nei libri, insegnando come vivere a masse ammaliate da cotanto suonarsela e cantarsela.

Bene, infilando una perla di frettolosa ignoranza dietro l’altra, durante l’intervento radiofonico di cui sopra, Fabio Volo ha invitato una delle più sconfinate menti contemporanee a partecipare come resident al suo programma

Che scenari hardcore mi si aprono all’orizzonte.

Sibaldi, qualcuno che scrive e pubblica tantissimo, e abbastanza con chiunque pur di dare eco alle sagge parole, ha finalmente a disposizione un megafono pop. E io ho paura.

Di che cosa? Che ceda alle lusinghe mainstream perdendo l'essenza del suo sapere. Mi viene in mente il Carlos Castaneda post dottorato: eretto a Maestro dalla società, si è sentito costetto a battere in ritirata quando lo snaturamento di quanto aveva raggiunto e divulgato ormai era avvenuto. Sono dovuti passare quasi quarant'anni prima che si tornassero a leggere e ad apprezzare le sue radici solide, non viziate dal mondano.

Biasimare Sibaldi se dovesse davvero accettare? Pretendere da lui un purismo intellettuale che fortunatamente non gli appartiene? Smettere di leggerlo?

No, niente di tutto questo, bisognerà fare proprio come con le scene spinte nei film perbene guardati in famiglia: distogliere lo sguardo e aspettare che passi presto

(E magari rifugiarsi per qualche tempo nelle sue fonti – Castaneda e Haziel, le mie preferite al momento – per trarre del sollazzo di sostanza in mala tempora).

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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