Dalla parte del lettore – I classici

Bentornati a 'Dalla parte del lettore', la rubrica il cui unico difetto è quello di aver troppa voglia di lavorare. La volta scorsa abbiamo provato a stilare una lista, assolutamente non richiesta, delle macro tipologie di lettori. Ora, visto che bisogna andare avanti per almeno altre 19 puntate mi sono trovato davanti all'esigenza di inventarmi qualcosa. E qual è il proverbiale rifugio delle carogne letterarie? I classici!

Definire i classici è difficilissimo: se devi indicarne uno non hai nessuna difficoltà, ma se ti chiedono di problematizzarne la definizione iniziano gli inghippi. Un po' come il termine "hipster". Che cos'è un hipster? Un giovane milanese che fa le vasche sui navigli con i pantaloni poco sopra la caviglia, gli occhiali con la montatura nera e il ciuffo ribelle? O un rappresentante della controcultura a cui piace pensare fuori dalla scatola (semi-trad.)? Fiumi e fiumi di inchiostro digitale sono stati riversati senza arrivare a una definizione precisa. Tuttavia, quando vedo un hipster che passeggia non ho nessun dubbio nel definirlo come tale, prorompendo in esclamazioni tipo: guarda che hipster! 

Ecco, con i classici è iconoclasticamente un po' la stessa cosa. Calvino li ha definiti in tante maniere, tutte meravigliosamente argute. Per me i classici sono anche una sottrazione di virtualità. Mi spiego: se la letteratura è fatta dai discorsi sui libri, i classici sono quei libri con più discorsi di tutti. Prima di leggerli ne abbiamo sentito parlare tantissimo, anche in maniera contraddittoria. Il grande piacere allora risiede nello sfogliarli, sfrondarli di tutti i pre-giudizi che gli circolano intorno e vedere con i nostri occhi come effettivamente si dipana la storia. E, alla fine, dispiacersi anche un poco perché tra le mille possibilità che ci eravamo figurati solo una è stata letterariamente esplorata.

E così nacquero le fanfiction. Ma questa è un'altra storia.

IL FONDAMENTALISTA

Il fondamentalista legge solo classici. I libri "moderni" (che per lui sono tutti quelli dopo il 1799) non se li calcola nemmeno. Questa condotta porta a tre importanti conseguenze. Uno: risparmia un sacco di soldi, visto che si compra praticamente solo i classici della BUR, quelli dalla copertina azzurrina che costano sette euro. Due: legge un libro al mese, anche meno, perché solitamente predilige i tomi da almeno 700 pagine in su. Tre: non ha la più pallida idea di che cosa sia successo alla letteratura negli ultimi 200 anni. E il problema è che se ne vanta con gli amici agli aperitivi ricevendo pallidi segni di svogliato assenso giusto per metterlo a tacere. 

IL VECCHIO TROMBONE

La differenza tra il vecchio trombone e il fondamentalista è molto sottile – se escludiamo l'età anagrafica, si intende. Mentre il fondamentalista ama i classici, questo simpatico anziano odia i contemporanei (lui non li chiama "contemporanei", li chiama "giovinastri"). Preda dei più triti luoghi comuni sulla terza età, il vecchio trombone snocciola frasi come: si leggeva meglio quando si leggeva peggio, non ci sono più le mezze letterature, una volta qui c'era tutta letteratura di campagna e via discorrendo. A volte, quando è annoiato, si mette a osservare un laboratorio di scrittura creativa con le mani dietro la schiena e, come i vecchietti che guardano i cantieri, dà consigli all'insegnante alternandoli con potenti scatarrate. Una volta l'ha fatto pure con Carver che, per tutta risposta, ha iniziato a bere.

IL LETTORE CON LE BAZZE

Categoria ormai ricorrente in questa seppur giovane rubrica, il lettore con le bazze è costretto a leggere solo libri usciti negli ultimi tre, massimo quattro giorni, altrimenti le case editrici non gli mandano più nulla e lui è costretto a entrare in una libreria e pagare. La sua cultura letteraria è dunque segnata da uno spartiacque, probabilmente il 2010, 2009 magari, se è stato uno dei pionieri. Prima di quella data, il vuoto. Delle volte però ci prova: guarda il suo comodino, con una bella pila di libri da leggere assolutamente (uno addirittura è uscito ben un mese e mezzo fa), si prende coraggio e dice a se stesso: basta, adesso mi leggo Guerra e Pace!, per poi pentirsi amaramente, chiedere scusa all'editoria italiana e aspettare il postino per l'ennesima infornata.

LO SCHIZOFRENICO

Come il Maestro Carlo Fruttero – inventore, ricordiamolo, dello zapping letterario – soleva ripetere sempre, la lettura migliore è quella schizofrenica, quella rubata dalla biblioteca del padre, quella dei libri scelti a caso, classici, moderni, antichi o contemporanei che siano. Quella della lettura come atto d'amore verso se stessi e verso la stessa lettura, quando le divisioni di genere, di provenienza, di tempo sono solo categorie inventate per tentare di mettere ordine in un mondo che, quando è disordinato, diventa molto più bello. E allora lo schizofrenico prova delle combo notevolissime: Guerra e pace + I re del mondo di Winslow + Il grande sonno + Carver + Nietzsche + Pickwick + 50 sfumature. E ancora, e ancora, e ancora.

E voi? Li leggete i classici? E per caso siete pure degli hipster? Evviva Carlo Fruttero!

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

13 Commenti
  1. viva la schizofrenia! il periodo storico in cui il libro è stato scritto non è mai un pregiudizio e si va tranquilli quando la storia merita e stramerita…ma se mi parlate di 50 sfumature o di fabio volo allora divento una FONDAMENTALISTA fanatica da 1000 pagine e oltre. DICKENS FOR PRESIDENT!

  2. In questo caso nessun dubbio. Decisamente schizofrenico. A volte cercare di essere razionale e mi dico mi leggo un classico e un contemporaneo ma poi alla fine vince sempre l’istinto del momento e la voglia di leggere.

  3. Ho paura di oscillare pericolosamente da fondamentalista a vecchia trombona. Anche con un certo orgoglio 😉

  4. Tendenzialmente schizofrenica, ma vecchia trombona wannabe (vedi post precedente dove mi vantavo dei miei sbuffi davanti alle vetrine che espongono Fabio Volo – sì, la smetterò, così ormai non c’è più gusto).

  5. Se ci sentiamo oscillare fra due o più di queste categorie non possiamo che dirci schizofrenici… E io non posso che dire ‘schizofrenia, portami via!’

  6. Totalmente d’accordo con Alessia, lo schizzofrenico è la migliore categoria e sicuramente la più aperta ma c’è un limite. Quando parliamo di Volo, Coelho, le sfomature ecc. divento anche io un fondamentalista. Comunque secondo me c’è qualche altra categoria intermedia. Il classico può essere anche contemporaneo e il suo autore vivente (vedi Rushdie per esempio). Un lettore incallito di classici può apprezzare anche dei contemporanei di altissimo livello.