Citare i libri

Oh, bentornati alla dodicesima puntata di Dalla parte del lettore, la rubrica che sa quello che vuole ma non vuole quello che non sa. Dopo aver parlato di tantissime cose attorno all'esperienza quotidiana del leggere i libri, iniziamo un po' a vedere come noi lettori proiettiamo le nostre pagine preferite nel mondo con il mestiere più antico del mondo: bullarsi. Fin dalla preistoria, l'homo erectus che uccideva più prede degli altri si pavoneggiava con versi gutturali, prendendo in giro quelli più ciccioni che non riuscivano a scappare dalle tigri con i denti a sciabola. Quando l'uomo scoprì i libri non ebbe più limiti nelle vanterie, perché si rese conto che poteva dimostrare la sua cultura superiore imparandone a memoria dei pezzi e infilandoli senza soluzione di continuità nei discorsi all'aperitivo con gli amici. 

E così questa usanza si perpetrò nei secoli dei secoli, creando un vero e proprio movimento di citatori che passavano le giornate a sottolineare, addirittura a strappare le pagine dei libri per avere sempre la battuta pronta. Per questo, alcune case editrici illuminate crearono libri di citazioni, collezioni tematiche per aiutare i citatori in erba e innalzarli al rango di chi si bulla delle proprie letture suscitando ammirazione. 

Le reazioni di chi deve subire queste angherie sono sempre le stesse e ormai si sono cristallizzate in categorie: c'è chi fa finta di conoscere la citazione e sorride dicendo: sai che ci stavo pensando anch'io proprio adesso?, chi fa spallucce dicendo: la vita vera è fuori dalle pagine dei libri! e chi allontana l'improvvido citatore tacciandolo di bullismo letterario e ricominciando a parlare del carburatore della sua moto. Ma i citatori dei libri sono una razza dura a morire, e questi sono i loro ruoli attanziali.

L'OSSESSIONANTE

Questa orribile persona non fa altro che esprimersi per citazioni – colte, se possibile – trasformando ogni suo discorso in un florilegio noiosissimo tra il giovane Werther, Erich Fromm, l'ultimo di Franzen e il primo di Tabucchi (ristampato da Feltrinelli dopo i rifiuti iniziali). Parlando per citazioni, l'inghippo più grosso è quello dell'intelligibilità, ma questo non sembra disturbare l'ossessionante, troppo preso ad ascoltare se stesso e la sua perfetta dizione da scambiare il "parli come un libro stampato" con un grande complimento al suo zelo. 

QUELLO DALLA FRASE A EFFETTO

L'unico scopo nella vita di questo didascalico ruolo attanziale è, appunto, avere l'ultima frase di ogni citazione per sbalordire e zittire gli astanti. Nel caso, le filosofie orientali raccontate da occidentali sono perfette. Non so, qualcosa tratto dallo zen e il tiro con l'arco, tipo che non è importante il bersaglio ma il percorso della freccia, oppure Siddartha, che l'anima(ccia) sua è l'intero mondo e così via. Una prolungata condotta di questo genere porta quello dalla frase a effetto a essere odiato e allontanato da tutti e diventare, tuttavia, il presidente di questo piacevole book club di Boring, nell'Oregon. 

LO SMEMORATO

Hai presente quando si dice: non rido con lui ma rido di lui? Ecco, tutti gli amici dello smemorato ridono assolutamente di lui. Perché questo povero ruolo attanziale prova a infilare ogni tanto nei suoi discorsi una citazione colta, ma la sbaglia sempre. Oh, proprio sempre. Ma anche roba semplice, tipo Oscar Wilde. "Posso resistere a tutto tranne alle correzioni", "A volte è meglio parlare e sembrare stupidi che tacere e togliere ogni dubbio" e cose così. Il problema è che lo smemorato scambia le risa per incoraggiamenti, e continua, improvvido, a storpiare le più grandi citazioni di tutti i tempi.

L'AUTOCITATORE

Questo è il migliore di tutti. Ha scritto cinque libri di cui tre con una casa editrice a pagamento e due con il self publishing (grande scoperta, pensò, nonappena intercettò il fermento attorno alla cosa), libri densi, pieni di frasi memorabili, noiosi e illeggibili e non fa altro che citare se stesso. Come il mio nuovo personale idolo Andrea Mucciolo – che ha un sito che si chiama citazionifamose.com e ci sono solo citazioni sue – si pasce delle sue stesse parole, godendo nel dimostrare agli altri la sua superiorità aforistica. Peccato che gli altri siano delle inquietantissime bambole di porcellana che, sedute a un tavolino mignon, giocano con lui alle signore che prendono il tè.

E voi? Citate spesso i libri che leggete? Oppure vi bullate solo con voi stessi?

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. Cito libri solo se so che può interessare a chi ho davanti, perché anche lui appassionato di lettura, o se le può capire (magari sono in latino).

    Altrimenti, cosa che ora accade praticamente sempre, le penso e sto zitto, perché da quand’ero ragazzino l’abitudine di dirle a prescindere da tutto mi rendeva alle volte antipatico, e così ho imparato a darmi una regolata.