A cena con la filosofia

Tempo di quadri, tempo di esami e pagelle. Da qualche anno a questa parte, mi capita immancabilmente di ripensare a quando dovevo scegliere quale università e che corso di studi intraprendere. In un momento di crisi mistica mi successe di ipotizzare un mio futuro da filosofo o storico della scienza, un interesse ufficialmente accantonato ma che continuo a rispolverare con piacere. Ed è proprio da questa ipotesi non scientifica (vedremo) che voglio cominciare.

Quando si parla di filosofia, e in particolare di filosofia della scienza, o epistemologia, non è difficile trovare autori del pianerottolo, tutti ansiosi di proferire le loro (sempre) geniali elucubrazioni. Personalmente, però, quando mi oriento nella lettura di certi argomenti, preferisco andare sul sicuro e affidarmi alla penna di pochi prescelti. Fra questi spicca da diverso tempo lo statunitense Daniel Dennett, filosofo, docente universitario e co-direttore del Centro per gli Studi Cognitivi della Tufts University, in Massachusetts.

Originario di Boston, con una laurea ad Harvard e dottorato di ricerca a Oxford, Daniel Dennett è uno dei più profilici e multidisciplinari epistemologi che si trovino sulla piazza. I suoi interessi si focalizzano soprattutto sulla filosofia della mente e sulle scienze cognitive, alla ricerca di una lettura filosofica dei risultati che biologi e neurologi portano ogni giorno quando si parla di mente e di cervello.

Come disse una volta il nostro beneamato Richard Feynman, alle prese con un paio di filosofi che lo avevano invitato a cena, uno degli "errori" più frequenti di chi la scienza non la fa è quello di riempirsi la bocca di strani termini e congetture gergali che poco hanno di sensato se non sono poi analizzate col metodo scientificoDurante un banchetto  i colleghi accademici di Feynman parlavano di monismo e dualismo, trattando domande come "Può una macchina avere una mente?": insomma, stavano filosofeggiando quando invece avrebbero dovuto… scientificare! E lascio a voi immaginare come Dick abbia reagito a quel susseguirsi di categorie filosofiche…

Ebbene, il problema della macchina con una mente, o, per meglio dire, dell'intelligenza artificiale, come pure quello della coscienza, sono pane per i denti del filosofo Dennett, che non è caduto nello stesso errore dei conviviali di Feynman. Buona parte della sua carriera si è difatti incentrata sull'interpretare i dati e gli esperimenti di neurofisiologia e psicobiologia al fine di elaborare nuove risposte a problemi filosofici come il libero arbitrio o l'identità personale.

Un assaggio del lavoro di Daniel Dennett lo troviamo in Strumenti per pensare, la sua ultima fatica letteraria. Buona lettura estiva!

P.S: se l'articolo non vi ha convinto e ancora timorate nel prendere spunto dalle considerazioni di Daniel Dennett, guardatevi questa foto e, se notate la somiglianza, capirete perché merita tutto il mio rispetto scientifico!

Giacomo Melani

Livornese doc, ho vissuto per un po' in Australia. Sono mancino, cintura nera di karate e mi piace la musica blues. Studio chimica all'università e dall'età di sei anni non ho mai smesso di leggere libri scientifici. Ho anche una tartaruga (e un fratello) di nome Pippo!

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