L’equazione del crimine

Sarà che ho scoperto recentemente di siedere nella stanza del dipartimento di Chimica che fu di Marco Malvaldi, già chimico e ricercatore dell'Università di Pisa, e ora noto giallista, ma per questo quarto appuntamento di “Favole periodiche” ho deciso di spostare il binomio “scienza-letteratura”, dalla versione “la letteratura nella scienza” alla versione “la scienza nella letteratura”. E per inaugurare questo nuovo approccio ho deciso di rivolgermi, da cui il riferimento al buon Malvaldi, ai gialli e ai romanzi polizieschi. Perchè di scienza, in questo genere di narrativa, ce n'è tanta!

La struttura di un romanzo giallo o poliziesco è ben nota e potremmo riassumerla in tale successione: ANTEFATTO + CRIMINE + INVESTIGAZIONE + SOLUZIONE (sto semplificando al massimo, e ne sono conscio, ma d'altra parte chi si occupa di scienza è abituato ai modelli, al “riduzionismo”). Le parti appena elencate del racconto hanno naturalmente ciascuna un ruolo importante nella struttura del libro, ma possiamo forse dire in generale che la sequenza di maggiore “carico scientifico” è quella dell'investigazione. E infatti non è un caso che il genere delle detective stories sia nato nel 1841 con l'uscita de “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe, il cui protagonista investigatore è il francese Auguste Dupin.

Auguste Dupin, come poi esemplificherà in più riprese il suo diretto discentente letterario Sherlock Holmes, creato dalla mano di Arthur Conan Doyle, è infatti la rappresentazione magistrale dell'uomo razionale (pochi anni più tardi, diremmo “positivista”). Ed è una caratteristica basilare dei primi investigatori protagonisti di questi romanzi quella di essere dei “non-scienziati” professionisti che però fanno uso della logica e del metodo scientifico, insieme a qualche sparsa conoscenza accademica, per risolvere degli enigmi di stampo criminale.

Questa fondamentale razionalità metodologica del detective di fine Ottocento è poi rimasta conservata anche nei casi letterari più moderni e recenti; basti pensare alla Kay Scarpetta di Patricia Cornwell, che si trova direttamente e professionalmente coinvolta nella risoluzione di crimini dal punto di vista scientifico in quanto anatomopatologa (colei che fa le autopsie sui cadaveri).

Ovviamente, c'è più una differenza fra le varie generazioni detective letterari: la prima, già menzionata, sta nel fatto che l'idea culturale più diffusa nel periodo in cui nacque questo genere di narrativa era quella del Positivismo, ovvero della fiducia smisurata da parte delle persone nel potere della scienza e della tecnologia, quali autrici primarie del progresso economico e sociale. Inoltre, fu proprio in quel periodo storico (fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento) che nacquero o si affermarono definitivamente discipline quali la chimica, grazie alla quale era stato possibile caratterizzare o sintetizzare alcuni componenti molecolari di materiali di uso comune. La chimica analitica qualitativa, il cui obbiettivo è quello di riconoscere i composti chimici in base a dei semplici saggi con reattivi specifici, ebbe il suo primo sviluppo durante quei decenni.

Oggigiorno i nostri detective letterari, come la Kay Scarpetta di prima, hanno a disposizione tecniche fisiche, chimiche e biologiche molto più accurate dei saggi analitici in stile Louis Pasteur, e possono risolvere i loro enigmi basandosi sui risulati di analisi di residui da sparo, o sul sequenziamento di materiale genetico, o ancora su perizie balistiche.

In ogni caso, è nel metodo di risoluzione del problema criminale che sta la vera forza dell'investigatore. Un metodo che in fin dei conti si accosta perfettamente al metodo scientifico teorizzato da Galileo Galilei.

Il filosofo Immanuel Kant ne la “Critica della ragion pura”, lo descrisse così: “Quando Galilei fece rotolare le sue sfere su di un piano inclinato con un peso scelto da lui stesso, e Torricelli fece sopportare all’aria un peso che egli stesso sapeva già uguale a quello di una colonna d’acqua conosciuta […] fu una rivelazione luminosa per tutti gli investigatori della natura. Essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno, e che […] essa deve costringere la natura a rispondere alle sue domande; e non lasciarsi guidare da lei, per dir così, colle redini; perché altrimenti le nostre osservazioni, fatte a caso e senza un disegno prestabilito, non metterebbero capo a una legge necessaria.

Nel metodo di Galilei un passaggio fondamentale della ricerca scientifica consiste nella “matematizzazione” delle ipotesi, nell'uso del linguaggio della matematica per esprimere il comportamento della natura. Sherlock Holmes, dal canto suo, non fece mai utilizzo di equazioni differenziali per risolvere i misteri de “Lo studio in rosso”, ma non per questo fallì.

Possiamo sperare allora in una ancor più nuova generazione di detective, maestri della psicologia criminale tanto quanto della fisica quantistica, i quali, risolvendo un problema matematico, riusciranno a trovare il colpevole.

P.S: stavolta non vi ho consigliato alcun libro scientifico, ma sono sicuro che rispolvererete il vostro giallo preferito pensando a Galilei e all'equazione del crimine!

Giacomo Melani

Livornese doc, ho vissuto per un po' in Australia. Sono mancino, cintura nera di karate e mi piace la musica blues. Studio chimica all'università e dall'età di sei anni non ho mai smesso di leggere libri scientifici. Ho anche una tartaruga (e un fratello) di nome Pippo!

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