
illustrazione di Giuditta Matteucci
Freak Theologique / Anselmo d’Aosta aveva amici pazienti.
«Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. [...] E questo ente esiste in modo così vero che non può neppure essere pensato non esistente. Infatti si può pensare che esista qualche cosa che non può essere pensato non esistente; e questo è maggiore di ciò che può essere pensato non esistente. Onde se ciò di cui non si può pensare il maggiore può essere pensato non esistente, esso non sarà più ciò di cui non si può pensare il maggiore, il che è contraddittorio. Dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste in modo così vero, che non può neppure essere pensato non esistente».
Leggetelo pure tutte le volte che volete, io l’ho letto cinque volte e l’unica conclusione cui sono giunto è che devo mettermi a dieta perché sto ingrassando.
Con queste argomentazioni Sant’Anselmo d’Aosta (1033 – 1109), Anselmo di Bec per gli amici e Anselmo di Canterbury per quelli che gli stavano un po’ antipatici, cercherebbe di convincermi dell’esistenza di Dio. Me lo immagino davanti al camino ad argomentare tra amici e tutti a dargli ragione perché così poi si gioca al Monopoli medievale, quello con la Via Crucis ed il Sacro Romano Impero al posto del Parco della Vittoria e della prigione.
Anse è uno dei tanti che cercano punti di incontro tra fede e ragione. Ovviamente con scarsi risultati, perché, citando il poeta Brunello Robertetti, «due rette parallele non si incontrano mai, e se si incontrano non si salutano».
Alessandro Pollini







Mamma mia, nemmeno il più acerrimo nemico di Anselmo gli ha mai presentato una “confutazione” talmente superficiale, vuota e insignificante (in questo caso il termine “confutazione” è eccessivo anche se usato in termini ironici).
Lo stesso vale per gli altri autori criticati, autori che hanno scritto tantissimo e il loro pensiero non si può di certo “confutare” o commentare in quattro scialbe righettuncole.
Vengono citate frasi fuori dal contesto e vengono lanciate sentenze oracolari sui loro autori. Che cultura! Davvero “creativa”…totalmente creativa, direi.
Studiare il loro pensiero, pensiero ritenuto profondo o almeno complesso anche da molti intellettuali e filosofi che non ammirano gli autori che tu denigri, e poi eventualmente proporre una accurata risposta al loro pensiero perchè a sventolare frasi insensate e offensive che non dimostrano niente sono bravi anche gli analfabeti.
Io non rispondo perché come riteneva il vecchio Aristotele, si può rispondere ad una persona solo se questa ha veramente detto qualcosa, e l’autore dell’articolo non ha detto proprio nulla…però lo ha detto molto bene.