Ci vorrebbe un fiore

 
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Niente, non ho fatto. La scuola è finita da una settimana e sono esattamente sette giorni che mi alzo, mangio, esco, nuoto, torno dentro, spippolo sul computer, ri-mangio, ri-nuoto, dormo, ri-spippolo sul computer, guardo un film, ri-dormo.

Vivo come un criceto, vivo.

E insomma domani sera, venerdì 25 marzo, alle Mura di San Lorenzo a Roma c'è la festa di Setteperuno, che se abiti da questo lato di internet conosci già. Ci saranno genti che leggono e genti che disegnano e il nostro Fabrizio Gabrielli presenterà il nuovo numero di Prospektiva e un sacco di altre cose fighissime tra cui il reading di Giulia Blasi che leggerà ad alta voce dei pezzi da Il mondo prima che arrivassi tu (Mondadori), il suo ultimo romanzo che si chiama come una canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma con il titolo grammaticalmente corretto. Alla chitarra e alle cose elettroniche c'è Marco Bonini dei Mamavegas.

Ieri Giulia ha finito di scrivere il suo nuovo romanzo non Il mondo prima, un altro – e domani sarà la seconda volta in assoluto in cui la ragazza leggerà i pezzi del Mondo prima con la musica sotto, insomma, mi era venuta voglia di farci due chiacchiere, allora le ho scritto e le abbiamo fatte.

L'ho beccata oggi a pranzo, stava mangiando la panzanella e mezz'ora dopo sarebbe dovuta uscire per andare dal parrucchiere e poi alle prove del reading. Prove a cui sarà verosimilmente nel momento in cui questo pezzo uscirà sull'internet. Ah, la velocità di questi computers.

Ciao buon appetito grazie faremo presto.

Dovrai avere pazienza, mentre ti parlo mi lavo e mi vesto. Vai!

Tu ieri hai finito il tuo nuovo libro!

Eh, sì. Un parto, ma ce l'ho fatta.

Di cosa parla? Quanto tempo è stato nella pancia?

L'idea è nata leggendo i post di Margherita Ferrari sul guerrilla gardening. Volevo raccontare di gente che trova la felicità a mezzo guerrilla gardening. Ovviamente è venuta fuori una roba che non c'entra niente: quando ti avvicini le cose sono sempre più dettagliate di come le avevi viste. Quello che mi sono ritrovata per le mani è la storia di due vicini di casa molto soli (ognuno per i suoi motivi), ricchi e trascurati dalle famiglie, ognuno con la sua personale epifania.

Cioè alla fine limonano?

Non te lo dico, è il grande cliffhanger della storia.

Un thriller, insomma.

In realtà è una riflessione molto estesa (almeno per me) sul concetto di famiglia, su quello che ci rende famiglia, e di cosa la famiglia può essere nella nostra vita. Ci sono dentro anche altre cose, ma la dominante è quella.

Cosa dirà tua madre?

Mia madre non legge le mie cose, suppongo che non dirà niente. Per la cronaca, l'unico parente che abbia fatto commenti su una mia opera è mio nonno che si è lamentato per il sesso di Nudo d'uomo con calzino (ha usato il termine "licenzioso") (ho riso molto). Per il resto della famiglia potrei anche lavorare al catasto.

Ha già un titolo questo libro? Almeno il working title, come si dice.

Per ora si chiama Ci vuole un fiore, ma è il working title che ha da quando pensavo che la storia dovesse girare intorno alla questione del guerrilla gardening. Come al solito, il titolo sarà wertmulleriano e recuperato all'ultimo momento.

Fammi indovinare: dentro al libro c'è della gran musica.

In questo no. Niente. Neanche mezza canzone.

Urca. Che musica si ascolta mentre si scrive un libro senza musica?

La stessa del libro prima, circa, io sono abitudinaria. Mi sono fatta un nuovo mistone, aspetta che ti dico la prima e l'ultima (fruga tra le cartelle): inizia con Edwyn Collins, In Your Eyes e finisce con Robyn, Dancing on My Own. (in realtà mi sono resa conto che questo libro l'ho scritto per tre quarti con una compila drugapulco fatta da Emiliano)

Libro di prima – beccati questo gancio radiofonico – che leggerai domani alle Mura. Com'è questa cosa di leggere i libri dal vivo? Prende bene, come diciamo noi giovani?

No, prende malissimo! Io sono nervosa. Balbetto. Mi distraggo. Inciampo nelle parole. Per quello faccio le prove. Non che questo mi metta al riparo dalle papere, ma almeno mi rassicura.

Prende bene fare le prove? Voglio dire, ti imbarazza anche stare lì con Marco oppure scatta il clima rilassato e cazzone da sala prove?

Mah, le prove sono prove, faccio le prove, mi tocca se no balbetto il doppio, però con Marco siamo amici da prima, quindi scatta totalmente il clima rilassato di cui sopra. Di norma le facciamo a casa mia o a casa sua, per cui è tutto molto "famose 'n caffè". Però marco è serio e molto meno cazzone di me, quindi riusciamo a lavorare fissi per un paio d'ore. Diciamo che a leggere in pubblico ho realizzato un limite della mia scrittura, almeno per quello che mi riguarda: non essendo un'attrice, non so leggere i dialoghi, e io scrivo paginate di dialoghi, dovrei fare la dialoghista.

Secondo te un'autrice deve leggere le sue cose in prima persona? Io di solito le mie cose le faccio leggere a una ragazza, perché leggo *decisamente* peggio di te. E non mi sento espropriato, non so come dire. Tu invece ti metti lì in prima persona. Perché? Perché è giusto così? Per terapia d'urto? Perché non hai amici lettori disponibili. Perché?

Io mi metto lì in prima persona perché non mi è mai venuto in mente di poter delegare, ed essendo estratti da un libro, in fondo ha senso che li legga io (che comunque non sono capace di leggere, ma pazienza). Non ho una brutta voce, ho solo difficoltà a finire le parole senza inciamparmi. Ma sono l'autrice, ho una forma di protezione materna nei confronti di quello che ho scritto, non so come dire.

Secondo te funziona questa cosa delle letture con la musica? Voglio dire, so che hai fatto anche un sacco di presentazioni normali, con il tavolino e la bottiglietta d'acqua e tutto…

Ho fatto esattamente DUE presentazioni normali: una in libreria con le bottigliette e una in un liceo. La prima avrei anche potuto non farla, ma era rito e il rito si rispetta.

Ha senso secondo te fare dei reading dei libri? Oppure la distribuzione di una casa editrice grossa fa già il suo mestiere, senza bisogno di andare a leggere nei locali, e l'unica cosa utile sarebbe andare in televisione?

Fare reading ha senso eccome, nel senso che non importa neanche quanto vendi facendoli: quello che conta è il fatto di far parlare i libri da soli, senza il trombonismo dello scrittore costretto a parlare della sua opera. A me non piace fare le presentazioni perché non sono capace di tromboneggiare, ho una vena ridanciana che mi impedisce di prendermi sul serio.

Ma 'nfatti.

Poi sono serissima sulla scrittura, ma non sono capace di andare su un palco a "fare la scrittrice". Preferisco leggere quello che ho scritto e lasciare che parli al posto mio.

Ma 'nfatti. E insomma domani sera a Roma sarà la seconda volta che leggerai in pubblico con Marco, oppure mi sono ri-sbagliato?

Sarà la seconda volta. Sono molto nervosa, ma spero che vada bene, mi voglio divertire. Poi Baronciani, che esporrà e disegnerà durante la serata, è una persona di una simpatia esagerata, per cui conto di passare un seratone. Anche il fatto di avere finito la prima stesura del libro nuovo è motivo di celebrazione.

Com'è andata la prima volta che hai letto dal vivo? Che ti hanno detto a Fabriano dopo la lettura? Cosa provate oggi? Gli darai una struttura coesa o leggerai dei pezzi sparsi?

In ordine: abbastanza bene, mi hanno detto che era troppo corto, oggi riproviamo tutto più un pezzo nuovo verso il finale, leggo pezzi sparsi ma faccio delle minuscole spieghe in mezzo.

Quando sembra troppo corto va bene, al di là delle facili battute. Mi copincolli un pezzo da “Ci vuole un fiore”?

Mi hanno detto “Clara, vieni dentro”. Io stavo con i piedi dentro la piscina, seduta sul bordo. Me l'ha detto mamma, uscendo dalla veranda che dalla cucina dà sul giardino, invece di urlarmelo dalla finestra come fa di solito per risparmiare tempo, e quindi ho capito subito che era una cosa grave.

Ho pensato, e mò che cazzo ho fatto.

Niente, non ho fatto. La scuola è finita da una settimana e sono esattamente sette giorni che mi alzo, mangio, esco, nuoto, torno dentro, spippolo sul computer, ri-mangio, ri-nuoto, dormo, ri-spippolo sul computer, guardo un film, ri-dormo.

Vivo come un criceto, vivo.

Questa che parla è Clara, una delle due voci narranti della storia. L'altro è il suo vicino di casa, Max. Hanno esattamente lo stesso numero di capitoli, parlano a turno. Questo a oggi. Dopo l'editing ne riparliamo.

Pensavo che sarà un pacco andare a leggere dal vivo “Ci vuole un fiore”, se è un libro senza musica.

Guarda, questo in realtà leggerlo dal vivo è più facile, ha un sacco di parti che non prevedono dialoghi, ce n'è una che mi piace un sacco che leggerei volentieri…

… tipo domani sera.

No, no, è ancora troppo fresco, i libri vanno lasciati decantare. Però quella parte è la migliore: è la scena di un litigio in famiglia, che vista da Max diventa esilarante.

Sembra un po' un film, questo libro, al di là del fatto che non l'ho letto: le solitudini urbane, le liti in famiglia, magari sto dicendo cazzate.

Io scrivo sempre come se vedessi un film, infatti dovrei scrivere film e finirla di disturbare la narrativa italiana: io guardo il film del romanzo che succede e lo racconto.

"Scrittore-Regista dei film Terrestri Sponsorizzati e Finanziati in Paradiso", diceva quello. O come Pasolini che diceva che i romanzi dovrebbero essere sceneggiature di film che non esistono, dovrebbero tendere a questo fuori dove ci sono i film che nessuno ha ancora girato. Vabbeh.

Chi era quello?

Kerouac, ma non dirlo a nessuno.

Non sapevo di Pasolini, comunque io lavoro così, ho quell'approccio all'editing delle cose che mostro: dico poco e mostro moltissimo, non mi piace l'eccesso di spiegazze.

Show, dont' tell, che te lo dico a fare.

Esatto. Che però è un approccio cinematografico, non narrativo.

Era tipo il motto di Carver (ciao, parlo per citazioni).

Comunque ho fatto più fatica a scriverlo, questo, un po' per via della struttura: le voci narranti alternate sono più faticose perché devi fare attenzione a interrompere la narrazione in punti in cui il cambio di scena e prospettiva abbia senso. E poi due voci significa trovare un lessico diverso, un modo di pensare e filtrare le cose diverso: ho dovuto conoscere meglio i miei due narratori.

Beh, scrivere ti autorizza a essere schizofrenico, voglio dire, non è niente male.

Gli scrittori sono tutti un po' psicotici, sentono le voci.

Ce l'hai un film nel cassetto?

No, non ce l'ho: alla fine, ho sempre scritto le mie storie in prosa. Ma mi piacerebbe scriverle per scene e dialoghi. Per immagini, insomma.

Scrivi per il TEATRO, diobono.

Il teatro è difficile! Devi supplire alla mancanza di cambi di location. Però è capitato che cose mie siano finite sui palcoscenici (previa mia approvazione), per cui suppongo che ce la potrei fare.

… oppure sei Hitchcock e fai i film ambientati tutti in una stanza.

Aiuto!

Devo andare a lavarmi la faccia, se no la parrucchiera me mena.

Massì, grazie, due cose ce le siamo dette, spero di non averti rovinato la panzanella con la fretta.

No, per niente.

In bocca al lupo, il saluto ai lettori non te lo chiedo perché è cheesy, salutami i setteperuni e fabbrì e massi e tutti gli altri.

Ti saluto tutti, e saluto i lettori con la mano a cucchiaino come Miss Universo. Adios!

Ciao Giulia, ciao. Questo è il suo blog, con i link ai libri e al reading fabrianese e tutto il resto, qui c'è un mp3 con la Giulia che legge mentre Marco suona e questo è di nuovo il link della festa di domani sera, andateci se siete a Roma e date una pacca sulla spalla a quei ragazzi da parte nostra.

simone rossi

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. a Fabriano è andata in realtà assai bene, i pezzi scelti da Giulia sono molto belli, come del resto tutto Il Mondo Prima, le musiche di Marco erano l'incognita e devo dire che hanno aggiunto valore a una cosa già di suo validissima, il che è ben più difficile che aggiungere valore a roba che non vale niente.Giulia e Marco combinazione perfetta e vincente. e sì, troppo corto significa decisamente che ne volevamo ancora, quindi positivo assai, anzichenò

  2. Devo fare una rettifica: nella depressione post-partum seguita alla fine della prima stesura, ho omesso la presentazione triestina di "Il mondo prima…", che a differenza di quella romana è stata parecchio vivace.
    Però ecco: due. Più una in un liceo, fa tre.