Ciarlatani – Parte 1/3

ciarlatani1

Fuori Collana – Ciarlatani 1/3

Nel 1891, Cesare Lombroso, misurando crani, confrontando orecchie e calcolando pelosità, si spinse a teorizzare che tra gli animali e gli scaricatori di porto ci fosse una specie di parentela dovuta soprattutto alla gibbosità. Subito dopo, con il suo sodale Filippo Cougnet, scrisse un saggio dal titolo bellissimo di Studi sui segni professionali dei facchini e sui lipomi delle Ottentotte, cammelli e zebù.

Poi, nello studio su La donna delinquente, la prostituta e la donna normale, sostenne, in base all’esame delle foto degli schedari del capo della polizia parigina, che alcune donne, come i delinquenti, presentano caratteri distintivi fisici, mentali e congeniti, soprattutto l’alluce prensile, che le rendono poco adatte alla maternità. Goron, il capo della polizia parigina, scoprì poi che, per sbaglio, aveva mandato a Lombroso le immagini di bottegaie in lista per una licenza, che niente avevano a che fare con la prostituzione.

A me, a leggere queste cose, vengono in mente i personaggi descritti da Omero nell’Iliade e in particolare il modo in cui vengono analizzati nel famoso saggio dello psicologo Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza.

Si nota, dice Jaynes nell’introduzione, che Achille, Ettore e compagnia cantante pensano e agiscono al pari degli schizofrenici, le cui decisioni sono sempre attribuite a delle specie di allucinazioni uditive, conseguenza diretta delle molteplici voci degli dei che stanno dentro la loro testa.

Una parte della testa di Achille, per esempio, compirebbe uno sforzo incredibile di concentrazione e sarebbe dedicata a mettere in ordine tutto il volere divino, un’altra parte, molto più semplicemente, eseguirebbe invece quanto da essi ordinato. Gli uomini descritti nell’epica classica, dunque, sono delle specie di automi senza volontà propria. Nonostante nel corso del saggio si ammetta che questo modello di ragionamento bipolare sia crollato con il passare del tempo e il formarsi di una coscienza, le vestigia della mente bicamerale sarebbero ancora presenti nella coscienza moderna e una delle prove addotte per dimostrarlo sarebbe la persistenza della funzione allucinatoria e della superstizione nel nostro mondo.

Mattia Filippini

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.