ciarlatani3 Ciarlatani   Parte 3/3

Ciarlatani – Parte 3/3

Il termine positivismo fu usato per la prima volta nel 1824 da Henri de Saint-Simon nell’opera Il catechismo degli industriali, e lo usò per denotare la fiducia accordata al progresso e il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana.

La parola ciarlatano deriva invece dal francese charlatan, colui che alle fiere o nelle piazze, accompagnato da musica, fa meravigliare la gente con le sue ciarle, e fa sì che compri cerotti, unguenti e altre panacee. Oppure, secondo un’altra definizione, ciarlatano è colui che esercita illegalmente la medicina o un’altra professione, ostentando titoli e pompose apparenze e vagando tra varie città europee.

In Italia il fenomeno era piuttosto diffuso, per esempio a Parma nell’archivio di stato ci sono i registri che annotano gli spostamenti dei ciarlatani e in cui si possono leggere le date, i nomi e le motivazioni dei loro viaggi, 28 settembre 1763 Lazaro Rivalta, Giovanni Rivalta e Giacomo Brizzolara, tutti della giurisdizione di Compiano, i quali con un orso e una scimmia si trasferiscono in Germania, 20 novembre 1779 Bartolomeo Caramatti di Compiano il quale con un compagno va nella Germania, e in altre parti, facendo vedere un orso e un cane per procacciarsi il vitto (hanno anche un vitello di nuova specie), 16 aprile 1788 Antonio Sivelli di Busseto chiede un permesso per far vedere un corpo mostruoso e animali matematici per quindici giorni.

Nel 1780, confondendo concetti fisici, filosofici e spirituali, Franz Anton Mesmer fece conoscere al mondo la sua tesi secondo la quale i corpi celesti eserciterebbero un influsso sulla salute dell’uomo. Tutti i processi organici, diceva Mesmer, sono da attribuire a un fluido vitale che permea l’universo intero e le forze magnetiche sono solo una manifestazione di questa energia. Malattie e disfunzioni sono causate da blocchi, sbilanciamenti o difficoltà di scorrimento di questo fluido universale. I numerosi pazienti che facevano la fila fuori dal laboratorio di Mesmer si sottoponevano a un procedimento che prevedeva, nel migliore dei casi, l’essere ricoperti da calamite. In seguito la tecnica venne affinata con imposizioni di mani irraggianti energie benefiche, bagni collettivi in grandi tinozze contenenti acque magnetizzate e induzione di stati di coscienza alterati, che Mesmer chiamava sonnambulismo artificiale.

Allora mi viene in mente una cosa che diceva Bertrand Russell, uno dei più grandi filosofi e logici del novecento, a proposito della superstizione e dell’importanza del dubitare. Supponiamo, diceva Russell, che tra la Terra e Marte ci sia una teiera di porcellana che ruota attorno al sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire questa ipotesi, purché si aggiunga che la teiera è troppo piccola per essere rivelata anche dal più potente dei nostri telescopi. Ecco, mi dico con Russell, la cosa fondamentale è essere scettici per non essere plagiati e fraintesi.

Poi, invece, sul quotidiano di qualche giorno fa, c’era un articolo in cui si diceva che in Malesia un’insegnante di 57 anni è stata condannata a due anni di reclusione per apostasia in quanto appartenente al cosiddetto culto della teiera, cioè l’adorazione di questa grande teiera che sarebbe il recipiente che usa il creatore, si diceva, per distribuire la sua benevolenza agli uomini.

Mattia Filippini