Esce l’ebook sulla sfortuna con gli iperboloser dentro

Fuori collana / Esce l’ebook sulla sfortuna con gli iperboloser dentro

Come annunciato, oggi, venerdì 17, esce Cronache di una sorte annunciata, l’ebook sulla sfortuna del blog Barabba. Ne abbiamo già parlato, dunque non ci dilungheremo troppo. Prima di tutto scaricateloqui e qui; poi, mentre lo leggete, se andate a pagina 57 del volume due ci trovate qualche Iperboloser, gentilmente imprestato da Finzioni e ancor più gentilmente accolto da Barabba. Giusto per fare prima, mentre aspettate di scaricare completamente i due pdf, ecco qualche esempio di quello che leggerete.

Iperboloser / Évariste Galois

Il piccolo Évariste, nel 1820, era un bambino solitario e problematico. Tutti lo prendevano in giro perché il suo cognome si pronunciava come la marca di sigarette. Hei Évariste, ce l’hai una paglia? Ahahahahahaa! – lo schernivano. Hei Évariste, fabbricami una sigaretta, ahhahaha! – lo irridevano, basandosi sul fatto che al tempo si prendeva il tabacco e le cartine e si fabbricavano le sigarette da soli. Allora i giovani dicevano “fabbricare” invece di “fare su”.

Per questo il piccolo Évariste diventò un genio della matematica e un abile intagliatore di legno. Portava sempre il suo coltellino svizzero con sé. Un po’ più grandicello, a quindici anni, fu convocato dal re che voleva fargli i complimenti per aver risolto un problema che assillava la matematica da millenni, cioè determinare un metodo generale per scoprire se una equazione è risolvibile o meno con operazioni quali somma, sottrazione, moltiplicazione, divisione, elevazione di potenza ed estrazione di radice, ma le guardie notarono l’oggetto contundente e lo misero in galera.

Quivi il piccolo genio, irriso dai secondini con frasi tipo: Évariste, fatti una paglia prima dell’impiccagione ahahahah!, scrisse la sua grande opera sulla teoria delle equazioni che propose prima a Cauchy, che gli disse di no, poi a Fourier, che gli disse di sì poi però morì e si portò nella tomba tutto il megaprogetto del tabagist.. ehm di Évariste.

Uscito dal carcere, a vent’anni, si innamorò di una tabaccaia e morì in duello per difendere il suo onore e una partita di toscanelli. Si racconta che l’ultimo desiderio di Évariste sul letto di morte fu la prima sigaretta della sua vita. Tossì, prima di spegnersi.

Iperboloser / Felix Guattari

Felix Guattari era un gran campione. Comunista, antistalinista, attivista, psicanalista e chissà cos’altro. Era l’enfant prodige di Parigi, tutti lo rispettavano, lui snobbava i corsi della Sorbona, snobbava Merleau-Ponty (che tanto quando scrive non si capisce niente) e si faceva bello con le giovinette dando contro a Freud. Lacan lo prende sotto la sua ala, lui fonda una clinica psichiatrica e, quasi quarantenne, nel 1968, si appresta a diventare il re della rivolta studentesca, che magari si rimedia anche qualcosa di buono.

Ma aveva fatto i conti senza l’oste: Gilles Deleuze, il guastafeste o, come dicono a Cesena, lo spezzabolgia. Che gli dice, guarda che per diventare famoso ti devi mettere con me, farmi da ghost writer per qualche libro grosso e io, forse, se mi va, posso mettere il tuo nome scritto in piccolo da qualche parte in quarta di copertina. Ma mi devi dare un contributo per la pubblicazione.

Guattari si spaventa e inizia a piegarsi, più per fame che per timore, alle angherie di Deleuze che lo tiene fino a notte fonda a scrivere l’anti Edipo. E, intanto che c’è, lo fa pedalare su una cyclette per produrre energia elettrica. E, a fronte di un frugale pasto con un tozzo di pane e un tozzo d’acqua, il filosofo nicciano consuma pranzi luculliani alla faccia del povero Felix, biascicando: scrivi scrivi, che tanto alla fine la pacchia sarà solo per me.. ehm.. volevo dire per noi.

Dopo il grande successo del primo volume di Capitalismo e schizofrenia, Guattari prova a fuggire ma i mesi di stenti e di pulizie di primavera nella soffitta parigina di Deleuze lo avevano stremato, dunque si rassegna a scrivere anche tutto Millepiani mentre il suo angarione si fuma delle gran Gitanes senza filtro e si fa giuoco del fatto che lo schiavo si chiami Felix di nome (come Felix il gatto) e Guattari di cognome (pron. Gattarì), elaborando in panciolle il famoso rovesciamento platonico e la filosofia antirappresentativa partendo proprio da questo simpatico bon mot.

Iperboloser / Howe Gelb
 
Howe Gelb non aveva mai voglia di fare un cazzo. Stava sempre in casa, a Tucson, Arizona, a strimpellare con la chitarrina e a leggere Dune. Un giorno, completamente controvoglia, decise di formare un gruppo rock/folk, i Giant Sand e, talmente pigro, prese il nome dai mostri della sua serie di romanzi preferita (i vermi giganti della sabbia o qualcosa del genere).
 
Visto che non gli passava neanche per la testa di sbattersi per trovare i componenti della band, tirò su tutti quelli che passavano, senza accertarsi sulla loro effettiva capacità di musicisti né sulla loro integrità come persone. Che errore madornale. Dopo un po’ di tempo, quando incredibilmente Lazy Howe (questo l’affettuoso nomignolo) cominciò a imbroccare qualche canzone, le brutte persone che formavano i Giant Sand si guardarono in faccia (Gelb stava pisolando sul divano) e si dissero, ma insomma, visto che siamo esseri umani orribili, perché non formiamo un gruppo tra noi, prendiamo gli spiccioli di celebrità di questo morto di sonno e non diventiamo ricchissimi e famosissimi alla faccia sua? Mai come in questo caso, la risposta spontanea di tutti non fu: perché? ma: perché no?
 
E infatti lo fecero. Durante la siesta quotidiana di Howe (tra l’altro, la siesta si chiama così perché corrisponde alla sesta ora della meridiana, cioè mezzogiorno, il momento in cui nei conventi ci si raccoglieva in preghiera e, dopo un lauto pasto, ci si addormentava. Sapevatelo!), depredarono la sala prove e si misero in proprio formando i Calexico, pensando di averla fatta in barba al dormiente. In realtà Howe Gelb non stava dormendo, “stava solo riposando gli occhi” (cit.), e si era accorto di tutto ma era talmente pigro da considerare l’inazione come l’unica mossa intelligente da fare in quel momento.
 
Ed è per questo che adesso i Calexico sono bellissimi e miliardari e Gelb non ci ha manco gli occhi per piagne.
 
 
Jacopo Cirillo
 

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.