mora marra11 590x475 Il labirinto femminile – 2a puntata

Fuori collana / Il labirinto femminile – 2a puntata

Bentornati al riassunto a puntate de Il labirinto femminile di Alfonso Luigi Marra. Nella scorsa puntata Paolo, il vecchio protagonista, raccontava di come si è fatto male a un braccio mentre apriva i pantaloni di una sua amante e paragonava Luisa a degli affreschi di Pompei, rimproverandola però di parlare come una forsennata. Luisa, rispondendo una volta sì e dieci no, affermava di aver cucinato del maiale e continuava a non capire nulla di quello che stava accadendo. Che succederà questa volta?

Ricordiamo che le citazioni che leggerete di seguito sono brani non consecutivi tratti dal libro, ciascuno con il numero di pagina di riferimento, così, quando finalmente l'avrete tra le mani, potrete subito andare a cercare i vostri passaggi preferiti.

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P: Se incontri uno nell’ascensore, non dici mai: ho incontrato nell’ascensore Leoncavallo, Ildebrando o Vercingetorige, aggiungendo magari, come fanno normalmente gli esseri umani, qualche parola di chiarimento sul chi è o che fa. Assumi invece un’arietta un tra il misteriosetto del cazzo e lo svagato e dici: «..Ho incontrato un amico..» E sapevo anche benissimo che non ti importa un fischione reale di nulla né di quello delle corse podistiche né di quello che ti ha accompagnato alla festa né di nessun altro. (p. 78)

L: Non ti arrabbiare.. Mi chiami cinque minuti? (p. 78)

P: Mi secco di andare allo studio. Vado a zonzo a cercare qualcosa per te. Se sapessi il numero, ti cercherei un paio di scarpe un po’ demenziali. Perché non me lo dici? (p. 79)

P: Ricordo bene i tuoi piedi: secondo me è trentotto. (p. 79)

L: Meno male, ..temevo fossi arrabbiato.. (p. 81)

P: Ho riletto tutti i nostri sms per cercare di trovarci quello che non riesco a capire di te. Tra un sms e l’altro, o in risposta a questo o quello di essi, mancano naturalmente le telefonate, le intere giornate trascorse a parlare in studio, gli incontri, amorosi e non, ma alla fine c’è tutto, e hanno rafforzato la mia convinzione che il filo conduttore di fondo del tuo comportamento sia lo strategismo. (p. 82)

P: Credevo di essere confuso, di non sapere più cosa volere, ma la repentinità della mia reazione addirittura fisiologica alla percezione forse telepatica della tua disponibilità, mi ha fatto rendere conto che né io né tu sappiamo resisterci, e che questa guerra che hai dichiarato a te stessa è inutile, sbagliata e ingiusta. La sola cosa che riesco a volere è che mi dica di venirti a prendere. (p. 84)

L: Hai ragione:.. che ti posso dire?.. Sai tutto.. (p. 87)

P: Lo so: sei tu che non so quanto lo sai! Ma che intendi dire? (p. 87)

L: Spero non abbiano la diffusione degli altri tuoi scritti, altrimenti mi ammazzo.. (p. 88)

P: Sei ambigua e reticente come sempre. Che vuol dire, che stai passando un brutto periodo? Che cazzo significa? Come devo interpretare e cosa devo rispondere se non so neanche se io c’entro qualcosa e in che modo? (p. 88)

L: Mi fai innervosire. Mi hai fatto riprendere un terribile mal di testa. (p. 89)

P: Per non creare equivoci, ti riporto (nel messaggio che segue) la definizione di tigna, tratta dal mio Dizionario delle forme del conoscere, che è appunto una sorta di dizionario dei termini di rilevanza psichica e psichiatrica. È un’opera che amo moltissimo, e che ho iniziato nel 1987 e scritto in buona parte, ma mai completato: forse perché ci vuole molta fatica, e la chiusura sociale nei miei confronti non mi ha gran che incoraggiato a farlo. (p. 90)

L: Come sei scemo! Mi vuoi dire qualcosa? (p. 90)

P: Non sono arrabbiato: ..tanto lo so che sei una testa di rapa. Sto andando a prendere le camicie. Se decidi di passare cinque minuti con me prima di partire, con promessa che non ti tocco, dimmelo. Se no, fregati (p. 92)

L: Va tutto bene? (p. 92)

P: Ciccio, il pescivendolo di Pozzuoli, mi ha mandato dei calamari pescati stamattina. Sei riuscita a farmeli andare di traverso. Ho fatto mettere quelli che ti ho lasciato sottovuoto, ancora quasi vivi com’erano, ..poveracci. (p. 96)

L: La tua reazione mi sembra eccessiva.. ti ho chiesto scusa. (p. 99)

P: Non voglio aprire nessuna guerra. È solo che sapevo già che la disponibilità che hai espresso stamattina quando, alle nove, sono venuto a prenderti insieme a Viola per andare a Roma, era il solito artificio di dire sì per poi colpirmi irrigidendoti pian piano e convertendolo alla fine in un no. Oggi però ho definitivamente concluso che sei ammalata di una forma di strategismo tecnicamente patologico. Una vera malattia mentale. (p. 99)

L: Il tuo atteggiamento è puerile: ..non capisci niente, ..e non mi conosci per niente! (p. 101)

P: Non mi serve che mi vuoi bene. Sai bene che mi servi tu, nuda, nel mio letto, che mi lecchi come una gatta e ti fai fare tutto quello che voglio. (p. 101)

L: Sono in macchina con Giulio e Attilio. Ti chiamo dopo. (p. 105)

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Che succederà? Laura chiamerà Paolo? E chi sono Giulio e Attilio? Cosa significa veramente 'tigna'? Ma soprattutto, che ruolo avrà Ciccio, il pescivendolo di Pozzuoli? Le risposte alla prossima settimana, per la terza puntata del riassunto di Finzioni de Il labirinto femminile.

Jacopo Cirillo