Alfonso Luigi Marra spiega a Sara Tommasi e Aida Yespica come si fa a fare l'avvocato.
Fuori collana / Il labirinto femminile – Il gran finale
Cari incatenati dalla tigna, siamo purtroppo arrivati all'ultima puntata del riassunto di Finzioni de Il labirinto femminile. Non tanto perché siano finiti gli argomenti o le citazioni, quanto che ci siamo rotti le balle di leggerlo e adesso il resto ve lo cuccate voi, se volete. Nella scorsa puntata Paolo insulta Luisa, dandole della cretina, ma poi la prega di non andare al diavolo, il tutto sotto gli occhi onniscienti degli iscritti al Circolo di Posillipo. A Luisa fa troppo male la testa per continuare e, per questo, decide di troncare la relazione. E ora? Ci sarà il proverbiale lieto fine?
Ricordiamo che le citazioni che leggerete di seguito sono brani non consecutivi tratti dal libro, ciascuno con il numero di pagina di riferimento, così, quando finalmente l'avrete tra le mani, potrete subito andare a cercare i vostri passaggi preferiti.
P: Ma ti rendi conto, cretina emerita che non sei altro, di quanto mi stai sorprendendo?!.. Dopo che hai sputato per mesi sulla mia affettuosità e positività, è bastato un messaggio a Veronica perché passassi la notte a chiamarmi e richiamarmi proclamando tra le lacrime che mi ami mentre ti insulto in tutte le maniere e ringhio di non volerti più vedere! Hai visto che è vero che hai una visione prevaricatoria dei rapporti? Hai visto che credi che consistano nel dominare o essere dominati? Ha visto che ti fanno bene solo le pedate nel sedere? Sono disgustato! Altro che scoperta antologica! Altro che rapporti dialogici!.. Calci nel culo e pesci in faccia a tutta forza (p. 135)
L: Non mi trattare mai più come prima, ti prego (p. 135)
P: Sono sempre molto irritato dalla tua comunque errata insistenza riguardo al volere andare questi giorni a Sperlonga, a casa della tua amica (p. 136)
L: Vuoi dirmi qualcosa? (p. 136)
P: Sto scrivendo il documento sui pro e i contro dello stare con te. (p. 136)
P: Sono sbronzo (p. 137)
P: Se, come sembra, la nostra storia è finita, non posso che augurarmi (e augurarti) di incontrare presto una persona che mi aiuti a uscire da questi mesi di solitudine. (p. 138)
L: L’unica cosa certa è che in quella situazione non potevamo stare, né io né tu, nemmeno un giorno di più. (p. 139)
P: Ho deciso di immergermi per un po’ nei piaceri del sessual-consumismo feticistico: vado a tuffarmi in quell’enorme supermercato di Pozzuoli. Poi, più tardi, vado a Palma Campania. Se vieni, è un’occasione per conoscere il grosso della mia famiglia. Vado con tutti e quattro i miei figli: Caterina, Marco, Giulio e Attilio, da Oto, il dentista, il marito di mia nipote Mariolina, per una pulizia generale dei denti, e ne approfittiamo per una cena di famiglia a casa di Vanda mia sorella, Mariano, il marito, e i loro tre figli e rispettivi consorti e figli: Mariolina, Oto e le loro figlie: Vanda media e Viviana; Attilio e Margherita; Lello, Anna, e le figlie: Diletta e Vanda piccola. Mancano mia sorella Maria Teresa e Pino, il marito, e le figlie, Claudia e Silvana, e mia madre, ma loro mi sembra li conosci già. (p. 139)
P: Mi fischiano ancora nelle orecchie le tue volgari accuse di essere stato io a divulgare la notizia dei nostri rapporti. […] Lo sa anche Gennaro, che passa qui intere mattinate, quindi lo sanno tutti (p. 140)
L: Mi telefoni un attimo? (p. 141)
P: Ebbene, per il modo, il contesto verbale, l’intonazione, la vibrazione, vi ho letto un messaggio fuori campo, scaturito dagli strati più profondi del tuo inconscio, dell’esigenza di ribadirmi il tuo intento insopprimibile di sposarmi. (p. 141)
P: Ieri, a dirla tutta, Enza, senza prendere nemmeno in considerazione l’argomento età, ha affermato che secondo lei mi hai sottovalutato e ti sei innamorata, per poi ‘capottarti’ perché non hai retto la mia intelligenza. (p. 142)
L: Per piacere.. non mi interessa sapere quello che pensa Enza di me.. Grazie. (p. 142)
P: Proprio come nel cane, il ‘mordere e fare attendere’ è il fulcro del comportamento garantistico femminile (p. 143)
P: Alcune delle persone con cui ho parlato di più io sono Pantaleo e i suoi figli Antonio e Donato, abilissimi oltre che appassionatissimi pescatori di Agnone, nel Cilento, e miei compagni di pesca per alcuni decenni, nonché amici. E non è che parlassi con loro solo di cernie, mare, lenze o esche: parlavo di tutto, e loro mi seguivano senza difficoltà. (p. 144)
P: E’ stato il potere (bancario) che ha trasformato l’intera società umana in una massa di «pezzenti e cazzi arrizzati» (è un’espressione di donna Maria buonanima, la madre di mio cognato Mariano, che lo diceva nell’ironicissimo dialetto di Palma Campania) (p. 145)
L: Che significa? (p. 145)
P: Non voglio essere in lite con te solo perché sei trepida come una colomba (p. 146)
P: Guardando i fatti di questo ultimo mese è chiarissimo che la prevalenza delle ragioni del no e dei sentimenti negatorii (sic) è iniziata dal messaggio a Veronica. Quando poi, negli ultimi giorni, stavano riaffiorando quelli positivi, sono stati di nuovo sopraffatti da quelli negatorii (sic) causati dalle due cene. Sei stata insomma catturata dal meccanismo (p. 147)
P: Ti ho inviato la mail sullo strategismo. Fammi sapere. (p. 147)
L: Ciao Paolo, ho letto il documento sullo strategismo. Diciamo che, in relazione alle parti che si vede riguardano me, c’è qualche pezzo che toglierei, tipo dove dici: «Se rimane segreto», e anche la parola «notorizzazione». (p. 148)
P: Sono ubriaco, le tue persecuzioni mi hanno alla fine vinto: ..ho cercato una che conoscevo e ci sono andato. Non è stata una gran conquista, ..ma ha ventinove anni, e non è per niente male (p. 151)
L: Sono senza parole.. ma va bene così.. Fottere non è mai stato il mio obiettivo, altrimenti potrei provvedere anche a Napoli (p. 152)
P: Scusa, non devo dirti niente. Ho solo premuto per errore il tasto di chiamata rapida. (p. 147)
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Proprio così: "ho solo premuto per errore il tasto di chiamata rapida". E se questo fosse la spiegazione di tutto? Se Paolo non avesse mai voluto scrivere quelle cose a una sconosciuta Luisa ma, semplicemente, avesse "premuto per errore il tasto di chiamata rapida"? Non lo sapremo mai, ma ci consoliamo portandoci con noi i ricordi di Ciccio, il pescivendolo di Pozzuoli, di Gennaro, che quando sa una cosa lui allora la sanno tutti, della numerosa famiglia di Paolo e di Vanda media, del mal di testa di Luisa e di tutta l'allegra combriccola del Circolo di Posillipo. Vi vogliamo bene.
E ricordate: calci in culo e pesci in faccia a tutta forza!
Jacopo Cirillo, la redazione di Finzioni e bene o male tutta l'internet







Quel «calci in culo e pesci in faccia a tutta forza» sarà il mio mantra per il futuro.