Il mondo (dei lettori) è bello perché è vario

De gustibus non disputandum est, recita così una delle massime latine che ci mette all’erta sull’infelicità di un giudizio secco sparato sui gusti altrui. Certo è che pero' a volte è proprio impossibile fare finta di nulla e far passare la cosa in scioltezza senza farsi scappare neanche un “beh”. Un esempio? In un gruppo Anobiiano, il cui nome già ampiamente fa intuire di che si tratti (Libri Orrilibri Italia), si discute bellamente dei testi che più ci hanno fanno rimanere indigesto quello che abbiamo mangiato, che più ci hanno inorridito, che più abbiamo letto con fatica o il più delle volte abbandonato senza concedergli un’altra possibilità.

Perché non stanno in piedi, perché sono inutili, perché scritti da cane, perché stupidi  li vorremmo scaraventare giù dalla finestra, tirare in testa al primo che capita, dargli fuoco per alimentare il camino, perché rappresentano l’anti-letteratura per eccellenza secondo il giudizio della persona che ha deciso di aggiungere il libro nella collezione del gruppo. Passano da queste parti libri che si già ha il sentore, anche senza per forza averli letti, che possano non rappresentare dei capolavori (Faletti, Moccia, Dan Brown, Melissa P., Pulsatilla e via dicendo) ma trovano collocazione anche testi che trasmettono dello shock puro quando li si scorge qua e là. Della serie: ma che ci fanno qui? Eresia, sacrilegio e via dicendo. Cosa avranno mai di che spartire con tutti quegli altri?

Tant’è che dando una scorsa veloce ai titoli che ho scelto di elencare qui a mo’ di lista della spesa in base  a quello che  mi ha fatto  personalmente un po’ gridare al “perché?" (inteso come interrogativo del lettore che è già passato attraverso quella lettura e quindi si chiede come mai abbia fatto tanto ribrezzo o anche inteso come lettore che vuole capire se vale la pena buttarsi su quel titolo o meno) appaiono autori e testi che vengono considerati normalmente dei “must” da leggere almeno una volta nella propria vita. Su alcuni, c'è da dire, è in atto quasi storicamente una spaccatura netta insanabile tra i lettori pro e quelli contro e da sempre si è in ballo con discussioni molto pepate a riguardo. Non giudichiamo nessuno e non condanniamo nessuno, tranquilli, siamo aperti a ogni pensiero e a ogni grado di riflessione e a ogni idea, anche la più strampalata, quindi sfogatevi come meglio vi pare.

Adesso nel gruppo, è aperta una discussione di abrogazione, già molto attiva e partecipata, per valutare la possibilità di estromettere dalla lista nera 1984 di George Orwell. Decisione sacrosanta da prendere o smacco alla democrazia del lettore che è libero, in fin dei conti, di pensarla come vuole anche sul capolavoro dei capolavori? Se volete anche voi dire la vostra…

Che tu sia per me il coltello – Grossman
Gli indifferenti – Moravia
Seta – Baricco
La casa degli spiriti – Allende
Jack frusciante è uscito dal gruppo – Brizzi
Trilogia della città di K. – Kristoff
A sangue freddo – Capote
Espiazione – McEwan
La svastica sul sole – Dick
Il nuovo mondo – Huxley
La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Neifenegger
Il gattopardo – Tommaso di Lampedusa
Ultime lettere di Jacopo Ortis – Ugo Foscolo
I malavoglia – Giovanni Verga
Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry
Sulla strada – Kerouac
Due di due – De Carlo
A sud del confine a ovest del sole – Murakami
Shantaram – Gregory David Roberts
Storie di Ordinaria follia – Bukovski
Delitto e castigo – Dostoevskij
Il visconte dimezzato – Calvino
La benevole – Littell
Il pendolo di Faucoult – Eco
La storia – Morante
Auto da fè – Canetti
L’ombra del vento – Zafon
Trainspotting – Irvine Welsh
Non ti muovere – Mazzantini
Antichrista – Nothomb
Gente di Dublino – Joyce
Soffocare – Pahlaniuk
Lo scheletro che balla – Deaver
Correndo con le forbici in mano – Burroughs
Oblio – Wallace
Oceano Mare – Baricco
Il piacere – D'Annunzio
Kitchen – Yoshimoto
Il ritratto di Dorian Gray – Wilde
Siddartha – Hesse
Il giovane Holden – Salinger
I promessi Sposi – Manzoni
Ti prendo e ti porto via – Ammaniti
American Psycho – Ellis
1984 – Orwell
La luna e i falo’ – Pavese
Le intermittenze della morte – Saramago
Q – Blissett / Wu Ming
Se una notte d’inverno un viaggiatore – Calvino
Cattedrale – Carver
Il signore degli anelli – Tolkien
Crash – Ballard
America Tabloid – Ellroy
Alta fedeltà – Hornby
La coscienza di Zeno – Svevo
Narciso e Boccadoro – Hesse
Uomini che odiano le donne – Larsson
Viaggio al termine della notte – Celine
Ho sposato un comunista – Philip Roth
Necropoli – Boris Pahor
I Pilastri della Terra – Ken Follett
Doppio sogno – Schnitzler
Castelli di rabbia – Baricco
La sacra Bibbia
Glamorama – B.E.Ellis
Memorie di una geisha – Golden
Invisible Monsters – Palahniuk
Le cronache di Narnia – C.S. Lewis
Cent'anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

3 Commenti
  1. Trainspotting non è di Danny Boyle, è di Irvine Welsh (Danny Boyle è il regista della versione cinematografica) … per essere apprezzato va letto in lingua originale, che è lo scozzese, o meglio, come l’inglese è pronunciato dagli scozzesi … e anche una passeggiata a Leith può essere utile in questo senso…

  2. Si si Lisa, lapsus mio perchè ho troppo in testa il film e chissà perchè mi è venuto spontaneo associare il libro a lui. Ovviamente, hai fatto bene a sottolinearlo, il libro è di Welsh.

  3. Il detto riferito alla sacralità del gusto personale (De gustibus non disputandum est) ha la sua validità in ambito sensoriale, ma non in quello intellettuale. Questo perché le sensazioni individuali non hanno, come ha l’intelligenza, una valenza universale. L’intelligenza universale è madre di quella individuale, e anche piuttosto ristretta, che l’uomo usa persino male, allo scopo di rovinarsi l’esistenza. Una madre delusa ma paziente, perché sa che la vita serve proprio a far comprendere la distanza che separa la bruta convenienza personale da quella che abbraccia l’universo intero e coloro che lo abitano. Qual’è il modo per misurare la qualità dell’intelletto individuale di un deficiente che ha scritto la sua visione della vita? È la direzione verso cui è orientata quella visione. La direzione, il senso dunque, indica anche la qualità di una sostanza, in dipendenza della disposizione spaziale delle molecole delle quali questa sostanza è composta. Spaghetti e zucchero sono formati da carboidrati aventi un diverso orientamento nell’estensione che occupano. Nella sfera intellettuale, analogamente, saranno le intenzioni a esprimere il senso di una teoria, e in dipendenza di questo senso, e della sua prossimità e aderenza ai princìpi universali che regolano la manifestazione dell’esistenza, si potrà definire il grado e le sfumature della qualità, considerata in relazione all’universalità della quale essa è un effetto individualizzato. L’intelligenza universale è sovra-individuale e sovra-razionale — che non significa irrazionale — ma è condivisibile in principio dalla centralità spirituale di un essere che “vede” la Verità attraverso il modo che ha di condividere e vivere la stessa universalità. È questo il modo che consente di giudicare qualsiasi affermazione, verbale o scritta. E non si tratta di gusti, ma di intelligenza.