L’intervista allo scrittore cileno

I più attenti avranno notato che nel numero scorso, il 18, mancavano gli interventi di alcune firme ormai storiche di Finzioni. I più maliziosi avranno pensato a una svista madornale, ma in realtà i nostri intrepidi erano in Cile e da quelle parti la connessione va e viene. Comunque, questo è quello che hanno portato a casa.

Fuori Collana / L’intervista allo scrittore cileno

Dopo un viaggio di molte (troppe) ore pagato dal Fondo Viaggi & Pagliaggi di Finzioni arriviamo a Melipilla, cittadina poco distante da Santiago del Cile, dove ci attende in una casa colonica lo scrittore Neto Anton Finisterre. Riusciamo ad ottenere -non senza difficoltà- un’intervista per Finzioni. È evidente l’imbarazzo dell’autore (espresso nella dimensione dell’esteriorità dalle frequenti scaracchiate per terra), forse motivato dal fatto che si tratta della prima intervista italiana. I suoi libri non sono stati ancora pubblicati nel nostro paese ma il suo ultimo romanzo, Burro (letteralmente Asino in spagnolo, ma l’autore ci informa che forse lo chiamerà Perro, Cane, perchè gli piace di più il sound), sarà edito da Scillati Boringhieri nel 2011.

Neto, ancora i suoi romanzi non sono stati pubblicati in Italia, tuttavia conta nel nostro paese un buon numero di persone che seguono il suo pensiero. Come spiega la cosa?

Penso che (e scaracchia) nel mio scrivere volutamente male, senza maiuscole, con una punteggiatura spericolata, un utilizzo arbitrario degli avverbi, il frequente turpiloquio ed i riferimenti scatologici, per non parlare dell’esegesi di ogni menata e le frequenti spiegazioni di ovvietà, il lettore (soprattutto italiano) veda un riferimento a sè, alla propria chiacchieranza con gli amici al bar, ricorda addirittura i biglietti che scriveva alle scuole medie alla compagna poppona. Quindi non è il pensiero che porta a me lettori, uomini donne ma anche animali, perchè io convinco con la forma.

Chi è nella società contemporanea il “burro”?

Burro è lei che utilizza soldi di non chiara provenienza per venire in Cile ed intervistare me, che le rispondevo pure al telefono. Burro è chi si lascia abbindolare, chi fa il pretenzioso, chi ha velleità farsesche. Oggi Burro è quasi un complimento, per questo vorrei puntare su Perro come titolo del mio romanzo della maturità, quello che mi permetterà di bere daiquiri a tutte le ore ed indossare occhiali da sole anche in uno studio televisivo. Perro è più infamante, forse più “moderno”.

Come vede il panorama letterario italiano in questo momento?

Era meglio una volta, i Pirandello e i Moravia non li avete più, nemmeno Calvino. Parziale popolarità è stata portata in Veneto da Shakespeare con la sua saga dei Montecchio e dei Copuleti (sic), c’avete avuto qualcosina in Toscana con Boccaccia (ri-sic), poi niente fino al Kingdom d’Aosta ed i suoi cantastorie provenzali e provinciali. Ora è una scemenza, sonno e storicità, storie storiche noiose e violente, nessuno che parli di noi e della nostra animalità.

Verrà in Italia in seguito alla pubblicazione del suo lavoro?

Dipende, i vostri salotti letterari sono comodi ma non letterari, se magna ma non se parla, e se si parla ci si parla addosso. Mi piace il pubblico italiano e un po’ mi spaventa perchè si entusiasma con grande facilità, vedi i Beatles negli anni 60 a Milano, scene che non vorrei più rivedere. Certamente, se l’editore Scillati Boringhieri me lo chiederà, verrò, o perlomeno faccio una videoconferenza su Skype.

Aspettiamo una sua visita allora. Vuole salutare tramite noi il suo pubblico?

Lo faccia lei che è uno bravo.

Licia Ambu
Matteo Bettoli
Andrea Meregalli
Alessandro Pollini
 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. Me gusta Neto Finisterre, en Italia lo conocen? Él es un escritor de puta madre jajajaja, besos!