Scrittori italiani che perepè qua qua qua qua pererap

Big Boi=William Faulkner

Photo credit: http://flavorwire.com/116312/famous-rappers-and-their-20th-century-literary-counterparts

Fuori collana / Scrittori italiani che perepè qua qua qua qua pererap

Sull’americano Filo del Sapore dispensano ogni giorno certe Pillole di Sapore che se non lo sai sopravvivi pure, ma da quando lo scopri còlca che ne riesci a fare a meno. Sul Filo del Sapore è tutto un dispensare dieci motivi per, le otto cose più, i sedici presupposti in base ai quali: giochino appassionante del giorno, qualche giorno fa,  accostare, in un trionfo di supposta doppelgangerità, quattordici scrittori e quattordici rapper. L’evoluzione della letteratura, i nuovi linguaggi, le storie, piripim e perèpem. Che poi, a conti fatti, la somiglianza più azzeccata l’ha infilata uno dei commentatori, che ce la butta là, Eminem non vi sembra un po’ Poe? (apò, Poe).

 

Siamo sinceri: per scorgere punti di contatto tra Notorious BIG e l’altrettantemente notorio Ernest Hemingway, ecco, tra i redattori di Flavorwire deve esserci chi ha un bel po’ di fantasia, e financo mezz’etto di faccia come il culo (non credo che il buon Wallace avrebbe mai detto addio alle armi, ma per saperlo bisognerebbe fosse ancora vivo, mentr’invece, la campana (per chi suona?) è proprio per lui, che è suonata. A morto).

Per non dirle, signora mia, ma dove andremo a finire?, di Lil’Wayne e Vladimir Nabokov. Non è che qualsiasi cosa "piccola" possa essere, di riffe o di raffe, nabokoviana.

 

E dire che l’esordio era stato foriero di aspettative. Nella prima fantasiosa doppietta i dispensatori di Pillole di Sapore ti dimostrano come l’impellicciato Big Boi degl’Outkast e William Faulkner abbiano saputo portare il profondo Sud sulla ribalta nazionale, creando personaggi ricorrenti (gli Snopes per Faulkner, il Generale Patton gl’Outkast) divenuti poi quasi archetipi. Dice: andiamo avanti, con famelica curiosità.

Il Wu-Tang, oggi, o meglio ieri, dopotutto è un po’ come il gruppo della Beat Generation: individualità indiscutibilmente di spessore che riunite in un collettivo spaccano culi, e non ce n’è per nessun altro (la Beat Generation è pure uguale al Barcellona, magari quando preparano i doppelganger scrittori-calciatori vedrai, ci faranno un pensiero).

 

A me a sfogliare queste pagine m’è venuto pensato che questo gioco qua puoi farlo mica solo con i mericani, ma anche cogl’italiani.

Proviamo però a mischiare le carte: se uno scrittore italiano si mettesse, oggi a fare del rap, tipo adesso mentre vi sto raccontando questa ròba inforcasse il mic e se lo avvicinasse alla bocca mentre il diggèi spinna quella merda, che ne verrebbe fuori?

 

Dice: i fasci mò mica picchiano, so truzzi

cambi canale e trovi il culo di nonna Peruzzi

che, dice, se la fa cor duce

un uomo molto truce

che canta vittoria

per la bonifica di Littoria.

Se l’avete riconosciuta al primo colpo siete kingz: è la strofa d’attacco di "Kanale Muzolini", che sta nell’ultimo ep di Antonio RaP-ennacchi, e che se vi capita sentitelo, potreste trovarci delle sfumature caparezziane e ridondanze à la Frankie Hi-Nrg.

 

Pinketts, poi, io dico che sarebbe da paura se lo trovassimo coinvolto in un featuring con Fabri Fibra, oppure col Club Dogo. Ecco, col Club Dogo mi suona meglio, tutto sigari, puro Bogotà e sgrilla, che sai quanto sarebbe felice, Pinketts: chiami la: sgrilla, inviti la: sgrilla, fai i reading con la: sgrilla. Senza sgrilla, son certo lo direbbe, che letteratura è?

[Fabrifibrizzato ci vedrei bene pure un Aldo Busi. Col Dogoclan no: c’è la sgrilla, e con la sgrilla c’è poca compatibilità].

 

Danno del Colle der Fomento, io che una volta c’ho parlato di libri e m’è sembrato molto preparato, potrebbe emularlo Silvia Avallone.

Anziché Fango e Piombo sul beat di Phil incastrerebbe un abbiamo avuto fango e acciaio ogni giorno, sarebbe una bella svolta revanchista, dico io, per l’Avallone, alle critiche immeritate, e poi Danno una volta ha pure detto, in un live che io c’ero, la miglior controbattuta è la cortesia, vi dicono "vaffanculo"?, vi fanno "non contate un cazzo"?, insistono "lasciate stare"?, voi rispondete solo "grazie".

 

Dice: preferisco atmosfere più soft, guarda, niente acciaio né piombo, anzi se possibile niente leghe metalliche tout court.

Io non lo so, che scrittore potrebbe pigliare il posto dei GdV, perché i GdV non li sento, insomma, ne sono mediaticamente inondato, dalle boiate dei GdV, ch’è tutto un proliferare di Mary e compagnia bella a heavy rotation su emtivvì.

Che c’entra, se vogliamo alla fine della fiera non ho mai letto neppure i libri di Moccia. Perciò ecco, dàgli con un lincaggio azzardato, per assonanza: Gdv feat Mr. 3msc, che rende bene l’idea d’una tinegerialità malata, senza argomenti, insulsa, alla quale non sono rimaste che le consonanti.

 

Facciamo un gioco. Vi sfido al personaggio misterioso.

Può essere un rapper, una constatazione o un’imprecazione. Se optate per le ultime due, approfondendo il livello dell’analisi, nove su dieci che vi viene da dirlo mentre ascoltate le rime del personaggio misterioso.

Avete indovinato?

Ecco, per Mondo Marcio non vale, però, cercare un doppelganger letterario.

Per lui l’accostamento è facilitato, non ha mai fatto mistero dei suoi punti di riferimento narrativi, e poi ha pure rappato per un dannatamente fumante (sì, è la pessima italiana traduzia di fucking smokin’) booktrailer d’un libro fantasy. Sì, avete capito bene: un booktrailer sul bumbumcià.

E chi potrebbe mai strappargli il mic se non Chiara Strazzulli? Non foss’altro perché per farsi rapire le cervici da signori delle tenebre e goblin, la Strazzulli, deve proprio vivere in un mondo tutto suo. Come fosse dentro una scatola, per intenderci, bro.

 

Chi invece dentro una scatola faresti davvero fatica, a contenerlo, tanto è dirompente il suo lemmare, il suo incedere a scatti, il suo stupirti con gl’incast-rime-trici, é Mistaman. Sì, quello di parlo col rap se lo giri fa parlo col rap.

Io son sicuro che se si tagliasse la barba, indossasse dei baggy jeans e cominciasse a rappare, Dario Falconi, che magari non lo conoscete ma non sapete cosa vi perdete, lo dico per voi, a Mistaman se lo mangerebbe, anzichenò.

 

Però continua a scrivere i libri, Dario Falconi, ed è un gran peccato: perché ce lo vedo proprio bene io tra quegli scrittori italiani che perepè qua qua qua qua pererap.

 

 

Fabrizio Gabrielli

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

1 Commento
  1. Bellissimo,un ritmo serrato e ‘assonanze’ logiche di un certo livello,l’ ho letto tutto di un fiato e sono già in attesa di un parte 2. 🙂