Sogno o son folle? [Rayuelando #80]

Fuori collana / Sogno o son folle? [Rayuelando #80]

Ho la sensazione che Rayuela, di Julio Cortazar, sia un libro dotato di dinamismo organico, bambino, solevo meravigliarmi del fatto che le lettere di un volume chiuso non si mescolassero e perdessero durante la notte, un libro perpetuo, un Aleph letterario.

Così, oggi, tra sputtanamenti e vizi e accenni di virtù, finisco tra le pagine del capitolo #80. Addolora pensare che precediamo il nostro corpo, nondimeno questo precedere è già errore e remora e probabile inutilità, perché queste unghie, questo ombelico, voglio dire un’altra cosa, quasi inafferrabile: che l’anima (il mio io-non-unghia) è l’anima di un corpo che non esiste.

E poi dice che l’anima si rompe e che il corpo la lascia cadere e che plaf; lunga chiacchierata con Traveler sulla pazzia, i sogni altro non sono che forme usuali di pazzia, se riuscissero a sgusciare, a svignarsela, nello stato di veglia, dove ogni roba ha nome e un rutto, per dire, è un rutto.

E poi, un capitolino piccino, trova spazio una frase, un punto, un’altra frase, tutte parole che a scoprirle tatuate; un braccio, una schiena, una caviglia, il basso ventre, mi sembrerebbero dannatamente sensate e coraggiose come correre e correre e non sentirsi le gambe; svegliarsi, sudati, non svegliarsi affatto.

Soñando non es dado ejercitar gratis nuestra aptitud para la locura. Sospechamos al mismo tiempo que toda locura es un sueño que se fija.

Un sogno che si fissa.

Andrea Meregalli

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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