Tra le stelle, chissà dove

La nostra amica Sarah Spinazzola ha scritto una letterina a Kurt Vonnegut. Mossi da infinita tenerezza la pubblichiamo volentieri, con il preciso intento di commuovervi tutti e magari farvi leggere dei gran libri di Kurt Vonnegut, anche se avete dimenticato il portafogli a casa. 

 
Ciao Kurt,
lasciando perdere il fatto che sarebbe del tutto inutile scriverti una lettera che molto probabilmente non leggerai mai, visto che non ci sei più dall’aprile del duemilasette, anche se io spero che la divina provvidenza prese le forme di in un alieno, possa tradurtela, mentre te ne stai spaparanzato a fumare sigarette, ti volevo dire che l’altro giorno ho rubato un tuo libro.
 
Ero seduta dentro il locale di un’associazione culturale che aspettavo l’inizio di uno spettacolo di drag queen insieme a un mio amico, quando a un tratto mi cade l’occhio su dei libri. Così ne tiro su a caso ed era tuo. Lo apro, e alla seconda pagina, trovo una premessa dove racconti che nel cinquantadue hai pubblicato il tuo primo libro, Player Piano, e che poi hai dovuto aspettare altri sette anni prima di pubblicare il secondo, The Sirens of Titan, che è quello che avevo lì. Racconti che sono stati sette anni di lavoretti, famiglia da mantenere, e zero tempo per scrivere.
 
Poi una sera, in un party a Manhattan, dici che incontri un editore di tascabili che ti chiede cosa stavi scrivendo e tu gli racconti un sacco di cose e lui ti dice che hai una buona idea per un altro libro, e così vai a casa, cerchi di segnarti tutto quello che gli avevi detto ma non riesci più a ricordarti le parole che ti erano venute, dici, Le migliori sono forse svanite per sempre, disperdendosi tra le stelle, chissà dove. Ecco. Con stelle decido che lo rubo, anche perché non potevo comprarlo. I libri che sono lì non sono in vendita, e poi il prezzo sulla quarta di copertina era in lire, ventotto mila, e le lire non ci sono più, quindi niente.
 
Lo spettacolo inizia, io tengo il libro sotto la borsa, poi verso mezzanotte vado in bagno, me lo infilo nel giubbotto, ma nel frattempo penso che la prossima volta che andrò all’associazione gli porto un libro che ho a casa così siamo pari. Allora niente, passo la sera un po’ ingessata, col tuo libro dietro la schiena, ho così paura di venir scoperta che sto fuori a fumare tutto il tempo, poi salgo in macchina torno a casa e lo leggo tutto subito.
 
Ecco, finito.
 
Ciao,
Sarah
 
p.s.: è da un sacco di tempo che volevo anche dirti che in Cronosisma, quella frase che dice, D’un colpo il libero arbitrio era ritornato in sella, mi piace sempre tantissimo, e ti ringrazio molto.
 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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