Tutta colpa delle segretarie che non tengono ben ordinata l’agenda

Tutta colpa delle segretarie che non tengono ben ordinata l’agenda [di quando Raul e Julio non s’incontrarono per colpa di Margarita*]

Margarita, la segretaria e non il còctel, ha un solo rimpianto: lei, con l’agenda, non è mai stata un granché.
E a far un bilancio le vien da dire che sì: ha sbagliato. Ma non è stata tutta colpa sua.
Margarita di cognome fa Ronco e se fa un bilancio le viene un Roncobilancio.
Però la neve sempiterna lei non l’ha conosciuta mica: mentre Raul Alfonsìn, quello sì.

E’ il millenovecentottantatré: siete tutti all’Hotel Panamericano, di fronte all’Obelisco di Baires, all’ultimo piano, e state costruendo la democrazia.
Nelle stanze di fianco ci sono i Menudo: Johnny Rozada, Ray Reyes, Roy Rosello.
Ricky Martin: ancora no.
Voialtri siete l’ala del centrosinistra radicale e state per infliggere la prima sconfitta al peronismo: Raul Alfonsìn sta per diventare presidente della repubblica, i generali dell’esercito si cagano sotto, lo sanno che la prima cosa che farete sarà metterli alla sbarra, è già tutto là, segnato nell’agenda.

Capita che in quei giorni, nel dicembre dell’ottantatré, a nove settimane precise dalla sua dipartita, Julio torni a Baires. Mancava da un po’ di tempo, è vero. Viene per salutare (per l’ultima volta? sì, per l’ultima volta) la madre e la sorella. E magari pure per farsi una chiacchiera con Raul.
Partecipa a letture pubbliche, la gente per strada lo riconosce, gli regala gelsomini, ciao Julio, grande Julio, son tutti o quasi ventenni, quelli che mica l’aveva scritta per loro, la raggiuèla.

Osvaldo Soriano dice che quella ròba là di non incontrare Alfonsìn è stata una mossa pensata e voluta da Julio: lo apprezzava, ma non si faceva troppe illusioni. E poi la simpatia mica era reciproca. Julio quello che s’accompagna agl’esiliati. Julio quello che s’è fatto cittadino di Francia. Dobbiamo incontrare gl’intellettuali? Borges! Mica Julio! Mica Astor! Mica Osvaldo! Ardiles, quello sì. Soriano, quello no.

Segnare le ròbe sull’agenda richiede una certa disciplina: improvvisare, quello non si può fare. Si rischia di appuntare le cose scontate, i losisà che va fatto, le urgenze del momento, e poi vai a pensare che.
Alfonsìn, che leggeva libri di fantascienza politica e saggi storici, diciamocelo, era un fama.
Ed i fama se lo segnano mica, sull’agenda, ricordarsi di odorare il profumo dei petali di bocca di leone.

Margarita Ronco dice ch’è stata tutta una svista: ero a casa di Maria Elena Satostegui, ad una cena, parlavamo di Cortàzar, dissi "eh, s’incontrerà col mio capo". Il giorno seguente avvisai Alfonsìn: lui disse va bene. Ma non lo segnammo in agenda. Qualche giorno dopo vidi in televisione un’intervista a Cortàzar di fronte all’ingresso dell’Hotel Panamericano, oh che sbadata, s’era dimenticata, Margarita, scesi di corsa al piano terra. Non c’era più. L’intervista era registrata. Pensammo: tornerà.

Poi, Julio, a Baires, non è mica tornato più.
Ed Alfonsìn non l’ha incontrato. E chi lo sa cosa gl’avrebbe detto.
Tutta colpa delle segretarie che non tengono ben ordinata l’agenda, forse.

[* il tutto viene da uno stupendo articolo su La Naciòn]

Fabrizio Gabrielli

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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