L’arte di vivere in difesa

C’è un po’ di confusione stasera al Westish Stadium, sulle rive del lago Michigan, dove gli Harpooners si giocano l’esordio nella nostra Guida al Finzionato. Il giovane mister Chad Harbach, alla sua prima esperienza in campo, credeva di giocare una partita di basball invece che di calcio (a sua discolpa: è americano, e lì notoriamente di calcio non ne capiscono una mazza… da basball, appunto). La squadra è solo apparentemente sulla difensiva e schiera, pertanto, un modulo bizzarro che tenta di coprire ogni zona del diamante… pardon, del campo.

Henry Skrimshander:  Interbase di sfondamento… degli altrui crani, delle altrui scommesse, dei propri sogni. Dalle stelle alle stalle. Da campione a un passo dal record storico a brocco senza appello nel giro di un solo lancio. L’umano troppo umano che non regge alla pressione dei sogni che urgono per diventare realtà. Si può disciplinare il fisico con l’esercizio, ma la testa sarà sempre sotto scacco dell’inconscio. E inconsciamente Henry ha paura di essere un fenomeno. Talentuoso ma fragile. Voto 6.5

Mike Schwartz: Fa tutto, fa troppo. È il tutto di tutti, il mentore, il tutor, lo studente, l’amico, il giocatore, l’amante. Ma resta inconcludente per se stesso. C’è il dubbio che lo faccia apposta. Come per Henry: il salto da eterno ragazzone ad adulto può spaventare al punto che è meglio fallire, prendersela col mondo, con gli altri, col destino. Sotto sotto conscio che sono tutti alter ego di se stesso. Irresoluto. Voto 5

Owen Dunne: Gli si può fratturare una mascella, spezzare il cuore, ma è sufficiente una lucina sulla visiera del cappello e un libro in mano per rimettere insieme tutti i pezzi senza lasciare cicatrici troppo evidenti. Forte? Cinico? Piuttosto auto consapevole. L’accettazione della propria identità (inclusa quella sessuale) è la migliore armatura contro i possibili disguidi della vita. La gioia di essere se stessi («sono mulatto e gay») accompagnata dall’insostenibile saggezza dell’abile lettore. Imperturbabile. Voto: 9

Guert Affenlight: Riconoscersi gay a sessant’anni, innamorarsi di un ragazzo – un allievo – e farsi letteralmente scoppiare il cuore dalla scoperta della felicità. Contemporaneamente padre, uomo, scrittore e rettore; in passato amante etero-occasionale. Ma anche sgomento, libero ed estasiato. Per la serie: non è mai troppo tardi. Bastano pochi attimi di inconfessabile piacere a rendere completa una vita. Stecchito e contento. Voto: 7

Pella Affenlight: All’instancabile ricerca di qualcosa. Lascia la scuola per l’amore; lascia l’amore per ritrovare se stessa; va, viene, parte, ritorna, ma le sfugge sempre lo scopo del suo vagare interiore. Rimbastire il rapporto col padre? Terminare gli studi? Innamorarsi di nuovo? Raccoglie i cocci della sua vita e cerca di incastrarla con quella degli altri. Alla fine le sopravanza il pezzo della tardiva omosessualità del padre, e tuttavia se lo terrà come quello di maggior valore. Irrequieta. Voto: 6

Mister Chad Harbach: Bisogna dargli atto che si è trovato a gestire la faticosa eredità della nuova generazione di scrittori americani da cui ci si aspetta, finalmente, la Great American Novel. In questo senso più che un mister è un membro effettivo della squadra che ha messo in piedi. Come i suoi personaggi, si spende instancabilmente per arrivare alla meta. Anzi, allo strike. Anzi no, al fuoricampo. E almeno questa partita l’ha già vinta. Voto: 8.5    

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

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