Epimeteo, Mouawad e l’animale intrappolato

Se in una storia sono presenti due fratelli, è molto probabile che uno dei due sia retto, capace, aitante e volenteroso, mentre l’altro sia, anche nel migliore dei casi, un disastro completo. Una delle coppie di fratelli più famose dell’intera mitologia greca è quella formata da Prometeo ed Epimeteo. La disparità fra i due non potrebbe essere più palese, la esprimono anche i loro nomi: Prometeo è “colui che riflette prima”, mentre Epimeteo è “colui che riflette dopo”. In altre parole: Prometeo è sveglio, Epimeteo ha la testa fra le nuvole.   

Epimeteo è un disastro ambulante, combina un pasticcio dietro l’altro. Uno dei peggiori riguarda la distribuzione degli attributi agli esseri che popolano la Terra. Gli dèi assegnano la missione proprio al titano tocco, che ovviamente si dimentica degli uomini. Come si narra nel Protagora di Platone, Epimeteo si comporta come un bambino: assegna della pelliccia qui, degli artigli là… lasciando l’uomo nudo e completamente indifeso. Risultato: gli animali sono altamente specializzati mentre noi, poveri uomini, non possiamo che affidarci alla nostra intelligenza e alla tecnica per riuscire a concludere qualcosa in questo mondo. I tempi, già allora, erano assai difficili.

Nel 2012 Wajdi Mouawad – scrittore, regista e drammaturgo libanese – pubblica il suo secondo romanzo: Anima (in Italia è uscito quest’anno per Fazi). Si tratta di un giallo-thriller piuttosto originale, non tanto nella trama quanto nella narrazione della storia. Per gran parte del romanzo, infatti, sono gli animali a narrare la vicenda. I titoli dei capitoli lo suggeriscono: Rattus norvegicus, Pan troglodytes, Felis sylvestris catus, Boa constrictor. Wajdi Mouawad ha scelto gatti, cani, scimmie, rettili, insetti, uccelli e tanti altri animali per raccontare una storia di odio, sangue e vendetta che ha luogo fra Stati Uniti, Canada e Libano. Assistiamo a omicidi, dialoghi e discussioni attraverso occhi di varia forma e colore. Sono gli stessi animali a chiedersi che cosa ci sia di sbagliato in noi uomini per indurci ad agire in modi tanto crudeli o a dir poco assurdi.

Il romanzo di Mouawad è una ventata fresca, un’opera originale che spinge noi lettori, almeno per una volta, a indossare pellicce e penne invece che i soliti impermeabili da detective. Tuttavia contiene ancora quella separazione che divide in modo netto il mondo degli uomini da quello dell'animale e, in generale, da quello naturale. Lo scarto creato da quel pasticcione di Epimeteo continua ancora oggi nel mondo e, a giudicare dal libro, anche nella letteratura. Uomini da un lato, animali dall’altro. Pur utilizzando i loro sensi e la loro intelligenza per raccontare ciò che vedono, gli animali di Mouawad cedono il palcoscenico ancora una volta all’agire dell’uomo comportandosi non da protagonisti quali dovrebbero essere bensì da sfondo, da scenografia. Cani, ratti e corvi sono vispi e attenti osservatori, ma non entrano nel vivo dell’azione.

Coach è fatto così. Ha le sue frasi. Dice spesso che preferisce gli animali agli umani. Dice anche che gli umani sono più bestie delle bestie, e le bestie più umane degli umani.

Il ritornello è sempre il medesimo: siamo noi le vere bestie, non loro. Ma quando verrà il momento che a loro, gli esseri che Epimeteo ha condannato a vivere intrappolati nell’istinto, sarà riconosciuto un posto nel mondo e, soprattutto, un ruolo attivo da co-protagonisti nelle storie del mondo?

 

Anima di Wajdi Mouawad, edito da Fazi Editore (2015).

Non sono presenti certificazioni riguardanti la qualità e la tipologia di carta utilizzata per stampare questo libro.

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

1 Commento
  1. Articolo molto simpatico,stimolante e non privo di senso critico…questo ed altri articoli di ‘finzioni’ aiutano molto a districarsi nella scelta di chi e cosa leggere.Grazie