Livello di guardia: gli oceani e J. G. Ballard

Nel dicembre del 1979, le note di un brano musicale che sarebbe diventato celebre furono trasmesse per la prima volta dalle emittenti radiofoniche inglesi.

The ice age is coming – the sun is zooming in

Engines stop running and the wheat is growing thin

A nuclear error – but I have no fear

London is drowning – and I …

I live by the river!

Joe Strummer, voce immortale dei Clash, cantava versi inquietanti agli ascoltatori, descrivendo un mondo sconvolto da calamità naturali di portata catastrofica e da incidenti nucleari innescati da maldestri errori umani. Mentre Londra annegava, sommersa dai flutti in rivolta, la band inglese conquistava il panorama musicale con il miglior album della loro carriera, quel London Calling destinato a restare negli annali della musica dei secoli a venire.  

Diciassette anni prima di quel folgorante successo musicale, lo scrittore britannico J. G. Ballard pubblicava Il mondo sommerso, seconda opera della Tetralogia degli elementi. Non sappiamo se Ballard – che qualche anno dopo Zadie Smith avrebbe battezzato miglior autore inglese d’avanguardia – sia stata una delle fonti d’ispirazione dei Clash, ma è indubbia l’affinità fra gli scenari che questi artisti hanno presentato al pubblico. Anche la Londra di Ballard è sommersa e i disastri naturali non sono certo mancati. Alcune alterazioni dell’attività solare hanno trasformato l’Europa in una costellazione di lagune tropicali abitata da iguane e alligatori, sotto perenne assedio di specie vegetali mutate e aggressive. Oggi viviamo, anno più anno meno, il periodo che Ballard ha descritto in questo romanzo nel 1962, ma Londra è più viva che mai e qualche anno fa ha pure ospitato le Olimpiadi. Idem per Venezia. Quindi il tanto temuto innalzamento delle acque di cui hanno parlato i media negli ultimi trent’anni non è avvenuto? Avverrà mai?

Gli scenari previsti dall’AR5 della IPCC – il rapporto scientifico più accurato e recente redatto da un pool di scienziati che lavora sotto l’egida delle Nazioni Unite – non sono affatto incoraggianti. Il più roseo ipotizza un innalzamento minimo di una trentina di centimetri, mentre le prospettive più inquietanti annunciano un metro di acqua in più. Quando? Nel 2100. Sembra un’eternità. Tuttavia alcuni stati stanno già correndo ai ripari, specialmente quei paesi per cui anche un metro d’acqua in più significherebbe una catastrofe. Un esempio? Lo scorso anno Kiribati, un piccolo stato insulare del Pacifico, ha acquistato alcuni terreni a Vanua Levu, isola delle vicine Fiji, per assicurare ai propri abitanti un luogo in cui vivere se l’oceano dovesse in futuro privarli della propria terra natia. 

Se queste prospettive ci paiono lontane e inimmaginabili, non ci resta che tuffare la testa nei libri e affidarci alla fantasia degli scrittori. Chi meglio di Ballard può guidarci in questo viaggio mentale? Lo scrittore inglese propose una svolta radicale nell’ambito della fantascienza: non più una corsa sfrenata verso l’infinito mistero del cosmo, ma un viaggio nei recessi ancor più sconfinati della psiche umana. Nel romanzo Il mondo sommerso, il radicale cambiamento dello scenario terrestre provoca un profondo turbamento nella mente dei protagonisti, costretti come sono ad adattarsi a un mondo che pare regredito al Mesozoico. Le pagine di Ballard, al di là delle inesattezze scientifiche e delle ovvie deformazioni fantascientifiche che presentano, contengono un monito da non dimenticare: alla variazione delle condizioni ambientali segue per forza di cose «un riorientamento della nostra personalità». Se l’ecopsicologia è ancora una disciplina misteriosa e poco studiata, tentiamo almeno di ascoltare la letteratura. Troppo spesso abbiamo etichettato gli scrittori come visionari quando il danno era ormai avvenuto.

 

Il mondo sommerso, edito da Feltrinelli (2005).

Non sono presenti certificazioni riguardanti la qualità e la tipologia di carta utilizzata per stampare questo libro.

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

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