Il pacco regalo di Finzioni a… La mia istruttrice di fitness

Ci sono mestieri che sfidano i limiti del possibile.
Uno è quello di istruttore di fitness, ovvero, per chi non avesse familiarità con il gergo, quegli allenatori che tengono i corsi nelle palestre. Quei soggetti che si affannano frenetici di fronte ad una sala sovraffollata dove non si respira per le esalazioni sudorifere e dove rimbomba scadentissima musica disco anni '90. Quei martiri che profondono i loro inutili sforzi nel tentativo di trasformarti in un body builder, proprio tu che in palestra ci vai solo per metterti la coscienza a posto. Non hanno lo status dei personal trainer, specie di guru che intascano parcelle a più zeri. No, sono semplici istruttori di fitness.

Dopo aver frequentato diverse palestre, mi sono resa conto che si ripresentano sempre gli stessi personaggi: il giovane e aitante body builder che non sa insegnare ma serve come esempio di un obiettivo irraggiungibile, la squinzia entusiasta che tiene i corsi di aerobica, si è appena diplomata e pensa di essere al villaggio vacanze, la fisioterapista che fa i corsi di yoga e pilates, conosce il nome di ogni muscolo e diagnostica problemi posturali o muscolari che non avresti mai immaginato esistessero, e così via.

Ma quest’anno, nella mia nuova palestra, ho incontrato l’istruttrice di fitness per eccellenza: Cristina. Cristina è da una parte la quintessenza delle caratteristiche tipiche dell’istruttore e dall’altra un esemplare assolutamente unico. Unico perché perfetto. Cristina non è giovanissima, ma ha un fisico talmente scolpito e tonico da far invidia alla ventenne più in forma, e un paio di trecce bionde che la ringiovaniscono ulteriormente. Tiene un corso dall’inquietante nome di Total Body Revolution in cui coniuga lavoro aerobico, muscolare e stretching. Perché lei sa fare tutto. Durante il suo corso non c’è un attimo di pausa nemmeno ad implorare, si passa da una sequenza all’altra senza soluzione di continuità e gli esercizi hanno una velocità elevatissima. Ma sono sicura che lei potrebbe andare più veloce, anzi, a volte ho l’impressione che si sforzi per adeguarsi, in ribasso, al nostro ritmo. A fine sessione non ha una goccia di sudore e il trucco è perfetto. Cristina, mentre esegue tutti gli esercizi insieme a noi, riesce anche a controllarci e correggerci tutti. Anche se sembra che non ti stia guardando, in realtà ti vede, e se sgarri di un millimetro rispetto alle sue indicazioni ti richiama subito all’ordine. Ma soprattutto: Cristina non ha mai il fiato corto. Io durante i suoi corsi ansimo e boccheggio per sessanta minuti netti. Lei ha addirittura l’energia per urlare (non usa il microfono, è per smidollati) tutte le istruzioni, correzioni, indicazioni, variazioni.

Ecco. Questo supera i limiti del possibile.
Passi la velocità e la precisione con cui si muove, passi l’assenza di sforzo e della minima goccia di sudore, passi l’occhio di falco.
Ma non respirare? Non è fisiologicamente fattibile.

Sono dunque arrivata alla conclusione che Cristina non sia umana. Deve dunque essere un androide, probabilmente un Nexus 6, un tipo di replicante estremamente sofisticato, in grado di trarre in inganno anche l’esperto cacciatore di taglie Rick Deckard. Un esemplare come Rachel: un androide quasi perfetto, dotato di ricordi e di una sensibilità terribilmente vicina a quella umana. Magari lei non lo sa nemmeno. La osservo mentre parla con disinvoltura con il mastodontico istruttore di boxe, mentre scherza con la ragazza della reception, mentre si asciuga i capelli in spogliatoio. Studio i suoi sguardi per capire se sa o non sa. In molti racconti di Philip K. Dick gli androidi non sono consapevoli di essere tali, e anche in Ma gli androidi sognano pecore elettriche? inizialmente pare che Rachel non sia cosciente della sua natura.

Così ho pensato che se Cristina leggesse Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, potrebbe quanto meno mettere in dubbio la propria natura, chiedersi se sotto quei muscoli allenatissimi ci siano viscere o circuiti elettronici.
Quindi ho deciso di regalarle per Natale questo romanzo di Philip K. Dick.
E nel remotissimo caso che fosse un semplice essere umano dai polmoni d’acciaio? Beh, si leggerà uno dei miei libri preferiti.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.