Il pacco regalo di Finzioni a… Luca Parmitano

Io e Luca Parmitano siamo coetani (io 35, lui 37), ed entrambi abbiamo frequentato il liceo scientifico: io il G. Marconi, lui il G. Galilei.

Mentre io cercavo di prendere la patente da privatista, lui è entrato in aeronautica militare e ha portato a termine l'addestramento base con la U.S. Air Force presso la Sheppard Air Force in Texas; ha poi ottenuto le qualificazioni di Combat ready, Four ship leader e Mission commander/Package leader. Nel frattempo, io, neopatentato, guidavo la Uno grigia metallizzata di mia madre.

Nel 2007 è stato assegnato al reparto sperimentale di volo e selezionato dall'aeronautica militare per diventare pilota collaudatore sperimentale e nel 2009 ha conseguito un master in Ingegneria del volo sperimentale presso l'Istituto superiore dell'aeronautica e dello spazio di Tolosa. A me in quel periodo avevano sequestrato la Vespa per eccesso di velocità.

Nel 2009 venne selezionato come astronauta ESA e come ingegnere di volo per le missioni Expedition 36 ed Expedition 37. Il 28 maggio 2013 è partito con la Sojuz TMA – 09M dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, in direzione della stazione spaziale internazionale. Io qualche mese più tardi avrei bruciato la guarnizione della testa della mia R4 rossa. 

È stato il primo italiano a svolgere attività extraveicolare (EVA), ossia a passeggiare nello spazio, come aveva fatto prima di lui il cosmonauta Alek Sejarchipovič Leonov, il 18 marzo 1965; mentre la prima EVA lunare fu quella di Neil Amstrong dopo che il 20 luglio 1969 sbarcò sulla luna con il modulo Eagle; con lui, il suo compagno di viaggio Buzz Aldrin; la loro passeggiata lunare durò due ore e trentatré minuti.

E il terzo? Intendo il terzo astronauta dell'Apollo 11, dov'era? E come si chiamava? Non riusciamo mai a ricordare il suo nome. 

Si chiamava Michael Collins. Lui sulla luna non ci arrivò mai. Pilotava il modulo di comando e servizio (CSM). 

Nel 1967 il piano era concepito pressappoco così: 
innanzitutto, un enorme razzo a tre stadi, Saturno 5, spedisce in cielo l'equipaggio; quando i primi due stadi finiscono il carburante, si sganciano; l'esile terzo stadio procura la spinta finale fino all'orbita di parcheggio della Terra, da dove con una breve riaccensione del motore a razzo si allontana ad una velocità di quarantamila chilometri all'ora. Gli astronauti faranno un viaggio di trecentottantamila chilometri verso la luna in una navicella chiamata modulo di comando e di servizio (CSM). Ora, a distanza di diecimila chilometri da casa, il CSM si separa dal Saturno che lo ospita e viene ruotato di 180° intorno all'asse di beccheggio e viene a trovarsi di fronte al LEM, il veicolo sgraziato con cui i due membri dell'equipaggio scenderanno sulla superficie lunare. In questa formazione, naso contro naso, come due insetti che si baciano, le navicelle fluttuano nello spazio per tre giorni, prima di rallentare drasticamente per permettere la "cattura" da parte del campo gravitazionale lunare. Lì, manovrano verso una speciale orbita di discesa, dove la fortunata coppia prescelta scivola attraverso il boccaporto dal modulo di comando al modulo lunare per percorrere la breve distanza che li separa dalla storia.

E così, mentre il LEM si allontana, il modulo di comando solitario attende il rendez-vous, quando i due astronauti torneranno nuovamente a bordo per ricongiungersi con il collega rimasto indietro, quello che non è entrato nella storia per centodieci chilometri.

«Lei ha camminato sulla luna» chiede un giovane con un sorriso nervoso. «No» risponde Dick Gordon, ex pilota del modulo di comando dell'Apollo 12. «Sono rimasto nella navicella mentre ci andavano gli altri» comincia a spiegare, ma il ragazzo taglia corto con un «Oh».

Descrivendo l'esperienza di trovarsi dal lato nascosto, al buio, di fronte all'impermeabile profondità del cosmo e separato dall'umanità, dalla massa della luna – fuori dalla vista irraggiungibile e completamente, assolutamente solo -, Collins utilizzò il termine "esultanza". All'inizio di quella solitudine fu udito dire nervosamente ai compagni destinati all'allunaggio che si allontanavano fluttuando nel modulo lunare: «Continuate a parlare con me, ragazzi». Alla fine, la sensazione di solitudine arrivò a piacergli, ma a caro prezzo, considerato che in seguito ammise: «Non riesco più ad appassionarmi alle cose, come prima di Apollo 11, mi sento preda di un tedio terrestre, che non sopporto, ma che sembro incapace di evitare». 

C'è stato un tempo in cui tutti i ragazzini fantasticavano con il naso all'insù sognando di fare gli astronauti. E quando si credeva che entro vent'anni ci sarebbero state basi sulla luna. Sono passati quattro decenni e mai più essere umano ha calpestato la superficie lunare. Degli astronauti che parteciparono a quell'impresa, solo nove sono ancora in vita. Inevitabilmente, quindi, in un futuro non lontano non ne rimarrà nessuno.

Questo è ciò che realizza Andrew Smith un giorno del 1999, mentre intervista l'ex astronauta Charlie Duke; l'intervista viene interrotta da una telefonata che annuncia la morte di uno dei dodici "moonwalker", Pete Conrad. 
Nasce così l'idea di Polvere di luna, per raccogliere la testimonianza diretta dei piloti che cambiarono il futuro dell'umanità. Ascolteremo le parole di coloro che, ricaduti sulla Terra, dovettero fare i conti con un'avventura surreale ed epica, che cambiò per sempre le loro vite.

Dopo aver saputo ciò che accadde nella nave spaziale Apollo, finalmente sappiamo ciò che accadde nella mente degli astronauti. Incredibilmente affascinante.

J.G. Ballard.

E dunque, caro astronauta Luca Parmitano, a me, ex ragazzino che fantasticava con il naso all'insù sognando di fare l'astornauta, non resta che augurarle un felice buon Natale.

Il portello della Soyuz appena chiuso è come la copertina di un libro appena finito di leggere. Il senso di abbandono è sorprendente, fino a che non si comprende che l’ultima pagina non è altro che l’invito ad aprire la prima del prossimo libro.

Luca Parmitano – 27 novembre 2013

Federico Tamburini

Qualche giorno fa al supermarket Eurospin non ha comprato una confezione di filetto di merluzzo surgelato perché costava 6 euri e 50 e ha optato per una scatola di ceci. In quel momento ha capito molte più cose della sua vita di quanto mai fosse riuscito a fare prima. Per il resto, non avendo mai tempo, legge libri che richiedono sforzi anaerobici.

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