Essere indie a… Genova

In un'intervista di molti anni fa Fabrizio De Andrè diceva di Genova che è una città che si ama, e l'amore è ancora più forte quando accompagnato dalla nostalgia. Già, perché allora come ora per stare a Genova dovevi essere avvocato o commercialista, introdotto in qualche sistema di conoscenze o avere la fortuna di trafficare in porto. Altrimenti te ne andavi, spesso lontano quanto bastava per trovare un lavoro e tornare ad odorare l'aria salmastra nel fine settimana Ecco la nostalgia: l'ha detto Fabrizio De Andrè. Ed è così. Tant'è che oggi gli eventi letterari qui presenti abitualmente sono il Festival internazionale di poesia e il Premio Chatwin. Già la vedo, la nostalgia che evocano la poesia e il narrare di viaggi solitari agli antipodi del mondo.

Tuttavia oggi ci occupiamo del centro storico di Genova, una città nella città, il centro storico che se non è forse il più vasto d'Europa, è certo quello con la concentrazione abitativa più elevata. Un dedalo di vie, stretti portici e vicoli ombrosi: sono i caruggi, dove convivono etnie e popolazioni spesso del terzo mondo che in qualche modo sopravvivono. Io sono di parte e l'ho apprezzato a priori, ma il film Genova con Colin Firth serve a dare un'idea di cosa effettivamente siano i caruggi. Alcuni completamente rinnovati, altri ancora intatti e autentici, talvolta squallidi e maleodoranti. Si, sono così, perciò se abitate in qualche città della pianura padana che non sa cosa significhi sviluppare l'urbanistica tra i monti e il mare, beh, evitate le banalità: sono anche disordinati e sporchi, certo. Il rapporto della città col mondo delle lettere? Montale, Calvino, Sanguineti, Maggiani, ma anche Oscar Wilde, Nietzsche e tanti altri, chi genovese di nascita, chi ha contribuito al suo sviluppo culturale pur non essendolo. Cercate su Google cosa viene fuori, e poi seguitemi in questo tour tra le librerie indipendenti dei caruggi.

Personalmente ci ho sbattuto il naso senza conoscere i Clash. In più era una tarda serata d'inverno, faceva buio e con un'occhiata ho giudicato, perché no, di poter essere derubato qualche istante dopo; nulla di strano in tutto questo. Ma sono entrato lo stesso in libreria.

A voler essere più preparati, a Books in the Casbah si potrebbe andare avendo studiato prima: sapendo che il nome riprende il titolo della canzone, e che Casbah su Wikipedia è definita “una cittadella cinta da mura difensive e solcata da stradine”, e le stradine in questione sono i caruggi di Genova, come la vicina Via del Campo, scusate se è poco, belin.

Se ancora non sono stato chiaro lo faccio definitivamente ora: questa è la zona del centro storico che negli anni è stata dimora di malviventi, case d'appuntamento, spacciatori, drogati, e chi più ne ha più ne metta. Oggi è un mix di tutto quanto sopra, pur senz'altro alleggerito da alcuni progetti di riqualificazione edilizia. Resta il fatto che aprire un'attività in Via Prè, per giunta fallimentare a priori come una libreria, è come continuare a tifare Sampdoria dopo la dipartita di Cassano e Pazzini. Fate voi.

Invece. Invece Fabio e Marco ci vanno giù determinati. Di vendere (solo) quello che legge la maggioranza non gliene importa niente (e poi la maggioranza è solo un numero).

È questo il segreto? Nella conversazione che ho con Fabio cerco di portarlo nel mio caruggio: il libraio che propone i libri solo dopo averli letti… che conosce i tuoi gusti e si ricorda quello che ti appassiona… o per essere più precisi ha gli stessi tuoi gusti, perché ama leggere quello che piace a te! «È così, è vero», dice. Mi parla anche di Slow Book, che in parole povere significa: «il libro che mi hai chiesto non c'è, ora. Ma lo ordino, ti avviso, e al massimo fra un paio di giorni è qui». «Spesso si tratta di un libro che diversamente non riesci a reperire altrove», dice. «E poi, la libreria non è un supermercato, dove la gente si affretta all'ora di chiusura a mettere roba nel carrello per non restare senza cena».

Mi dipinge poi un quadretto meno romantico, ma è realistico. Ha a che fare col commercio. Prima di aprire una libreria indipendente Fabio ha lavorato diversi anni alla Feltrinelli, e mi assicura che al colloquio di assunzione nessuno era interessato a conoscere i libri che teneva sul comodino. Più importante è stata la sua precedente esperienza sulle navi come responsabile degli approvvigionamenti: inventario, giacenze a magazzino, resi, ordini e fatture: subito assunto!

Infine, per restare in tema, fa il suo lavoro, e mi invita a leggere: un articolo di Altreconomia (ma tanto materiale si può trovare anche qui). Una disamina puntuale che spiega come il mercato dell'editoria sia dopato, che parla dei costi della distribuzione, degli sconti che uccidono, dei librai che diventano commessi. Ebbene, alla Casbah hanno deciso di uscire dal tunnel. Organizzano presentazioni e reading, spesso nell'unico giardino del centro storico, e quando lo fanno appendono il cartello 'Chiuso' alla porta della libreria. Il bancone del bar dentro al negozio? «Non vi interessa?», chiedo. Risposta: «li la gente ci va per bere, magari ci vanno in tanti, ma mica li comprano, i libri».

Saluto e ringrazio Fabio. Valuto, e lo dico solo ora, che l'esperimento è riuscito, poiché esco dalla libreria di Vico del Fieno, dove pochi mesi fa è stata inaugurata BooksIn, parente di Books in the Casbah, solo più vicina a Piazza De Ferrari e alle grandi librerie da cui guardarsi bene.

Proseguo il cammino dopo avere fatto una sosta alla Cremeria del Saraceno in Via Luccoli, da dove me ne esco con un krapfen enorme farcito di panna montata che un attimo dopo ho già sulla camicia, ma sono anni che lo vedo in vetrina (no, non proprio quello!!) e aspettavo solo una buona scusa. Questo tour è una buona scusa! Arrivo in Piazza di Santa Croce. Qui c'è La Passeggiata librocaffè, ed io, che nel centro storico ci andavo più spesso la sera per bere, prima di essere impegnato in altre faccende, ne ho sentito parlare solo durante la lettura dell'omonimo libro di Robert Walser, da cui la libreria prende il nome. Penso alle chiacchiere scambiate con Fabio alla Casbah quando mi accorgo che qui non solo puoi farti una birra, ma anche una crepes alla nutella (ora digerisco panna, no grazie!), tutti i giorni fino alle 22. E tuttavia Fabio Caccia, l'inventore di questo spazio, l'idea di preferire alcool e vizi alla lettura non me la da proprio. La sua libreria è aperta dal 2006 ed è stata una scelta ragionata e derivata da un'accurata indagine di marketing, «il bar e la creperie servono ad attrarre i non lettori», dice, «e poi credo davvero che il caffè esalti il libro». «I lettori forti vanno nelle grandi catene, illudendosi di trovare più scelta e maggior convenienza», solita solfa che condivido. La sua missione è fare cultura autofinanziandosi col lavoro, per cui, dice, «ho amalgamato insieme le diverse attività, ma vendere il libro pesa economicamente meno del 10% sui ricavi del mio locale», (organizza anche aperitivi letterari con gli studenti e altro ancora).

Gli domando perché proprio “La Passeggiata” e Fabio mi risponde di sentirsi simile a Walser, incuriosito da tutto e di tutto, tant'è che «il libro è un veicolo per la libertà», dice, «ma non il solo». Fabio ha una laurea in Fisica ed è stato un tempo impiegato presso una grande azienda, poi ha optato per il downshift, ha incassato la liquidazione ed eccolo qui. Ha anche una certezza, che gli deriva più dallo spirito che lo anima che non dal periodo di crisi: prima o poi si dedicherà ad altro. Quando gli faccio la fatidica domanda sugli ebook non ottengo la risposta di parte che mi sarei aspettato (vuoi mettere l'odore della carta e la presenza del libro sullo scaffale) bensì osserva «ben vengano, gli ebook; ma faranno aumentare la lettura e non il numero di lettori; e assisteremo all'accorciamento di una filiera, fintanto che non arriveranno nuovi parassiti ad allungarla». Poi viene fuori l'ingegnere, mi spiega che va ancora migliorato il supporto fisico, e qui mi perdo un po'. Parliamo anche del rapporto con la clientela, e ha ragione, quando mi riporta il commento di alcuni clienti olandesi, che durante il loro soggiorno a Genova si erano meravigliati di non aver visto la gente leggere all'aperto; è così, «il genovese pratica una forma di lettura depressa, possibilmente tra quattro mura. Insomma, pare che sia un lettore forte ma non lo si vede». Quando mi fa osservare il panorama, il porto e la lanterna, cedo e ordino una birra. Parliamo in maniera più disinvolta, ora. Certo che il posto è stupendo; mi racconta che avrebbe preferito una periferia operaia, ma poi la legge Bersani gli ha permesso di approfittare dei finanziamenti per aprire l'attività proprio nel centro storico ed ecco spiegato. Torniamo in qualche modo alle stesse considerazioni fatte alla Casbah; anche Fabio Caccia, come il suo omonimo ama il centro storico, ma è per una delocalizzazione dell'offerta complessiva, solo che tutto oggi gira a rovescio, nascono grandi centri commerciali, grandi porti antichi, e si finisce per svuotare tutto di tessuto urbano.
 

Proseguo soddisfatto e un po' alticcio e mi ci dirigo, al Porto Antico. Poi risalgo verso via Balbi e mi fermo poco prima, in Piazza Truogoli di Santa Brigida, dove c'è la Libreria di viaggi Finisterre. Finisterre non è solo il nome di un promontorio sull'Atlantico, nel nord ovest della Galizia, e non è solo il punto d'arrivo naturale del Cammino di Santiago. E' altro, è una raccolta di poesie di Montale (che ho con me, arrivo preparato!), ed è soprattutto una dimensione metaforica. La storica piazzetta è una bomboniera restaurata dal Comune dopo decenni di abbandono, fra via Balbi, l'anima universitaria e artistica della città, e Via Prè, così intrisa di etnie variegate. Anche Elisabetta la pensa al pari dei suoi colleghi, «si vive alla giornata, il futuro ci inquieta, e si cavalca la crisi partecipando ad eventi e mercati, e localmente presidiando il centro storico come una sentinella armata di cultura, parlando di libri anche al fruttivendolo e al pescivendolo», (oh per carità, è un modo di dire, che poi finisce che son loro i lettori più accaniti!) Arrivo anche qui alla fatidica domanda e la risposta in parte mi piace, «scegliamo i titoli uno ad uno, puntiamo sul servizio e ci piacciono gli esordienti”, e in parte è scontata, “la carta rispetto agli ebook è un'altra cosa», ma in fondo in fondo è quel che penso anch'io.

Ebbene, ho il fiato corto (le birre prima erano due), e mi basta per raggiungere ancora la Libreria del Centro Storico, in Via San Pietro della Porta. Ecco che, proprio quando il Kindle sta per essermi consegnato a casa ce li ho davanti, centinaia di libri nuovi venduti a metà prezzo (costano quanto un ebook!), e questa strategia commerciale va avanti da sempre, fin dalla fondazione. La Libreria del Centro Storico può essere definita una remainder, termine con cui si identificano i volumi che le case editrici hanno in giacenza o per i quali hanno stimato in eccesso le vendite. Per cui no, non c'è Freedom di Johnatan Frenzen, ma si trovano cose interessanti su Genova, l'architettura e il giardinaggio, la filosofia e tanto altro ancora.

Infine, poiché sono genovese (cioè parsimonioso, non tirchio) mi incammino verso casa facendo mentalmente un bilancio della giornata, e lasciando voi a continuare il mio elenco di librerie. Questo tour mi è costato circa 43 €: al netto di krapfen e birre, della tintoria che sarà necessaria e delle poesie di Montale che provengono dalla Biblioteca Berio, ho speso:

  • 12 eur per un libro su Louis von Salomé preso alla Passeggiata Librocaffè;
  • 16 eur per "Nel mare ci sono i coccodrilli" preso alla Casbah;
  • 15 eur per “Mondo Via Terra” consigliatomi dalla Finisterre dopo che ho ammesso di pensare ad un viaggio in solitaria per i miei 40 anni (ne mancano 3);

Certo, con qualche click su Amazon avrei risparmiato. Ma vuoi mettere il fascino delle Indie? Vuoi mettere fare quattro passi in un centro storico patrimonio dell'umanità Unesco, dove un sacco di gente bazzica a quest'ora del sabato, tant'è che ricevo una telefonata e insomma, raggiungo altri amici per continuare a bere (ma basta birra, per me una cedrata Tassoni, grazie!)

 

Stefano Drago

Stefano Drago è restio a rendere pubblici i fatti suoi. Ma adora leggere, ha tanto tempo per farlo, e gli piace scrivere (anche) di libri su Finzioni.

3 Commenti
  1. Una chicca di articolo! Mi hai fatto venire una gran voglia di fare lo stesso tour… poi nella città di Faber… nostalgia, sì!