Essere indie a… Milano

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Lassa pur ch'el mond el disa, ma Milan l'è un gran Milan. Ci siamo! "Indie per cui" è partita, e la prima tappa del nostro percorso è proprio Milano, la Milàn reginetta della moda ma anche dei libri, che di certo più ci interessa. Montate dunque in bicicletta e preparate il sedere agli sbalzi del pavé, che qui il tempo è poco e le cose da fare sono tante.

Una Milano di carta Che ci piaccia oppure no, Milano si è insinuata un pochino in tutti noi; è impossibile, infatti, maneggiare carta e inchiostro senza imbattersi più e più volte nella sua folta prole. Ci ha annoiati sui banchi di scuola col Manzoni, che abitava in via Morone 1, e ha ospitato per tanti anni Verga, habitué del salotto Maffei. Ci ha donato Gadda e ha ospitato Fo. Sui Navigli, al caffè Chimera, trovavi l'Alda, nata e spentasi sotto la Madonnina, mentre c'era chi meneghino ci è voluto diventare, come Stendhal, che sulla lapide si fece definire “milanese”. Culla di nomi grandi ed importanti come Hoepli, Mondadori, RCS e tanti ancora, piena fino all'orlo di catene e megastore, Milano ha un cuore di carta che batte ancora forte, e dal suo nucleo pulsante ed instancabile si diramano strade e stradine dove la serranda del libraio indipendente è, per fortuna, ancora spalancata.

Essere indie a Milano Le librerie indie milanesi sono tante, tantissime, e ognuna di loro ha una storia diversa e bellissima, proprio come i volumi dei loro scaffali. Non piangono miseria, non maledicono l'ebook né lanciano macumbe alle Feltrinelli in centro aperte fino a tardi; preferiscono, invece, dedicarsi ed offrire quel che spesso dicono che manchi nella grande catena e soprattutto a Milano: il calore. La libreria diventa, così, un posto amichevole e un luogo di ritrovo, dove è possibile soddisfare un appetito culturale ma anche sociale, dove si può, sì, leggere e acquistare, ma anche parlare, chiacchierare, o semplicemente riposarsi un po'. Tra presentazioni, mostre, concerti o workshop si premurano di offrire a chi entra realtà sempre nuove e dinamiche, e se il futuro spaventa o appare sconfortante il presente è più vivo e attivo che mai. E il libraio e la sua bottega tornano ad essere, come anni addietro, un punto di riferimento per chi legge.

Il bibliofilo, a Milano, non ha quindi che l'imbarazzo della scelta; le librerie indipendenti sono davvero numerose. Vi è addirittura una guida che ne conta ben 101, grandi o piccine, storiche o recenti, tutte diverse ma accomunate dalla forte voce con cui proclamano, giorno dopo giorno, che la realtà indipendente è tutt'altro che sopita.

Le librerie Ma facciamo un passo indietro; molliamo la bici, sfreghiamo il sedere dolorante (maledetto pavé) e addentriamoci nelle viuzze meneghine per guardarne qualcuna più da vicino.

C'è la Libreria Utopia, in via Moscova 52, nata nel 1977 da un gruppo di militanti del movimento anarchico milanese, e chi è di Milano e non la conosce vuol dire che è ancora ubriaco dalla sera prima. Per loro indie è ingenuità, ovvero il credere che la professione del libraio abbia un'utilità sociale e il voler continuare ad esercitarla con costanza e passione. All'ebook non guardano con timore, almeno fino a che non si diffonderà maggiormente in Italia, e attendono con ansia la nuova legge sulla regolamentazione del prezzo dei libri, con la speranza che dia un freno agli sconti selvaggi offerti dai megastore. Se chiedi loro del futuro, rispondono affermando di avere «tanto pessimismo della ragione quanto ottimismo della volontà», mentre coi lettori hanno un rapporto gratificante, in quanto sono per loro un punto di riferimento. L'Utopia è il posto ideale dove recarsi se la fame di cultura è ancora vorace e se a tale appetito volete accompagnare una buona mescita di vino, altra affascinante caratteristica della libreria.

Più recente è Linea D'Ombra, libreria “di quartiere” sita in via San Calocero 29 e nata solamente due anni fa. I librai Chiara e Roberto, moglie e marito, hanno abbandonato le rispettive occupazioni e si sono così dedicati a quella che da sempre è una grande passione. Secondo la loro concezione, indie equivale a libertà, ovvero il potersi permettere di compiere scelte in totale autonomia, situazione che però comporta anche ovvie limitazioni sul piano prettamente imprenditoriale. Il loro punto di forza è proprio il rapporto col quartiere in cui vivono e lavorano, cercando quindi di stabilire coi clienti un rapporto di fiducia e familiarità che vada oltre al semplice vendere e comprare. Ciò permette loro di stimolare e stimolarsi, mantenendo vivo il desiderio di confronto e la curiosità intellettuale. Il digitale non è un problema in quanto percorso parallelo a quello cartaceo; pensano, infatti, che le persone non perderanno «il gusto della materialità». Anche loro attendono la legge sul prezzo dei libri; nel frattempo, stanno semplicemente attenti alle piccole cose, come evitare le spese superflue e quant'altro. Secondo Roberto, le indipendenti mancano del “fare insieme”: le librerie dovrebbero, infatti, cooperare maggiormente mediante iniziative ed eventi ed evitare di isolarsi fra loro.

Due le particolarità della libreria: il tavolino dei “consigliati”, costantemente aggiornato, e i percorsi di lettura, organizzati di volta in volta in base ad una parola chiave. La prossima sarà “acqua”, anche in vista del referendum sulla privatizzazione che in molti milanesi, doc oppure no, non tengono nemmeno in considerazione.

Gogol & Company è giovanissima, così come giovanissimi sono Danilo e Tosca, i librai. Nata lo scorso solstizio d'estate nello storico quartiere del Giambellino, in via Savona 101, la libreria è un vero piacere per occhi e palato: poltrone di pelle dove sprofondare a leggere, tavolini di ferro battuto dal respiro francese e un piccolo bar grazie al quale è possibile bere un buon cappuccino o un calice di vino. Per Danilo indie è, anzitutto, «lavorare sui libri leggendoli»: il loro intento è fornire percorsi culturali, soddisfando interessi che vanno al di là di un bisogno epidermico, immediato, e che quindi può essere facilmente soddisfatto dal commesso di una qualunque catena. Danno molto spazio alle piccole case editrici indipendenti, che infatti propongono tra le novità accanto ai colossi dell'editoria, e anche ai loro gusti personali. Col lettore vogliono creare una sinergia, fornire un luogo caldo, confortevole ove ritrovare il bisogno, un po' sopito, di prendersi tempo per sé di qualità. Non disdegnano le grandi catene, perché con esse condividono la merce ma non la clientela, e all'ebook aprono le braccia, ma con riserva, perché «prima o poi ci si stancherà di far passare parte dell'esistenza attraverso uno schermo.» Guardano al futuro sorridendo, visto che, in ogni caso, la scelta compiuta ha dato qualità al loro quotidiano.

Una curiosità; se cercate il bestseller da Gogol & Co. dovete andare a ca**re. Non è snobismo, ma una mera questione topografica: lo scaffale delle letture per così dire “commerciali” si trova infatti in bagno, proprio accanto al water!

Infine c'è Libet- Libreria del Riacquisto, in via Terraggio 21, nei pressi dell'Università Cattolica. Il nome la dice tutta: peculiarità della Libet è infatti la vendita di soli libri usati. La Libet esiste dal 2006, ma i librai Elena e Roberto fanno questo mestiere da più di trent'anni, e da venti circa si occupano di libri esauriti e fuori catalogo. Con la clientela intrattengono un rapporto diretto, attento, e si premurano di offrire una scelta sempre ampia e volumi in buono stato a prezzi ragionevoli. Non sono spaventati dall'avvento del digitale, perché chi si reca da loro è, per forza di cose, legato al cartaceo e fedele al libro doc. Il futuro non spaventa, ma anche loro sperano in una maggiore collaborazione tra le indipendenti, in quanto non mere avversarie ma «agenti culturali che possono contribuire, ognuna con la sua particolarità, al progresso di tutta la categoria.»

È sera, e le serrande si abbassano. Ma il nostro percorso non finisce certo qui: presto ancora librerie, ancora volti, ancora storie. Continuate a segnalarci le vostre preferite, quelle che vi invitano ad entrare, in cui passereste le ore o che, semplicemente, consigliereste a un buon amico. Per ora, chi scrive vi saluta, o, per dirla come la dicono i ggiovani milanesi: bella zii!

Silvia Dell'Amore

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

9 Commenti
  1. Ce ne saranno ancora mille e mille, ma due delle mie preferite sono la Libreria del Mondo Offeso in corso Garibaldi e il Menabò (libri usati) in Viale Coni Zugna.