Essere indie a… Padova

Bentornati a Indie per cui, la rubrica che vi porta a conoscere alcune fra le più interessanti librerie indipendenti del nostro bel paese senza la necessità di muovere un passo.

Tranquilli, ci pensiamo noi, per questo oggi siamo a Padova, città universitaria, città di Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata ala mondo, città del Santo, degli spritz e dei tramezzini, che siamo in Veneto e certe cose non ce le possiamo mica far mancare.

Padova città di cultura e di scrittori: da queste parti ci si ricorda ancora di Ippolito Nievo e Francesco Petrarca, mentre oggi vi si aggirano i vari Massimo Carlotto, Matteo Righetto, Giulio Mozzi. E non dimentichiamo i personaggi letterari passati da queste parti, fra tutti quel gran tristone di Jacopo Ortis.

Non possono dunque mancare le librerie, e certo non mancano le librerie indipendenti.

Siccome da queste parti non bazzico da tempo, da quando fui bocciato ad un esame di storia della lingua italiana da quel cattivone di Pier Vincezo Mengaldo – situazione che mi portò a scegliere la via dell'esilio dorato a Milano –, mi sono fatto accompagnare dall'amico barbuto Alberto Bullado di ConAltriMezzi, una bella realtà che fa letteratura, cultura e molto altro ancora, con base proprio nella città del Santo.

Siamo partiti armati di buona volontà per questo tour delle librerie indie per cui vale la pena fare un giretto dalle parti di Padova e ad ogni libreria abbiamo fatto tappa in un bar per rifiatare e dissetarci con un o spritzetto. Ovviamente.

Cominciamo con la libreria Pangea, fondata nel 1995 da due ragazzi appassionati di viaggio, montagna, mare e oggi gestita dal signor Giandomenico che apre così: «Oggi per essere indipendenti e sopravvivere bisogna infilarsi nelle nicchie che ti lasciano gli altri.»

Una scelta che pare azzeccata perché dopo 18 anni la libreria è ancora in piedi e ha un bel giro di clienti. Per passione personale, Giandomenico ha ampliato l'offerta con un po' di varia e di letteratura per ragazzi, ma è soprattutto l'organizzazione di incontri con autori, presentazioni ed esposizioni che gli dà le maggiori soddisfazioni.

Visto il tipo di clientela che popola li libreria, internet non è un problema, anzi, potrebbe essere una risorsa. «L'ideale sarebbe che le librerie possano diventare un luogo di download anche per gli ebook. Una guida turistica, per esempio, non è una cosa che puoi scegliere da internet, perché non ci sono tante recensioni come per la narrativa, quindi deve essere vista, toccata con mano per capire se è quella giusta. E magari ascoltare i consigli del libraio può guidare l'acquirente al download.»

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Beviamo uno spritz e ci spostiamo alla libreria dei ragazzi che, ovviamente, è una libreria per ragazzi. Ma tutti qui a Padova la conoscono anche con la libreria di via Manin, perché dal 1976 è qui e da qui non si muove (speriamo!). Ovviamente la libreria nel corso degli anni ha subito delle trasformazioni dettate dallo scorrere del tempo e dal mutamento delle esigenze dei clienti – anni fa per esempio avevano una grossa sezione di giocattoli in legno che importavano dall'est Europa: «Pensate che ancora oggi chiedono un teatrino magnetico prodotto in Cecoslovacchia, ma è introvabile perché la fabbrica ha chiuso da anni ormai…»

La chiacchierata con il signor Atos – l'archetipo del libraio tradizionale – è stata molto interessante e ricca di spunti di riflessione, perciò merita.

Il primo argomento riguarda le nuove tecnologie che vengono viste come una sorta di “bestia nera” del mercato editoriale. Nello specifico il signor Atos ha una pessima opinione di Amazon, che paragona ad una specie di Wall Mart. E per combattere il digitale propone al cliente la sua personalità: «Il cliente mi chiede: ma tu faresti leggere questo libro a tua figlia? Io gli do il mio consiglio e poi gli dico: se questo libro non ti piace me lo porti indietro e ti restituisco i soldi. Non ti pago il costo del taxi, ma ti pago il biglietto del tram.»

Fair enough, direbbero da altre parti. Da queste parti invece, quando il signor Atos cammina per strada e incontra qualche cliente gli dicono: «Xe rivà el libro de mi fio?»

Poi abbiamo parlato della crisi e del calo delle vendite e dell'abbassamento della capacità d'acquisto del cliente medio. Tutto vero, «ma in realtà in Italia si è sempre letto poco. I numeri di oggi mi ricordano una vecchia statistica del 1957, ma anche se in quegli anni i miei genitori erano preoccupati a darmi da mangiare un piatto di minestra per la sera, un libro, di riffa o di raffa, riuscivano a regalarmelo. Oggi invece, beh, è desolante. Ma io terrò duro perché sono innamorato di questo lavoro. Mi sarebbe piaciuto trovare un giovane in grado di continuare l'attività, ma io non saprei che consigli dargli. Questo giovane che dovrebbe immaginarsi qualcosa che io non sono in grado di immaginare per cambiare le sorti della libreria. Ma a mia figlia, per esempio, non lo farei fare questo lavoro…»

Un finale agrodolce, ma speriamo che il signor Atos tenga duro ancora a lungo, fino a trovare il giovane giusto che lo possa sostituire degnamente.

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Dopo un altro spritz siamo andati in un'altra libreria per ragazzi: la libreria Pel di carota. Ambiente curato, ben arredato, si vede che i titolari hanno gusto e un'idea ben precisa di come condurre l'attività.

Una libreria per ragazzi, dicevamo, «ma noi diciamo sempre che se un libro è buono, lo è per tutti».

E infatti il cliente tipo è la mamma. Ora però stanno cercando di prendere il target dai 13 anni in su entrando direttamente nelle scuole con iniziative ed eventi vari, «ma purtroppo, per il momento, per quanto noi entriamo nelle scuole, gli adolescenti non entrano nelle librerie!»

Ma quelli di Pel di carota non si scoraggiano mica, hanno instaurato rapporti con l'università, partecipano al Festival delle parole curanto tutta la parte dedicata ai ragazzi, hanno organizzato una rassegna di cinema all'aperto… tanta roba! Ma non è un peso, anzi: la cosa che dà loro più soddisfazione è proprio l'incontro e la condivisione con i lettori, grandi e piccoli.

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Infine c'è la libreria La forma del libro. O meglio, ci sarebbe. Nel senso che siamo andati a trovarli, ma in quel momento erano troppo impegnati per risponderci. D'altronde sono veramente pieni di cose da fare; più che una semplice libreria, La forma del libro è un vero e proprio polo culturale che organizza presentazioni con autori, corsi di arte, di fotografia e di lingue straniere. Organizzano inoltre visite con storici dell'arte e viaggi con itinerari culturali. Non si fermano mai e sono talmente pieni di cose da fare che non hanno avuto nemmeno il tempo di rispondermi via mail. Buon per loro! Continuate così ragazzi, ma la prossima volta una chiacchierata me la farei più che volentieri.

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Questo è tutto da Padova. Almeno per quanto riguarda le librerie. Con gli spritz si tira avanti fino a tarda sera. Cin cin!

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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