Essere indie a… Trieste

«E Trieste, ah Trieste, mi ci sono mangiato il fegato». (James Joyce)

Essere indie a Trieste è una cosa un po' particolare. Città asburgica e letteraria per definizione, Trieste non ama la cultura alternativa modaiola. Tant'è che se si deve parlare di librerie indipendenti alla grande distribuzione, là dove tira la bora e si va al bagno (al mare) in pausa pranzo, bisogna citare alcune classiche librerie triestine: la Italo Svevo e la Fenice o l'antiquaria Umberto Saba, indipendenti, ma anche parte del tradizionale panorama triestino. Quindi, quando pochi anni fa alcune grandi catene come Feltrinelli, Mondadori o la trevigiana Lovat, sono riuscite a entrare nel mercato, il panorama del lettore è stato stravolto.

In questo paesaggio dicotomico, dove delle librerie classiche arrancano dietro delle catene appena impiantate, c'è poco spazio per gli alternativi agli alternativi. Eppur si muove (come si direbbe del mare spazzato dalla bora guardandolo dalle colline del Carso), ovvero, pur sembrando statica – Trieste si sa, da una cinquantina d'anni non brilla per dinamismo – qualcosa di vivo c'è. Nella città dove capita d'incontrare Boris Pahor sul bus 36 e Claudio Magris al caffè, la lettura è di casa. Anche se schiacciate da questi colossi, alcune librerie resistono eroicamente. Certo, a parte qualche esempio essere indie a Trieste non è sinonimo di essere "cool". Non aspettatevi arredamenti alla moda ed eventi che mischiano vernissage – fioraio – prodotti di cucina locale – negozio di vestiti vintage e (accessoriamente) qualche libro. Qui si respira piuttosto l'eleganza, e decadenza, mitteleuropea, ma anche un simpatico e benaugurante, respiro balcanico che guarda al di là della frontiera.

Preannunciando che la nostra lista non potrà non essere lacunosa – ecco qualche spunto per una passeggiata prima di uno spritz (rigorosamente bianco) al bar Stella. La In der Tat (www.indertat.eu), organizzata in piccola cooperativa è un punto di riferimento ormai consolidato per la regione. A due passi da piazza Hortis e dalla statua di Italo Svevo, è internazionale, anarchica e attivissima. Lo dice già il sito con quel .eu che qui non si parla una sola lingua. Ha poi sede in un bel palazzo liberty dove il suo nome evocativo, dal concetto di Hegel a cui si riferisce, non stona affatto. In der Tat in tedesco significa in atto, in evoluzione. Segno di una cultura in perenne dinamismo. Ma pur essendo un punto di riferimento consolidato, alla In der Tat non nascondono l'amarezza per una politica locale e nazionale che non solo non aiuta le piccole librerie e gli editori indipendenti, ma che fa il gioco delle grandi catene uccidendo le alternative.

Per sopravvivere bisogna arrangiarsi, non solo vendendo libri. Salire in città vecchia, in via Madonna del Mare 7/a, ci fa scoprire un bar/libreria, luogo d'incontro del quartiere. È la libreria Knulp (www.knulp.org). Qui oltre al simpatico bar equo e solidale, hanno luogo mostre, musica dal vivo e vi si riunisce il circolo di cinema Metropolis. Da Knulp si trovano soprattutto testi di musica e cinema. Aperta nel 2003 da Fausto Vilevich, è una libreria che tiene duro nonostante la concorrenza. Fausto non nasconde che a finanziare la cultura qui, è proprio il bar. L'ambiente in effetti è gradevole e il nero buono. Per informazione divergente, “nero” a Trieste è il modo per dire caffè espresso. Se vi capitate e desiderate un macchiato in bicchiere (chissà perché dovreste ma qui si usa) ricordatevi di dire “un capo in b” e se lo volete con panna e cacao, ordinate “un capo in b tanta special”…

Nella centralissima via San Nicolò, non lontano dalla storica libreria antiquaria Umberto Saba, ha sede invece la Minerva (www.libreria-minerva.it). Confortevole e spaziosa, la Minerva è una di quelle librerie dove si entra perché sono lì e non puoi fare a meno di guardarne la vetrina. Spesso, passeggiando nella via pedonale più frequentata di Trieste, s'intravvedono gli incontri organizzati con gli autori: allora Magris, Pahor, Heinichen, Rumiz, Covacich o Tomizza sono di casa. Ma anche Veronesi, Pinketts e De Luca hanno messo piede qui. Tommaso Contessi che la gestisce con due soci, spera che la legge Levi abbia un qualche minimo effetto sulle vendite, ma non dimentica che, i primi a influire sul mercato sono proprio gli editori: senza contenuti decenti è dura sia per la piccola che per la grande distribuzione.

Altro quartiere, il Borgo Teresiano coi suoi edifici fine '800, non sfarzosi ma pieni di dignità e le sue strade perpendicolari. Qui ha sede la libreria Transalpina, in via di Torre Bianca 27/a (www.transalpina.it). Specializzata in libri di viaggio e guide, cartine geografiche e libri in lingua straniera, è forse l'unica libreria dove si possono acquistare una guida sul Borgo Teresiano e un barattolo di “Bora in scatola”. E poi Elena Storti e Alessandro Ambrosi, amano segnarsi una serie di simpatiche uscite dei loro triestinissimi clienti. Ne trovate di belle anche sul sito. Vi si trovano delle belle storpiature dialettali, come le diverse sfumature che puo' assumere a Trieste la Lonely Planet: “La ga l'edizion italiana della Onley Plan?” o “oi gavé le guide della Lolly Point?” o ancora “…qualcossa su le Maldive, ma no guida, qualcossa in detaglio, perchè la Lolly Pok la go' già ciolta”.

Non le abbiamo citate se non per ragioni di spazio ma meritano la visita anche la San Marco, la Nero su Bianco o ancora la libreria in lingua slovena Trzaska (di sicuro faremo un'altra tappa a Trieste!). Ci vediamo alla prossima! Nel frattempo, con passione e dedizione le librerie indie triestine resistono…

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