Abitare la cultura

La Posta dei Lettori / Abitare la cultura

Caro Bettoli,

in questi tempi di crisi degli alloggi e di abbondanza di pubblicazioni residuali e di fatto inutili la mia idea di usare libri smessi per costruire alloggi di varia fattura sembra aver colpito nel segno. So che quanto sto per raccontarle assomiglia a quelle storie di pazzoidi che si rinchiudono in un hangar, investono una vita e costruiscono riproduzioni di Ferrari utilizzando fiammiferi oppure yacht con bottiglie di plastica (ricevendo in cambio solo una manciata di pacche sulle spalle, un invito a farsi una doccia e sorrisi di compatimento), ma non è così. Nel cervello che alberga nel mio cranio, sin da giovane, c'era la convinzione che sarei stato veramente libero se avessi potuto abitare la cultura. Confesso di aver iniziato con gli animali, un po' come i sovietici che nello spazio disperdevano le scimmie, prima di disperderci -comunque- anche decine di sovietici. Ho costruito una cuccia per il mio cane, amante della lettura, con vent'anni di raccolte di Mondo Cane (rilegate in brossura). Sin dal principio, nella sua nuova dimora, l'ho sentito abbaiare mooolto meno. Questo mi ha dato coraggio e mi ha spinto ad essere tematico, ma -sia chiaro- non monotematico o monotono. Ho costruito case sugli alberi ricavate da romanzi d'avventura, sale operatorie per appendiciti ricavate da romanzi d'appendice, castelli ricavati da libri di fiabe, garage ricavati da libri appartenuti al Ministero del Tesoro ed elencanti i maggiori evasori fiscali, casotti per apicoltura ricavati da libri di Vespa. Tutto questo e molto altro in Abitare la cultura, edito da Sparagnozzi e in vendita a 13 euro in una bella edizione grossa e cartonata, pronta per essere riutilizzata come mattoncino.

Gagliardo, Ravona

 

 

Caro Gagliardo, la sua idea mi affascina e mi solletica il pensiero di poter dare nuova vita alle migliaia di numeri di Finzioni che occupano casa del Direttore costruendo, chessò, una sala lettura in Piazza Duomo, a Milano. Il freddo non rappresenterebbe un problema, perchè si potrebbe bruciare senza problemi qualche annata, e la noia neppure, perchè dove c'è un discorso su un libro c'è il librarsi nel ciel di una mente fervida, come diceva Kafka sul letto di morte (letto ricavato da suoi libri non letti, pare). In temi di compost, di riciclo perpetuo e di raccolta differenziata, il considerare i libri per quello che sono nello spazio, cioè oggetti solidi (soventemente accompagnati da discorsi sui libri capaci di impregnarli, a dispetto della legge sull'impenetrabilità dei corpi), ci concede una boccata di aria fresca fresca che ci rinfranca. Diversi autori sembrano aver fiutato la tendenza e presentano i propri libri in fabbricati prefabbricati con le proprie opere, opera di studenti di lettere convertiti alla manovalanza per una giusta causa. Sembrerebbe -in aggiunta- che i volumi più voluminosi, come i dizionari cartacei ormai destinati all'oblio, godano di una seconda giovinezza per la loro affidabilità nel costituire muri portanti. In attesa di abitare la cultura foss'anche una cuccia, la saluto e la ringrazio.

 

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.