Bere meno, bere tutti

La Posta di Matteo Bettoli / Bere meno, bere tutti

Caro Bettoli, fiorisce con la primavera tutta una serie di libri-inchiesta atti a farci sentire di merda (e.g. Italiettari della Pavoni, Le presento mio nipote di Brancoli, Schadenfreude a go-go di Scelpi). Ci sentiamo un po’ male per il nostro essere uomini, donne, ragazzini, ragazzette, amanti, nerds, parenti dei VIPs, persone informate sui fatti, mangiatori di fibre, autisti in preda alla sobrietà, politici iracondi, tossicomani, stripper strippate, evasori, evasi, DJ di radio, VJ di allmusic, PJ di Una bionda per papà, metallari ben oltre la soglia critica dei 20 anni, gatti etero, soggetti etero-confusi, cristiani convertiti, cristiani malgiogli, matti osceni in luoghi pubblici, pintori di fontane, condannati in terzo grado, sconfittari, ballerine di varie-età, party animals, animali super pelosi, medici alla *viva il parroco*, paramedici, paracarri, io-non-ragiono-in-questi-termini, storti, marescialli, spiriti liberi, futuristi, tonni in scatola, figli della rivoluzione, figli dei fiori, figli di puttana, padri, padri padroni, ragazzi padri, freaks, minorati per scelta anti-sociale & maggiorate nate per recitare. In queste categorie, da lei formalizzate su Caspita un anno fa, ci cade l’Italia intera.

Sentendo (TUTTI QUANTI) il dovere di giustificarci per essere ciò che siamo, cerchiamo redenzione perpetuando la nostra presenza a presentazioni radical-chic di libri-inchiesta: ci sguazziamo vestiti in stile metro-sexual, pronti a fare domande volpesche, e poi va a finire che in-chiediamo sette Bellini o polibibite similari al camarero. Ultimamente va forte la fatica di Ganessa, elefantiaco leader dei Consumatori Scelti, che col suo Bere meno, bere tutti (edito da Ghianda) ci rimbrotta, ci allarma e ci atterrisce sul nostro essere consumatori alla benemeglio, poco informati, ingenui. Ma è vera questa storia delle bottiglie d’acqua?
Alfonso, Livorno

photo credit http://www.flickr.com/photos/dinobirdo/
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Si, è vera. Fonti (d’acqua) autorevoli, messe alle strette dalla penna aguzza di un Ganessa in bretelle, hanno ammesso che le bottiglie di plastica vanno riempite con moderazione, pena l’irrefrenabile librarsi nell’acqua rubinettéa di pericolose particelle nane di PVC. Il numero impresso sotto la bottiglia indica il numero massimo di ri-riempiaggi consentito, espresso in codice binario. Paura. Ora.

Che il riempire le bottiglie di plastica fosse attività spiacevole ce n’eravamo già accorti quando ci schizzammo -nel novembre 1989- i pantaloni di velluto a coste e la sorella del sosia del nostro cuginetto di secondo grado (deriva: alle festicciole di fine anni 80 i bambini erano meri figuranti assunti da genitori-broker, cambiavano a seconda della disponibilità locale mantenendo solo alcune caratteristiche basiche, somatiche e attitudinali: c’era il genio delle scienze, il piccolo gnomo appassionato di fantasy, la bambina trecciolina piena di amici e amiche di penna) ecco dicevamo CI PERCULÒ.

Ciò che potevamo solo temere era la crassa esistenza di altri limiti per evitare il librarsi di altre -e più funeste- particelle di malvagità. Sui gelati tra i biscotti Cucciolony, ad esempio, la prova d’acquisto più volte dileggiata e ignorata (*ste prove d’acquisto non servono ad una sega, ahr ahr* è la tipica reazione di chi non sa) indica in realtà il numero di morsi (2) adeguato per inglobarlo e deglutirlo senza subire pericolose devianze vanigliee. Si rischia l’indigestione di inchieste: l’opinione pubblica italiettara è ancora scossa dalla scoperta dell’inattendibilità gallinacea delle ali di pollo di KJY che non sono di pollo ma di cane. ALI DI CANE pergiuda. Segue a ruota quella sui machi da strapazzo nelle sale dei bottoni, il caro-affitti ai Parioli visto da chi le case le affitta e i concorsi di bellezza in Lombardia. Auguri a chi, come me, legge libri-inchiesta, sussulta e poi fa finta di nulla.

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