Dell’abuso della disponibilità dei “librerirai”

 

Caro postarolo,
l'altro giorno mi trovavo in una libreria di Roma a fare quello che più mi piace e riesce facile: leggere libri a tradimento con la calma dei giusti. Ero talmente indaffarato a leggere la mia porzione gratuita di un libro a tratti commovente che non mi sono accorto che l'afa stava causando commozione pure alle mie ascelle ed a tratti della mia schiena.
Mi sono -cortesemente- rivolto al libreriraio della libreria con le seguenti parole "scusi sa, visto che in questa libreria non vige tra i dipendenti la cultura del risultato ed al proprietario basta chiudere l'esercizio in pari che tanto c'ha degli appartamenti affittati a San Giovanni, posso spostarmi a leggere questo volume -che comunque non acquisterei- davanti al ventilatore, su quella poltroncina?". Il libreriraio non ha trovato nulla da ridire (volevo anche vedere!!!) e io mi sono accomodato sulla poltroncina. Subito un problema: continuavo a commuovermi e non sapevo se era il libro o il caldo. Mi sono immerso nella lettura, sperando di trarne un po' di refrigerio. Ma insomma: prurito, fastidio. Ho capito che a crearmi costrizione era la barba, mi faceva un caldo ter-ri-bi-le. Sono andato dal libreriraio, che tanto non faceva un cazzo, e gli ho chiesto se aveva lametta e schiuma e se potevo -intanto che c'ero- usare i due prodotti nel bagno privato della libreria. Ha acconsentito (ovviamente, il cliente è sacro anche quando è "cliente" solo potenzialmente!) e mi sono sbarbato di 2 mesi di barba. Ahhh, che liberazione! Unico problema: lo scarico otturato. Il tempo e il caldo avrebbero fatto giustizia, ho pensato. 
Sono tornato sulla poltroncina, deciso ad affrontare il penultimo capitolo del volume 4° di una saga di cui non è mai importato una sega a nessuno, Quella volta in cui il Dio Apollo non sapeva se mangiarsi 10 banane a freddo ed altre saghe alimentari di Gaetanide Palazzuoli. Ero appena giunto alla parte in cui descrive il prodigio del cd. "Trasumanare dell'ala di pollo nella sala d'Apollo" quando mi è ripresa la commozione, stavolta al polpaccio destro. Il libreriraio mi ha capito al volo, ho aspettato il suo cenno ammiccante e con un colpo secco mi sono sfilato i pantaloni cargo che indossavo, rimanendo coi boxer -comunque coprenti. 
Il mio equilibrio termico è migliorato perchè da quel momento, a parte la pausa che ho scelto di fare per bere la bibita recuperata dalla borsa frigo (lasciata COLPEVOLMENTE APERTA) del libreriraio ed una polemica con una vecchia che insisteva nel ritenere "disdicevole" il mio comportamento, nessuno e niente mi hanno distratto dalla lettura. 
Ecco quindi che mi sento di suggerire la riscoperta delle librerie, specialmente quelle indipendenti possedute da ricchi palazzinari, pure nei giorni afosi di luglio in cui uno avrebbe voglia di prendersi le sue libertà a casa propria ed invece potrebbe farlo pure in libreria, solo che non lo sa.
Torriero, Ladispoli
 
C'è speranza per le librerie fino a che esisteranno clienti affezionati come lei.
 
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